WALTER ALBINI

 


Inizio da un’agenzia ANSA® del 10/05/2023:

“Bidayat, società di Alsara Investment Group fondata da Rachid Mohamed Rachid, ha acquisito la proprietà intellettuale e una parte sostanziale degli archivi dello storico marchio fondato dallo stilista Walter Albini®. La piattaforma di investimento sta avviando una collaborazione con diversi musei, istituzioni culturali, curatori, editori e media, per creare consapevolezza e riconoscimento intorno all’eredità di Walter Albini e al suo significativo impatto sull’industria della moda, con l’intenzione di rilanciare l’omonimo marchio (…). Il contenuto degli archivi di Albini era in precedenza di proprietà di Barbara Curti, la cui madre, Marisa Curti, fu una collezionista di Walter Albini ® sin dagli esordi dello stilista. L’archivio rappresenta il più ampio catalogo di capi e accessori del marchio e include capi d’abbigliamento caratterizzati da inconfondibili stampe, accessori in tessuto oltre a gioielli, disegni e fotografie (…) Siamo onorati di aver riscoperto questo gioiello nascosto della moda italiana – ha detto Rachid Mohamed Rachid - Stiamo studiando i vasti archivi di Albini per porre le basi per il futuro del brand omonimo, che merita di veder rivendicato il suo posto nel panorama della moda. La vera sfida sarà trovare una squadra direttiva del giusto calibro per concretizzare la nostra visione e ambizione”.

Il lancio Ansa® mi ha incuriosito, non avevo conoscenze dettagliate e mi sono documentato un po’.


Il marchio “Walter Albini”® è quello che viene definito uno “sleeping brand”, un brand cioè che ha un valore commerciale ma che non è stato recentemente utilizzato. Nel nostro caso non lo è da quarant’anni.

Naturalmente partiamo dalla fine della storia: perché un lancio Ansa il 10 maggio?

Perché Walter Albini è scomparso, silenziosamente e prematuramente, il 31 maggio 1983 alla clinica La Madonnina di Milano, a soli 42 anni. Un evento improvviso, circondato da un alone di mistero, sotto l’ombra dell’aids. La cosa strana è che con lui sono scomparsi il suo brand e anche la sua storia, non più rilevabile dai radar ufficiali della moda.

Ma chi era Walter Albini?

Nato il 3 marzo 1941 a Busto Arsizio, ha frequentato, osteggiato dalla famiglia, l’Istituto d’Arte, Disegno e Moda di Torino, unico maschio in una classe di sole ragazze.

Imparò a disegnare negli anni ’50 e a soli 17 anni già collaborava con giornali e riviste, illustrando le sfilate di alta moda, prima da Roma, poi da Parigi. Si trasferì infatti in giovanissima età a Parigi, tempio della moda, dove durante gli “Swinging Sixties” fece due incontri che gli cambiarono la vita.

Innanzitutto un’ormai anziana Coco Chanel, il suo mito, che lasciò un’impressione indelebile nel suo stile e fu una sua perenne fonte di ispirazione.

Poi Mariuccia Mandelli (in arte Krizia®) che lo convinse a tornare in Italia e a collaborare con lei per disegnare la collezione maglieria.

Tornato a Milano, il successo di Walter Albini fu immediato: si presentava come un “dandy” dallo stile personalissimo, innamorato dell’immagine di sé stesso, elegante, perfezionista e decadente, come un divo del cinema, un personaggio quasi irreale, quasi fosse nato dalla penna di un grande scrittore.

La sua prima collezione fu presentata nel 1963 e dalla fine degli anni ’60, stilista ormai affermato, disegnò per importanti case di moda italiane e internazionali. Il termine “stilista” fu coniato proprio per lui da una famosa giornalista, per identificarne meglio l’immagine e l’impegno a tutto tondo.

Nel 1970 propose per la formula “unimax”, con uniformità di taglio e colore per uomo e donna, la c.d. moda “genderless” oggi ampiamente sdoganata dalle nuove generazioni: lo fece per primo e con un incredibile anticipo!

Nei primissimi anni ’70, sotto l’egida di Effetiemme® (una delle prime società italiane distributrici di pret-a-porter), coordinò, sotto la sua direzione artistica, 5 collezioni realizzate da aziende diverse ma tutte fedeli allo stesso “mood” per offrire una linea completa in un progetto unitario al Circolo Del Giardino di Milano: jersey, capispalla, abiti da sera, maglieria e camiceria, tutte firmate “Walter Albini per…”. Anche altri brand aderirono all’iniziativa.

