COLORE e CURIOSITA'

 




Scrivere “qualcosa” sul colore è come addentrarsi in un mondo, il mondo dei colori appunto.

E dico “qualcosa” perché ci sono stati e ci sono illustri autori che hanno scritto libri interi e affascinanti sui colori. Ho scoperto che la storia del colore è un po’ la storia dell’umanità. Condivido qui qualche idea, senza pretesa di completezza o precisione scientifica, non sono un tecnico ma un curioso.

Per dare un’idea dell’argomento partirei da una frase di James Fox, storico dell’arte: “La più grande sfida del colore…è che resiste a ogni tentativo di descrizione. Nel corso dei secoli abbiamo elaborato vasti glossari per spiegarlo e classificarlo, ma il nostro lessico cromatico, per quanto in continua espansione, soffoca i suoi inafferrabili referenti come un vestito troppo stretto. Forse il colore è uno di quegli argomenti di cui semplicemente è impossibile scrivere” da James Fox – Il Mondo dei Colori – Ed. Bollati Boringhieri, Torino - 2023.

In una parola: umiltà!

Nello stesso libro si dice anche che “il colore attraversa il mondo in punta di piedi” e anche che “le cose più difficili da vedere sono quelle che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni”. Beh, nulla da eccepire, se ci penso è proprio vero: basta guardarsi intorno, in una stanza o fuori, per notare quanto il colore sia presente nella nostra vita. Se poi ci soffermiamo su una cosa che vediamo sempre ma sulla quale non poniamo mai la nostra attenzione, possiamo notare dei colori e delle sfumature che nel nostro quotidiano semplicemente non esistono.

Il colore ci circonda, ne siamo avvolti, è con noi sempre e si crea quando la luce, riflessa sugli oggetti, viene captata dai nostri occhi e interpretata dalla nostra mente. Senza luce non può esserci colore.

Il bello è che il cosiddetto “spettro della luce visibile”, cioè la gamma dei colori che un essere umano può osservare, corrisponde all’incirca allo 0,04% dello spettro elettromagnetico: noi possiamo vedere i colori con una lunghezza d’onda che va dai circa 400 nanometri del violetto (un nanometro è un milionesimo di millimetro), passando per blu, verde, giallo e arancione, arrivando fino ai circa 700 nanometri del rosso.

Con lunghezze d’onda inferiori ci sono i raggi UV e i raggi X, con lunghezze d’onda superiori ci sono i raggi infrarossi, le microonde e le onde radio: tutti raggi che noi non vediamo.

E i materiali? Hanno strutture e quindi comportamenti diversi, interagiscono cioè con la luce in modo diverso. Essi riflettono alcune lunghezze d’onda e ne riflettono delle altre: è questo il motivo del loro “colore”. Quelli che ci appaiono bianchi riflettono tutta la luce, quelli che ci appaiono neri assorbono tutta la luce e la sua energia. Avete mai provato a entrare in estate in un’auto bianca o in un’auto nera lasciata sotto il sole? Attenzione però: viene riflessa una lunghezza d’onda ma non un colore, perché per definire e percepire il colore sono necessari i nostri occhi e infine il nostro cervello.

Questo comporta che le informazioni luminose non vengono mai interpretate allo stesso modo da due persone, proprio perché di interpretazione si tratta. Il colore è creato da chi lo percepisce.

I colori regolano però la nostra vita e influenzano il nostro umore, il nostro comportamento e le nostre decisioni, anche se non ce ne rendiamo perfettamente conto. I consumatori possono essere manipolati dai colori, che provocano specifiche risposte. Qui si entra nel campo del marketing e della pubblicità: la mia curiosità è ancora più evidente. Ma di questo aspetto parlerò un’altra volta.

Una cosa che mi ha sempre affascinato è il fatto che un colore può significare cose diverse in culture diverse: il bianco può essere associato alla luce e alla vita, alla virtù, ma anche alla morte. Il verde ha significati diversi in diverse parti del mondo, il rosso e il blu possono essere progressisti o conservatori, la fortuna è rappresentata da colori diversi in parti diverse del mondo.

Poi i colori possono avere accezioni positive e negative: basta pensare al nero nella nostra cultura e al “little black dress” indossato da Audrey Hepburn.

