LA CERNIERA

 


La “Zip” o “Lampo” in italiano: di uso comune, discreta, una scelta vincente, la sua presenza è parte del nostro quotidiano ma non ci siamo mai fatti domande, diamo per scontata la sua presenza!

Dobbiamo però considerare che quello strumento fantastico che è la zip ha rivoluzionato il modo in cui chiudiamo i nostri vestiti e accessori.

La parola di uso comune “lampo” è una traduzione dal francese fermeture èclaire, è una parola intuitiva ed efficace, sta per noi a indicare quella che tecnicamente è una cerniera: si tratta di una metafora per descriverne la rapidità e istantaneità di utilizzo rispetto ai sistemi tradizionali quali bottoni, lacci, ganci, alamari…

Il concetto di velocità è stato sintetizzato in una sola parola ed è anche il nome commerciale registrato dalla ditta Lanfranchi, storica azienda lombarda che ha dato il nome alla cerniera italiana ed è uno dei principali produttori europei. Si tratta di uno di quei casi in cui il nome commerciale di un prodotto diffuso e conosciuto ha preso il posto del prodotto nel linguaggio comune.

Il brevetto della cerniera nella sua forma odierna è piuttosto recente, del 1913 per la precisione: fu dello svedese G. Sundbäck, che perfezionò un dispositivo ideato durante il secolo precedente negli USA.

La cerniera lampo diventò una delle chiusure più utilizzate, spesso preferita alle classiche chiusure con bottoni e alamari, grazie anche al massiccio utilizzo da parte dell’esercito Usa durante la 1^ guerra mondiale.

Il termine “zip” (evidentemente onomatopeico) comparve per la prima volta nel 1923, quando la fabbrica di pneumatici Goodrich creò gli Zipper Boot, stivali in gomma dotati di chiusura con cerniera lampo.

L’applicazione della zip a stivali e stivaletti è in uso tuttora nelle principali fabbriche di calzature: pensiamo a tutti gli stivali e stivaletti dotati di chiusura laterale con cerniera, comoda e versatile. Anche nel campo dell’abbigliamento e degli accessori l’impiego della zip è di uso comune: pensiamo a borse, portafogli, zaini, trolley, custodie per pc, pantaloni, giubbetti, tende da campeggio, …

Solo facendo “mente locale” riusciamo a vedere tutte le zip che ci sono intorno o addosso a noi!

Dagli anni ’20 del secolo scorso il boom fu crescente, cavalcato da varie aziende tra le quali la giapponese YKK®, leader ancora oggi del settore con oltre 2 milioni di km. di cerniere lampo prodotti ogni anno (circa la metà di tutte quelle prodotte al mondo, produzione globale, la scelta quasi di default data l’ampiezza della gamma proposta).

Altri nomi di produttori famosi nell’ambito delle cerniere sono: la svizzera Riri Group® e l’italiana Lanfranchi/Lampo® (di cui abbiamo già parlato) nella fascia alta, la cinese SBS Zipper® nella fascia medio-bassa e nel fast-fashion, le statunitensi Talon® Zipper Int. e Ideal® Fastener Corp. per usi più tecnici e customizzazioni.

Questi sono solo i dominatori del mercato, ma nel mondo esistono numerosi altri produttori di dimensioni e con quote di mercato più piccole, soprattutto di fascia medio-bassa e in Asia.

Dagli anni ’50 in poi i sistemi di chiusura più diffusi sono stati (e lo sono ancora oggi) zip, bottoni e velcro.

La zip, nella sua forma di 2 fettucce di tessuto con fissati i dentini metallici o plastici in grado di agganciarsi perfettamente tra loro tramite il cursore di scorrimento e relativo tiretto, viene utilizzata anche “a vista”: fu sdoganata nella sartoria da Elsa Schiaparelli negli anni ’30.

Si tratta di un elemento di rinnovamento radicale nel settore, che creò indipendenza (pensiamo ai bambini): è poi diventata nella moda non solo un elemento prettamente funzionale ma anche un accessorio creativo e decorativo.

Pensiamo al “chiodo” dei ribelli e dei motociclisti (con la zip in diagonale), ai punk, al cinema e alle scene famose o “torride” …: la zip è un elemento immancabile e di successo.

Il “bello” della zip è che si incastra nei momenti meno opportuni, si rompe quando una soluzione nell'immediato non c'è, costringe a chiedere aiuto quando vorremmo farcela da soli…Tutti noi abbiamo un ricordo imbarazzante legato a una cerniera lampo, nonostante l’affidabilità e la robustezza raggiunte, basti pensare all’imbarazzo di Emma Stone per l’imprevisto con la cerniera del suo abito durante la premiazione degli Oscar 2024!

Con denti metallici, di plastica o di nylon, visibile, invisibile, a spirale, a scomparsa, a doppio cursore, reversibile, fissa o divisibile, libera o autobloccante, di vario peso, spessore, composizione e larghezza, di innumerevoli colori…un’invenzione geniale, un’icona, l’accessorio più usato al mondo.

La zip più famosa? Non posso non pensare alla copertina dell’LP - Sticky Fingers dei Rolling Stones (1971), con in primo piano la cerniera di un jeans…vera e funzionante…ideata da Andy Warhol! Brown Sugar vi dice niente? Beh…era in questo album…ma è un’altra storia.

L’innovazione e il perfezionamento sono attuali anche nell’ambito delle cerniere: qualche settimana fa leggevo che la YKK, fondata in Giappone nel 1934 e leader di mercato, ha introdotto la cerniera AiryString®, nella quale il nastro di tessuto che sinora reggeva i denti metallici…non c’è più!

La cerniera risulta quindi più leggera, sottile e flessibile, integrandosi nel capo e fondendosi in modo molto più naturale con i tessuti sempre più leggeri e tecnici: la domanda di capi sempre più leggeri e flessibili è infatti costantemente cresciuta nel mercato. La nuova cerniera va incontro a questa richiesta del mercato, ha un nuovo effetto tattile ed uno scorrimento più morbido e preciso, tipico delle cerniere di qualità.

L’adozione, però, richiederà tempo: per sfruttare tutto il potenziale di AiryString® le fabbriche avranno bisogno di macchinari da cucito specializzati e dovranno riconfigurare le proprie linee produttive. In effetti l’innovazione è stata messa a punto da YKK con l’importante contributo del famoso produttore di macchine da cucire JUKI®, azienda giapponese tra i leader a livello mondiale in ambito sia industriale che domestico. Questo fatto limita l’uso iniziale ai marchi più orientati al design e prestazioni.

Talvolta l’innovazione consiste nel togliere e il futuro …mi incuriosisce!


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