Milano aveva superato Firenze e la Sala Bianca di Palazzo Pitti, fino ad allora considerate il tempio della moda italiana: era nato il pret a porter. Walter Albini è da considerarsi quindi il “padre spirituale” della Milano Fashion Week®.

Nel 1973, rescissi i precedenti contratti con le case di moda e con Effetiemme, in società con Luciano Papini (già proprietario di una piccola industria di confezione, che lo aveva affiancato nella sua precedente esperienza fiorentina) costituì la Albini s.r.l. e presentò a Londra una linea uomo e donna che portava il suo nome, nella quale per la prima volta venne adottata la formula di una prima linea dalla forte immagine ma dalla vendita più ristretta, affiancata ed economicamente sostenuta da una seconda linea destinata alla diffusione commerciale. Ma dopo un primo periodo di successo la società naufragò a causa delle divergenze tra i due.

In seguito, nel 1974, Albini strinse un accordo per la produzione di tessuti stampati su suo disegno con Giuseppe Della Schiava e decise di debuttare nell'Alta Moda e presentò la sua collezione a Roma, ma le porte restarono chiuse.

Nel 1978, in società con Mario Ferrari produsse la linea Walter Albini, ma anche questa volta fu trascurato dal dalla stampa e dal mercato.

Negli anni ’70 fu in ogni caso uno stilista innovativo, controverso, famoso, ricercato e conteso, apprezzato soprattutto all’estero.

Era definito dalla stampa straniera “il nuovo astro italiano” e “forte come Yves Saint Laurent”. Le somiglianze con Saint Laurent in effetti sono tante: il grande interesse per l'oriente, per il Marocco dove aveva casa e gli amori dal carattere eccentrico e autodistruttivo.

In Italia, invece, Albini ebbe sempre un rapporto difficile e burrascoso con la stampa specializzata, a causa della sua insofferenza ad ogni limitazione e del suo carattere scontroso. La stampa italiana, a differenza di quella internazionale, non riconobbe la sua forza creativa e innovativa. Ma l’ambiente italiano, nei primi anni ’70, non era quello francese.

D’altro canto, Albini ha sempre posto l’arte e la libertà espressiva prima del guadagno, non aveva una visione “commerciale”: per questo motivo spesso fu incompreso, non ebbe mai il sostegno di finanziatori, preservò in modo assoluto la propria autonomia e la propria libertà creativa.

Innovazione e creatività erano elementi fondamentali anche delle sue passerelle: ruppe gli schemi creando veri e propri “fashion show”, con location inusuali come lo storico Caffè Florian® di Venezia, città che amava e dove aveva casa sul Canal Grande, ponendo grande attenzione al make-up, alle pose dei modelli, alla musica e al suo volume, tutte cose che oggi sono una consuetudine.

Abbigliamento, arredamento, mobili, carta da parati, tessuti, vetrate, oggettistica: fu un pioniere del total look ma anche del total living. Mise in pratica questo stile di vita a partire da sé stesso, identificando la sua vita con il suo stile creativo.

Fu quindi il primo a capire il potere dell’immagine e a innescare l’idea della moda come stile di vita. Esplorò concetti assolutamente attuali quali il total living, lo storytelling e la brand image.

A partire dai primi anni ’80 la stampa si dedicò alle nuove icone della moda: la figura e l’opera di Walter Albini sparirono dai radar. Nel momento in cui il sistema da lui creato diventava un’icona nel mondo, Walter Albini veniva dimenticato.

Walter Albini cambiò radicalmente la relazione tra moda e industria (anche tessile – perché la produzione dei distretti tessili accompagna e sostiene lo sviluppo della moda), creando quello che diventerà il pret-a -porter: innovazione, ricerca, ironia, cura dei particolari, riferimenti storici, arte, industria e sartorialità, perfezionismo sono l’eredità di questo rivoluzionario, audace e visionario stilista.

La sua lezione di stile, di innovazione e di intuito, solo dopo di lui è stata apprezzata e riletta da famosi stilisti.

Un personaggio controverso, accantonato, un precursore non sempre compreso e solo recentemente rivalutato per l’indelebile traccia che ha lasciato nella moda.

Chiudo con una sua celebre affermazione, tanto per cambiare di estrema attualità: “Per me ogni vestito ha una storia: d’amore, di rabbia, di violenza. Ogni vestito è un momento, una persona, un posto e ogni vestito ha il suo ruolo, come in teatro. Per cambiare vestito bisogna cambiare attitudine e spirito e entrare in una nuova “parte”. Ogni volta, ogni stagione, ogni collezione”.


E’ una frase pronunciata nel 1978 ma sembra detta oggi: più ci penso e più la figura di Walter Albini risulta essere attuale.

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