Un’altra cosa che mi ha sempre affascinato è il cambiamento di significato dei colori nel tempo: basti pensare che il rosa era un colore maschile, come tutti i toni del rosso, sino a poco più di cento anni fa. Il nero, simbolo di vita e di prosperità nell’antico Egitto, è stato in seguito associato alle tenebre, al lutto e alla morte, a tutto ciò che è sgradevole, sino a diventare ora l’aggettivo che identifica le catastrofi e i personaggi negativi. Le regole si sono rovesciate.

Si può dire che il significato di un colore dipende dalla cultura del luogo e dal tempo in cui ci si trova.

E le leggi suntuarie? In particolare nel medioevo e non solo in Cina, con queste leggi il colore indossato veniva collegato al rango della persona, quindi indossare un colore non consentito era un grave reato. Ogni colore, o una sua sfumatura, era riservato a un rango nella scala sociale: giallo, rosso, verde… Pensiamo alla Cina, alla sua storia, al colore giallo riservato agli imperatori, poi diventato colore rosso, all’appropriazione del colore rosso da parte di altre entità e al potere di questo colore… In Cina i titoli borsistici in positivo vengono contrassegnati con il colore rosso mentre quelli in negativo vengono contrassegnati in nero, esattamente il contrario di quello che avviene da noi.

Un’altra cosa che mi ha sempre colpito dei colori è il loro utilizzo per rappresentare degli oggetti che non hanno evidentemente quel colore: il sole non è rosso, il cielo e il mare non sono blu. In effetti, a dispetto del cielo, del mare e delle carte geografiche, in natura il blu è scarso e inafferrabile, nel senso che raramente si può trovare qualcosa di blu con cui interagire e di conseguenza è stato anche uno degli ultimi colori ad avere un nome, proprio perché era il grande assente fino al medioevo e quindi non c’era nemmeno il bisogno di dargli un nome.

Nel medioevo il pigmento blu “oltremare” (nel senso che proveniva da un luogo al di là del mare, appunto) aveva un costo più alto degli altri pigmenti blu e molto ma molto più alto degli altri pigmenti colorati…e nei dipinti veniva riservato al manto della Madonna.

A proposito di blu, una curiosità: gli oggetti blu appaiono relativamente più brillanti quando comincia a fare buio. Questo è il motivo per cui i lampeggianti dei veicoli di emergenza sono normalmente di colore blu.

Due parole sul bianco: è per noi una fede, lo vediamo come il colore puro e perfetto, uniforme, che elimina le imperfezioni: in effetti se penso a un campo innevato o a una pista da sci all’ombra, in quanto a uniformità c’è del vero…Facciamo poi di tutto per sbiancare e raffinare i prodotti, che in realtà non vengono purificati e migliorati ma snaturati.

Il bianco mi fa venire in mente le statue di marmo dei greci e dei romani: ma il marmo delle statue greche e romane non veniva lasciato bianco bensì decorato con smalti, colori vivaci, dorati e gemme. Solo alla loro riscoperta, dopo secoli e secoli, i monumenti antichi e le statue apparivano bianchi e si diede per scontato che fossero così anche originariamente.

Della chimica e dei colori ho già parlato in altra sede.

Qui mi basta dire che i primi colori utilizzati dall’uomo sono stati la triade rosso-nero-bianco (penso alle pitture rupestri). Se i nostri antenati avevano a disposizione solo una manciata di pigmenti, la rivoluzione chimica a partire dal 1800, ha dato un grosso scossone al preesistente immobilismo cromatico.

A metà dell’800 i chimici europei avevano ricreato praticamente ogni sfumatura dello spettro visibile, a partire dal “mauve” di Perkin, così scarso in natura e quindi con la sua aura di mistero e di lusso, colore che fu un successo planetario. Con la rivoluzione chimica il colore perse il suo ruolo di status symbol.

Un’altra curiosità sul colore: spesso consideriamo il passato come meno colorato del presente, forse associandolo al bianco e nero dei film o al color seppia delle foto. Nella realtà questa nostra convinzione è smentita proprio dall’invenzione dei colori chimici nella seconda parte dell’ottocento: il mondo del secolo scorso, come quello del passato più lontano, era pieno di colore!

