LA TERMINOLOGIA DEL TESSILE E DELLA MODA: IL DIZIONARIO

 


Ebbene sì, sto leggendo un dizionario, un dizionario tematico e tecnico sul tessile e sulla moda: anche i dizionari tematici possono essere interessanti, anzi sono decisamente interessanti.

I dizionari bilingue sono un veicolo di trasmissione della conoscenza nell’ambito di un certo tema.

In ogni dizionario tematico bilingue l’obiettivo è quello di collegare due lingue, attraverso la terminologia, ma a ben pensarci si collegano non solo le lingue ma anche le culture di due Paesi, perché il tessile e la moda fanno parte della cultura, ne sono un veicolo di trasmissione.

Un tessuto, un abito, un loro dettaglio sono espressione di bellezza, di creatività, di maestria, di talento.

Anche attraverso il tessuto e la moda due o più soggetti si riconoscono, parlano lo stesso linguaggio, entrano in sintonia: infatti nel mondo della moda si parla anche di “divise”, intendendo con ciò il tipo di abbigliamento che definisce un certo gruppo, una certa cultura o sottocultura.

Perché la moda è un fenomeno culturale, che viene studiato nei suoi vari aspetti: estetici, simbolici, sociologici, storici, economici, produttivi, pubblicitari, archivistici, museali, …

E la lingua è una componente fondamentale in questi studi, in quanto si tratta di un veicolo di comunicazione essenziale. La lingua è evocativa, descrive forme, stili, tecniche, qualità, colori, ….

Il francese ha dominato per circa due secoli, sino agli anni ’80 del ‘900: ricordiamoci che la “moda” e le riviste specifiche erano nate proprio a Parigi. La lingua francese ha comunque lasciato, come vedremo, una traccia nella terminologia del tessile e della moda.

L’inglese ha iniziato a imporsi nel dopoguerra ed è diventato nell’ultimo trentennio la lingua della moda per eccellenza: si è assistito a una cosiddetta “colonizzazione linguistica” in un settore come quello del tessile e della moda in continua evoluzione, mutevole, quindi alla costante ricerca di nuove espressioni, per rendere la comunicazione più vivace e seducente.

Il lessico del tessile e della moda è un lessico specializzato, caratterizzato da un’alta densità di tecnicismi, da necessità di sinteticità, di economicità, di persuasione.

Mi hanno incuriosito alcune strategie linguistiche frequenti nel lessico della moda:

derivazione: cioè l’aggiunta di prefissi e suffissi. Pensiamo ai termini antipioggia, minigonna, antimacchia, bikini, monokini, burkini, …

composti: cioè termini composti da più parole. Pensiamo ai termini soprabito, sottogonna, gonna-pantalone, t-shirt, minidress, underwear, swimwear, waterproof, …

prestiti: novità, ricercatezza e prestigio di alcuni termini che danno una risposta all’innato bisogno di rinnovamento della moda.

Alcuni termini derivano proprio da un’altra lingua e non possono essere nemmeno tradotti in italiano: pensiamo a jeans, kimono, tulle, anorak, patchwork, …  I prestiti hanno anche una provenienza geografica: pensiamo a baguette, carrè, foulard, lingerie, maison, pois, revers, tailleur, tight, beaver, blazer, body, bomber, twin-set, kilt, peplo, burka, eskimo, poncho, mikado, habutai, …

Altri prestiti sono quelli c.d. “di lusso”: parole straniere che sostituiscono termini presenti nella lingua italiana al solo scopo di dare maggiore prestigio alla comunicazione: designer, style, trend, outfit, look, animalier, glam, capsule collection, flagship store, personal shopper, temporary shop, store, bag, atelier, couturier, ton-sur-ton, pret-a-porter, chiffon, satin, crêpe georgette, mélange, pied de poule, matelassé, plissé, decolleté, …

neologismi: termini cioè di recente introduzione nella lingua, motivati da nuove esigenze di costume. Si tratta di nuove parole che spesso hanno una vita effimera…Spesso viene identificato uno stile utilizzando il suffisso -style o -core: pensiamo a old-style, italian-style, norm-core, Barbie-core, Regency-core, oppure pensiamo alle parole chic e cool.

metafore: cioè la sostituzione di termini propri con termini figurati, sottintendendo una similitudine. Ne sono esempio: nido d’ape, tubino, farfalla, secchiello, forma “a campana”,

toponimi: cioè termini che segnalano la propria provenienza geografica. Pensiamo a casentino, jersey, oxford, tweed, tulle, chantilly, chambray, fiandra, sangallo, alcantara, bermuda, cashmere, madras, mussola, damasco, panama, … 


A ciò è legata la specificità geografica di alcuni termini o lavorazioni, per i quali non esiste nemmeno una traduzione (es: batik)

troncamenti e abbreviazioni: ne sono esempio pullover -> pull, minigonna -> mini, navy blue -> navy, hooded sweater -> hoodie, trench coat -> trench, body suit -> body, …

eponimi: cioè nomi comuni derivati da nomi di personaggi o stilisti. Ad esempio: 1 - Chanel 2 – Kelly 3 - Montgomery 4 – Cardigan 5 – Principe di Galles 6 – Jacquard 7 – Borsalino 8 – scollatura Sabrina 9 – Serafino.

voci legate a marchi famosi, come ad esempio 1 – Crocs 2 – Clarks 3 – Stetson 4 – Ballantyne 5 – Barbour 6 – Lycra 7 – Gore-Tex

voci legate al regno animale, come ad esempio 1 – visone 2 – ermellino 3 – cammello 4 – merino 5 – boa 6 – pipistrello (manica a). - 7 elefante (zampa di)

voci legate alla flora, come tutti i nomi delle fibre vegetali e le sagome che richiamano i fiori, come ad esempio: 1 – a corolla 2 – a tulipano

cromonimi: cioè colori collegati alle parole determinando spesso una parola composta, come ad esempio grigio tortora, verde smeraldo, rosa confetto, madreperlaceo, ... Di cromonimi ho parlato in altro articolo e ad esso rimando.


voci onomatopeiche
: termini cioè che imitano o meglio danno l’idea di un certo suono, prodotto da un tessuto o da un oggetto. Ne sono esempio: zip, clutch, frou-frou, pouff, sbuffo, …

Così come la moda, anche la lingua cambia nel tempo e nello spazio: un’altra problematica è quella della equivalenza interlinguistica, cioè l’attribuzione dello stesso significato lessicale tra la lingua di partenza e quella di arrivo.


Il fatto che due culture siano diverse si riflette inevitabilmente sulla mancata equivalenza tra le rispettive lingue: numerosi sono infatti i casi in cui il significato di un termine è decisamente diverso tra una lingua e un’altra, generando rischi notevoli.

Ad esempio: golf, smoking, slip, …sono parole il cui significato è ben diverso in italiano e in inglese, quindi…attenzione ai “falsi amici”!


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