MADRAS e TARTAN
Le tendenze, la moda e…l’estate, ma non solo: mi è venuta voglia di parlare dei madras e dei tartan, termini spesso utilizzati come sinonimi ma che sinonimi non sono.
IL MADRAS
Prende il nome dalla città dell’India orientale di Chennay, chiamata Madras fino al 1996, ed è un termine internazionalmente riconosciuto.
I filati tinti
utilizzati in ordito hanno un colore diverso dai filati tinti utilizzati in
trama e dal loro incrocio deriva il c.d. effetto “madras”, cioè quell’effetto a
quadri anche grossi dal rapporto irregolare e dai colori vivaci e non classici tipico
di questo tipo di tessuto.
In origine il tessuto era leggero, “lento”, simile alla
garza, quasi trasparente, tipicamente estivo.
I coloranti utilizzati per le tinture del filato sino a fine ‘800 erano vegetali, con solidità limitata: ciò determinava l’apprezzato effetto di progressivo invecchiamento e scoloritura e del tessuto. I colori tendevano a mescolarsi al lavaggio e ciò venne sfruttato commercialmente come un pregio al fine di creare effetti unici di colore e patch.
Attualmente il tessuto viene realizzato anche in versione più pesante, con coloranti ben fissati e con le composizioni più varie.
Si definiscono madras non solo tutti i riquadri policromi e non classici
ma anche la versione stampata di questo tessuto: madras identifica quindi la
sola fantasia.
Il madras viene oggi utilizzato non solo in estate e non solo
nella camiceria, ma anche nell’abbigliamento (pantaloni, giacche), negli
accessori, nella biancheria e nell’arredamento.
Il tessuto madras, così come il tartan che poi vedremo, deve essere lavorato con cura e attenzione
ai dettagli per evitare inconvenienti nella confezione…chiedete a un tagliatore
di tessuto se è felice di tagliare un tessuto a quadri…
IL TARTAN
Si tratta forse del tessuto più conosciuto al mondo. L'origine del termine è controversa: dal francese? Dal gaelico? Non ci dilunghiamo.
Il tartan è un tessuto ortogonale, con armatura diagonale, generato da
un intreccio di fili di colori diversi che si ripetono all’interno di uno
schema definito, uguale nella trama e nell’ordito: il risultato è un disegno simmetrico
composto da linee e quadrati con diversi effetti cromatici. Caratteristico del tessuto tartan è infatti il disegno
a riquadri spezzato da righe di vario colore. Il modulo
decorativo, il cosiddetto “sett”, viene creato ripetendo una sequenza di
strisce e linee colorate nel senso dell’ordito e della trama.
Per gli scozzesi il tartan risale alle tradizioni medievali.
Ogni clan, cioè ogni famiglia allargata ne possedeva uno e nonostante
l’apparenza inganni, ognuno è differente dall’altro.
I tartan hanno tutti nomi diversi, che identificano il clan
che li produceva e li indossava: ad esempio Stuart, Royal Stuart (il tartan
personale della regina Elisabetta II^), Fraser, Mac Gregor, Mac Donald, Mac Leod, Wallace,
Campbell, Anderson, Irish National (sì, perché gli scozzesi sono originari
dell’Irlanda!), Pride of Scotland (diverse varianti colore) …
Ricordo che in Scozia mi procurai anche un libro con tutti i
clan storici scozzesi, la loro storia e i loro rispettivi
tessuti/disegni…bellissimo!
Le popolazioni autoctone della Scozia erano suddivise in clan, strutture sociali composte da varie famiglie che facevano capo a un leader, e avevano un loro peculiare tipo di abbigliamento, utilizzando un disegno identificativo definito nel disegno e nei colori dal capo clan.
Tra le altre cose usavano i kilt con calze di lana che lasciavano scoperte le ginocchia e poi anche sciarpe, berretti, mantelli e altri accessori tradizionali come lo sporran, il piccolo borsello che si portava davanti al kilt, circa all’altezza dei genitali.
Ciascun clan era identificato proprio da un tartan con fantasie e combinazioni di colori diversi e in contrasto fra loro, tra cui rosso, verde, blu, bianco, giallo, grigio, nero. I clan in origine erano 33 e 33 erano quindi i tartan classici, tanti quanti i clan che dovevano identificare. Nel 1819 si contavano oltre 250 fantasie e ad oggi sono in commercio oltre 600 motivi tartan.In origine tessuto esclusivamente con filati di lana
cardati, con buone capacità isolanti, poi con filati anche pettinati. Successivamente
il “tartan” e stato realizzato anche con filati di seta, di cotone o fibre man-made.
Simbolo dell’identità scozzese e dell’insurrezione contro la Gran Bretagna intorno alla metà del ‘700, l’uso del tartan fu addirittura vietato alla popolazione in quanto ritenuto emblema della lealtà verso gli Stuart.
Nel 1848 la regina Vittoria acquistò il castello di Balmoral, in Scozia, che ancora oggi è una tra le residenze ufficiali della famiglia reale britannica e contribuì a rendere popolare tra l’aristocrazia inglese l’uso del tessuto tartan. Esiste anche un tipico tartan di Balmoral, che può essere indossato solo dai reali quando si trovano lì, e solo con il permesso del sovrano regnante.
Con il passare del tempo il tartan è diventato il tessuto
ufficiale della monarchia britannica e i sentimenti che evoca sono stati
proiettati dalla Scozia a tutto il Regno Unito, diventando un’espressione di
comune appartenenza. Il tartan fu poi esportato in tutte le numerose colonie
britanniche, anche in India...
Nato per i kilt da uomo da indossare in cerimonie ufficiali
da persone comuni e da re, dopo il secondo conflitto mondiale, gonne e kilt realizzate
in tessuto tartan diventano molto popolari nella moda femminile.
Negli anni ’90 i riquadri del tartan tornano alla ribalta
con la moda grunge, nata nel nord-ovest degli Stati Uniti dall’omonimo genere
rock personificato da Nirvana e Pearl Jam, solitamente utilizzati per camicie
in flanella indossate sopra le t-shirt (si parla al proposito di over-shirt) e con
stilisti come Alexander Mc Queen, che si ispirò ai tartan per una sua
collezione.
Tra le maison che hanno utilizzato il tartan nelle loro
collezioni recenti ci sono, per esempio, Saint Laurent o Kenzo. Il tartan è
infatti molto amato anche in Giappone.
Un’annotazione interessante: negli Usa il tartan
viene comunemente chiamato “plaid” e le camicie scozzesi “plaid shirts”.
Nel tartan attuale il peso è molto variabile e l’elasticità
del tessuto, dovuta alla costruzione diagonale, è piuttosto elevata. Le
caratteristiche tecniche e la capacità isolante del tessuto dipendono
ovviamente dalla fibra con cui il filo utilizzato è composto.
Come il madras, anche il tartan viene oggi utilizzato sia in estate che in
inverno (anzi direi che il tartan è più utilizzato in inverno, data anche la sua armatura) e non solo nella
camiceria, ma anche nell’abbigliamento maschile e femminile (pantaloni, gonne,
abiti, giacche, fodere, dettagli), negli accessori (cravatteria, sciarpe,
fazzoletti,…), nella biancheria da tavola e da letto e nell’arredamento: un
tessuto classico e iconico, una fantasia senza tempo che ha il sapore della storia e della classicità, adatto agli outfit più eleganti e a quelli più casual e anticonformisti.
Trasversale e resistente, viene utilizzato anche per divise, abiti da lavoro e camicie da
boscaiolo.
Come si dice: ai posteri l’ardua sentenza….😅
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