ARCHIVI DI MODA

 


Mi ha recentemente incuriosito di una definizione del direttore creativo visto come un archeologo delle cose a venire.

Dove la troviamo la cosiddetta “archeologia” se non negli archivi tessili e di moda?


Come già ho avuto modo di dire in altro articolo, la magia e la bellezza sono lì, davanti ai nostri occhi: ci si può immergere nella storia del tessuto e della moda ed ascoltarne i racconti.

Questi racconti ci svelano insospettabili connessioni, lo stupore cresce e ci sentiamo di ringraziare chi ha saputo scoprire, custodire e tramandare questi tesori, che sono dei cuori pulsanti.


L’archivio è un patrimonio culturale e socio-economico della nostra filiera, una risorsa informativa, uno strumento di lavoro e di conoscenza focalizzato anche sulla quotidianità produttiva del comparto, un’opportunità di lavoro e di approfondimento su un territorio da parte di tutti, un elemento di formazione, stimolo, condivisione e valorizzazione del territorio in percorsi a valenza storica, culturale e turistica.


Effettivamente la figura del direttore creativo deve da un lato progettare e innovare in modo costante, dall’altro riscoprire e manipolare non solo la storia ma anche gli elementi distintivi di un brand, per creare un vantaggio competitivo, per differenziarsi e posizionare adeguatamente il brand stesso.

Le case di moda italiane hanno realizzato negli anni degli archivi aziendali, hanno quindi valorizzato il proprio patrimonio, poiché un brand normalmente sopravvive al proprio fondatore.


Si tratta essenzialmente di archivi di prodotto, dove viene sistematicamente raccolto tutto ciò che documenta l’evoluzione storica di una singola azienda: abbigliamento, accessori, documenti, disegni, tessuti, libri campionario, rassegne stampa, fotografie, audiovisivi, …

Questi archivi hanno sia una funzione testimoniale sia una funzione di heritage marketing.

Parallelamente agli archivi d’impresa, al servizio della cultura e della creatività si sono sviluppati i cosiddetti archivi di consulenza, nati dalla passione dei loro fondatori.


In questo ambito e per quanto riguarda il prodotto (dal punto di vista del design, della forma e della materia riguardo abbigliamento, accessori, borse, scarpe), sul territorio italiano spiccano alcune realtà consolidate e riconosciute anche a livello internazionale, tra le quali Archivi di Ricerca Mazzini, A.N.G.E.L.O. e Fondazione Fashion Research Italy (F.FRI), al solo scopo di citare le più conosciute.

Sono frutto di un’opera estremamente raffinata di selezione e raccolta, iniziata in alcuni casi già a partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso, quando la parola vintage nemmeno esisteva.



Questi archivi sono diventati un punto di riferimento per le aziende, per i professionisti, per gli uffici stile italiani ed esteri, in quanto restituiscono la moda in un arco temporale che va dagli inizi del ‘900 ad oggi, fornendo spunti molto interessanti, servizi di fornitura, di noleggio, di consulenza, di ricerca, di conservazione.

Gli archivi di impresa e gli archivi di consulenza offrono infatti un vastissimo bacino cui attingere per la progettazione delle collezioni stagionali.


Gli archivi offrono anche la possibilità di riproporre dei “prodotti-icona” e di creare delle “edizioni heritage” o “tribute collections”, intenzionalmente progettate in ottica di heritage marketing, con lo scopo di rendere evidente il legame del brand con il proprio passato.


E’ evidente l’utilizzo strategico del patrimonio archivistico nella progettazione della moda: si crea il nuovo riutilizzando e prendendo spunto dal passato, tutelando e valorizzando i valori e la storia che hanno mitizzato un brand.


Soprattutto nel tessile-moda si parla di corsi e ricorsi: un archivio consultabile diventa una fonte di ispirazione insostituibile per i creativi.

Parlando di valore, un archivio o una collezione hanno evidentemente un valore inestimabile.


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