IL “BOMBER”

 


Proseguiamo nella nostra ricerca dei perché…

Quando parliamo di “bomber” (bomber jacket) pensiamo indubbiamente a un certo tipo di giubbotto, corto (in quanto pensato per chi sta seduto), impermeabile, sportivo, imbottito, chiuso da una zip, sovradimensionato, con spalle e maniche larghe.


Non conosciamo tuttavia le sue origini e i suoi perchè.

Togliamoci allora la curiosità.

Si tratta di un capo leggendario, presente da decenni nei nostri guardaroba, popolare sia tra i maschi che tra le femmine, lo indossiamo e lo vediamo lungo le strade, un simbolo di un gusto particolare, un modello.

Letteralmente bomber significa “bombardiere” e con ciò evidenziamo l’origine di questo capo, reso famoso dai piloti degli aerei da guerra U.S.A.F. della seconda guerra mondiale.


Il bomber attuale, decisamente più leggero, non è chiaramente il capo che indossavano in origine i piloti ma ad essi è ispirato: il capo originale era denominato MA-1 Bomber Jacket e aveva molteplici elementi funzionali all’utilizzo per cui è stato progettato:


Il colore: il verde salvia esterno era indubbiamente un colore camouflage, il colore arancione dell’interno serviva invece come elemento di visibilità nel soccorso, per essere cioè individuati indossando il giubbetto a rovescio.


La piccola tasca sulla manica sinistra, detta “utility pocket”: una piccola tasca in cui riporre piccoli oggetti personali (sigarette, penna, taccuino…) a portata di mano: pensiamo che le dimensioni della cabina di pilotaggio negli anni ’40 del secolo scorso erano alquanto compatte.

Il tessuto: la necessità originale era quella di avere un tessuto tenace ma leggero e che potesse essere caldo. Il nylon era il tessuto che aveva queste caratteristiche, naturalmente se imbottito.


Le rifiniture del capo: collo e polsi erano in maglia, per trattenere all’interno il caldo del corpo ed impedire allo stesso tempo l’ingresso dell’aria gelida delle alte quote. Ricordiamo che le cabine ai tempi non erano pressurizzate. C’erano e sono rimaste le 2 tasche, di sbieco e profonde, protette da una “patelletta” per proteggere i carteggi.

Il bomber delle origini prevedeva anche dei nastri con “strap” tra spalla e petto, per poter fissare i tubi e i cavi relativi ad esempio alla maschera dell'ossigeno, necessaria poiché come detto la cabina, ai tempi, non era pressurizzata.


Negli anni ’70 il “bomber” fu sostituito in ambito militare da nuovi giubbetti realizzati in materiale antifiamma e in fibra aramidica/kevlar.

Le aramidi sono fibre ottenute dalla lavorazione di poliammidi aromatiche, da cui deriva il nome (ARomatic polyAMIDes).

Sono strettamente collegate ai nylon ma si presentano con proprietà di alta resistenza al calore ed elevate prestazioni meccaniche: il tessuto di fibra aramidica, a parità di resistenza, pesa cinque volte in meno dell'acciaio, due volte in meno del vetro, del nylon, del poliestere. Mantiene poi inalterata la maggior parte delle sue proprietà fisiche anche dopo un'esposizione ad alte temperature.

Si tratta di un materiale che viene oggi utilizzato ampiamente in ambito protettivo: pensiamo alle tute dei vigili del fuoco, dei piloti automobilistici, …)


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