Il green, il verde, eletto a colore simbolo dell’ambientalismo a partire dagli anni ’60 e ’70 (penso a Greenpeace®), prima di fare il suo ingresso in politica a partire dalla Germania, è da sempre la sfumatura simbolo dell’Islam, il colore preferito di Maometto, spesso presente nelle bandiere nazionali dei Paesi islamici: viene infatti considerato nell’Islam un colore di buon auspicio e protettivo, un po’ come il rosso in Cina.

L’uso dell’aggettivo “verde” nella nostra cultura è metaforico e direi anche inflazionato: etichette, spunte, simboli, bollini & C. sono all’ordine del giorno e si sa che l’utilità dell’ultima dose (in questo caso di verde) tende a decrescere.

Resta il fatto che il colore più presente in natura è quello che stiamo progressivamente distruggendo.

Abbiamo detto prima che la più grande sfida del colore è il fatto che resiste a ogni tentativo di descrizione. Come classificarlo allora?

Si ricorre al sistema Pantone®: viene assegnato un numero univoco a ciascun colore, consentendo una corrispondenza precisa e di riferimento per tutti, data la sua diffusione nella grafica, nella stampa, nel packaging, nella progettazione digitale…e nel tessile.

Genericamente parlando, I colori PMS (Pantone Matching System™) contrassegnati da una C sono stampati su carta patinata (Coated) per una finitura lucida. Analogamente, una U indica una carta non patinata (Uncoated), più opaca e porosa.

La stessa cosa può dirsi della “resa” su tessuto: lucido e opaco non sono la stessa cosa e non hanno la stessa “resa” a parità di colore.

Entrando un po’ più nello specifico, Pantone è il leader mondiale negli standard cromatici nel settore tessile-moda: per classificare e definire un colore si fa riferimento al suo codice: è il sistema di riferimento internazionale per la comunicazione del colore.

Il sistema Pantone® FHI (Fashion, Home + Interiors) si basa sulle Pantone Swatch Card e comprende oltre 3.000 colori.

Esistono due riferimenti Pantone all’interno di FHI: TPG viene utilizzato per superfici dure come ad esempio pelle, metalli e ceramica, mentre TCX viene utilizzato per superfici morbide come tessuti e abbigliamento.

Le Pantone Swatch Cards sono disponibili per cotone, poliammide e poliestere: ogni materiale ha proprietà uniche e di conseguenza una univoca gamma di colori realizzabile.

Ogni anno viene identificato anche il “colore Pantone dell'anno”, scelto dagli esperti del Pantone Color Institute, presieduto da Leatrice Eiseman, che consiglia anche le aziende su come utilizzare al meglio i colori per la loro immagine e le loro strategie di vendita.

Si tratta ormai di un appuntamento fisso del mese di dicembre che genera un hype di tutto rispetto…Pantone® ogni anno seleziona il colore che meglio rappresenta lo spirito del tempo, le tendenze e le aspirazioni della società. Il colore dell’anno vuole rappresentare ciò che vediamo e ci aspettiamo per l’anno in arrivo. Per il 2024 è il colore Peach-Fuzz – codice 13-1023: è stato scelto perché esprime un senso di ottimismo, di speranza e di connessione con la natura. È una tonalità di pesca delicata e morbida il cui spirito onnicomprensivo arricchisce l'anima, il corpo e la mente. Come ha dichiarato Leatrice Eiseman “cercando una tonalità che riecheggiasse il nostro innato desiderio di vicinanza e connessione, abbiamo scelto un colore che irradia calore ed eleganza moderna. Una tonalità che risuona con la compassione, offre un abbraccio tattile e unisce senza sforzo la giovinezza con l'intramontabilità

Un altro argomento interessante è la necessaria sensibilità al colore dei creativi, nella filiera tessile-abbigliamento, perché il colore informa, narra, seduce, distingue, nasconde, valorizza, si mostra, si ammira e infine…piace.

Chiudo con due consigli di lettura, per approfondire il tema “colore”, entrambi ad opera di Michel Pastoureau, probabilmente il maggior specialista mondiale dei colori: “Un colore tira l’altro” – Ed. Ponte alle Grazie, Milano - 2019 e “Il Piccolo Libro dei Colori” – Ed. Ponte alle Grazie, Milano - 2006.

 


Beh, tante mie curiosità sono state così soddisfatte e spero lo siano anche le vostre!😉😉

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