La SETA, il POTERE e la CINA

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La seta è la stoffa (o per meglio dire la fibra prima filata e poi tessuta) che più associamo alla Cina.


La Cina è l’habitat naturale del baco (poi falena) della seta, il Bombix Mori e del suo principale alimento, il gelso della migliore qualità.

In natura, le uova del baco da seta verrebbero deposte sulle foglie dell'albero di gelso.

Nell’allevamento i voraci bachi da seta vengono invece posti su graticci di foglie di gelso, in appositi capannoni: per decuplicare il loro peso, i bachi da seta si alimentano in modo diciamo così “ingordo”, prima di secernere dalle loro ghiandole una bava, un filamento lungo fino a mille metri che, protetto dalla sericina, crea il bozzolo intorno a sé, dal quale uscirà sotto forma di falena, rompendolo.

Si è stimato che per produrre un kg. di seta siano necessari almeno 200 kg. di foglie di gelso…

I bachi da seta sono delicati, suscettibili alle malattie e anche difficili da allevare in ogni stadio della loro vita.

L’estrazione della seta avviene grazie al vapore e alla temperatura: i bozzoli vengono trattati, uccidendo la crisalide, per evitare che questa si trasformi in falena ed esca dal bozzolo, rompendolo. I bozzoli vengono poi immersi nell’acqua calda ed ammorbiditi, rimuovendo la sericina, cioè la parte protettiva “gommosa”. I filamenti di seta vengono tolti dall’acqua ed estratti dai bozzoli, avendo così perso oltre il 20% del loro peso, per essere filati.

Così come le altre fibre naturali, anche la seta non lascia molte tracce di sé per gli archeologi…stabilire le origini precise della seta è quindi un esercizio difficile.

E’ stato comunque appurato come la sericoltura esistesse già 6000 anni fa, grazie a ritrovamenti guarda caso nelle tombe, perché così come avveniva in Egitto per il lino, la seta in Cina era un bene prezioso e le persone volevano portare questo valore con sé nell’aldilà.

Ho parlato di Cina perché per 5000 anni i cinesi hanno avuto il monopolio incontrastato nella produzione di seta.

Sin dalle origini, come avviene oggi, la seta era utilizzata anche per ostentare il proprio stato sociale e benessere economico: la seta era simbolo di prestigio e potere: secondo le leggi suntuarie vigenti in Cina, alcuni tessuti in seta non potevano per legge essere utilizzati dalle classi sociali inferiori.

Ma la seta poteva essere utilizzata semplicemente come moneta.

La seta avrebbe dato il suo nome anche alle rotte commerciali che attraverso l’Asia centrale univano la Cina all’Occidente: la Via della Seta. Che appunto non è una ma sono tante: si tratta di un reticolo di piste e carovaniere in costante evoluzione, attraverso le quali la seta veniva sì esportata ma attraverso le quali anche la Cina si aprì alle influenze esterne.

Carovane, commercianti, prodotti, denaro e ricchezza, ladri, culture, idee, stili, religioni, malattie: questa era la Via della Seta. Il benessere si accumulava intorno ai crocevia più frequentati e ai luoghi di sosta: la seta era uno dei prodotti più cari, popolari e facilmente trasportabili: le città lungo la Via della Seta diventarono un mito.


Quando arrivava in altre regioni la seta cinese costava una fortuna ed era ammirata da tutti.


La seta, attraverso la Via della Seta, arrivò anche nell’Impero Romano e sino alle provincie britanniche: si barattava con oro, topazi, corallo, vino, lana, grano.

Era diffusa tra i ricchi romani e aveva sempre un’aura “glam” ed elitaria, trasgressiva se non addirittura immorale, pur in una cultura di eccessi quale era quella romana dell’età imperiale: la seta era considerata una stoffa che non lasciava nulla all’immaginazione, un “tessuto di lusso per le donne chiamato bombicina (…) un sistema di denudare le donne vestendole” (così Plinio il Vecchio).


La “bombicina” (da bombice, nome romano del baco da seta) era utilizzata non solo per l’abbigliamento di lusso ma anche per l’arredo urbano…e gli imperatori romani spendevano cifre esorbitanti per acquistare sete dall’oriente.


In epoca bizantina, intorno al 500-600 d.C, la sericoltura prese piede anche nell’Asia occidentale e la seta era un regalo molto gradito.

La contaminazione tra culture e ambienti diversi portò anche il tessuto di seta a cambiare, basti pensare ai soggetti dei ricami: comparvero motivi o animali che fino ad allora erano estranei alla cultura dei produttori.


La seta viaggiava nel mondo conosciuto, le tessiture e i ricami potevano cambiare, ma il concetto di fondo non cambiava: la seta rimaneva un potente status symbol, un bene prezioso e di scambio, un'importante fonte di guadagno per qualunque Paese fosse in grado di produrla.

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