I "COLLETTI"

 

Robert Katzky on Unsplash

Nella nostra esperienza abbiamo sicuramente utilizzato le espressioni “colletti bianchi” e “colletti blu”, talvolta senza conoscerne il significato o comunque senza sapere che i colletti possono essere non solo bianchi e blu ma anche di altri colori!

Non intendo fare un discorso di “classe” collegata alla qualifica professionale, ma un discorso di puro parallelismo linguistico, di associazione tra un colore e un termine collegato all’abbigliamento con un gruppo di lavoratori, senza fare alcuna considerazione o valutazione sul nesso tra i termini e sul loro eventuale carattere discriminatorio.


Iniziamo con dire che ci si riferisce al colore del colletto della camicia: con il colore del colletto si definiscono diverse classi di lavoratori.

Certamente non si tratta di definizioni ferree, si possono in alcuni casi sovrapporre e mutano così come muta il nostro linguaggio.


Certamente il bianco e il blu sono i più utilizzati ma anche altri colori, sia pur meno utilizzati, hanno la stessa funzione di definire una classe di lavoratori.

Colletti bianchi: l’espressione è entrata nell’uso comune anglosassone negli anni ’50, si usa per rappresentare i lavoratori che spesso indossano una camicia bianca per lavorare, i cosiddetti lavoratori d’ufficio, dal management agli impiegati ai lavoratori comunque d’ufficio, ai pubblici funzionari.


Si tratta di mansioni meno fisiche ma generalmente più remunerate rispetto ai colletti blu. Si fa riferimento più al rango, all’ambiente in cui viene svolto il lavoro, alle responsabilità della funzione, alla remunerazione del lavoro.


Penso alla “marcia dei quarantamila”, manifestazione tenutasi a Torino il 14 ottobre 1980: migliaia di impiegati e quadri della FIAT sfilarono in segno di protesta contro i picchettaggi che impedivano loro da molti giorni di entrare in fabbrica. La manifestazione viene convenzionalmente indicata come l'inizio di un radicale cambio di relazioni tra grande azienda e sindacato, come l'inizio della frattura dell'unità tra i salariati del ceto medio (i colletti bianchi) e le tute blu (colletti blu).

Certamente, poi, lo sdoganamento di un abbigliamento più informale e casual ha contribuito a rendere meno evidente la manifestazione quotidiana di questa definizione…

C’è poi da aggiungere che in molte realtà, oggi, non vengono svolte produzioni industriali ma di servizi, dando luogo all’assenza di colletti blu e alla presenza di diverse categorie di colletti bianchi con relativa gerarchia.


Il termine “colletti bianchi” viene oggi utilizzato anche per definire una categoria di reati, i cosiddetti “reati dei colletti bianchi”, connessi all’economia, alla finanza, al commercio, al patrimonio e alla disponibilità di ingenti capitali, commessi da esponenti della borghesia o delle professioni, reati che spesso vengono sottovalutati e sono intimamente legati alla commistione tra economia legale ed economia criminale.



Si pensi ai reati di truffa, riciclaggio, corruzione, frode, turbativa d’asta, insolvenza fraudolenta, falso in bilancio, …


Colletti blu
: in questo caso ci si riferisce ai cosiddetti lavoratori della c.d. “working class”, che indossano una meno delicata camicia in chambray o in jeans per lavorare o comunque un abito resistente: pensiamo ai lavoratori delle fabbriche o ai lavoratori dell’edilizia, che svolgono un lavoro prettamente manuale.


Introdotta negli anni ’60 del secolo scorso, questa definizione identificava per antonomasia gli operai. Tipica dei colletti blu è una minore dispersione delle retribuzioni, in parte a causa della loro maggiore sindacalizzazione che porta a dare più peso a obiettivi egualitari.

Nelle società post-industriali, in cui molti lavori ‘sporchi’ manuali sono scomparsi, questa definizione risulta, almeno parzialmente, obsoleta.


Colletti rosa
: espressione utilizzata per la prima volta negli anni ’70 per designare i lavoratori e le lavoratrici (in effetti la definizione originaria si riferiva ad un lavoro più prettamente femminile) che svolgono un lavoro prettamente di segretariato. Successivamente questo termine si è diffuso per indicare i lavoratori impegnati nella cura della persona, dagli insegnanti agli infermieri alle “tate”.


E’ stata definita locuzione “trappola” e “discriminatoria”, non solo al femminile, in quanto non esiste più una netta separazione tra lavori femminili e maschili.


Colletti grigi
: con questo colore del colletto vengono rappresentati i lavoratori più professionalmente preparati, con una maggiore qualificazione, essenzialmente tecnici.


Per altro verso i colletti grigi sono definiti anche come una “deviazione” dei colletti bianchi, poiché possono pesantemente condizionare alcune decisioni in molti campi.


Colletti d’oro
: con questo colore del colletto vengono rappresentati i lavoratori di alto o altissimo profilo ai quali si associa un’elevata preparazione professionale, lavoratori altamente specializzati, innovatori, spesso poco presenti sul mercato e quindi difficilmente sostituibili.


Vengono spesso assunti con contratti ai quali corrisponde una remunerazione della fascia più alta. Tra di loro troviamo quali dottori e professori, avvocati, scienziati.


Colletti verdi
: con questo colore del colletto vengono rappresentati i lavoratori impegnati nel settore della tutela ambientale, che svolgono un lavoro connesso alle tecnologie della sostenibilità ambientale, alle energie rinnovabili e all’ecologia, quali ad esempio gli ingegneri ambientali e chi si occupa di coltivazioni biologiche, agrotecnici, biotecnologi, ...

E’ un termine che è stato utilizzato per la prima volta negli anni 2000.


E’ interessante parlare di queste definizioni, di per se sintetiche, imprecise, in parte sovrapponibili e dal carattere talvolta considerato discriminatorio, per la loro presenza nel linguaggio di oggi e del recente passato.


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