IL LINO e L' ANTICO EGITTO
Quasi tutti i primi materiali tessili realizzati dall’uomo sono nati a partire dal lino.
Si dice che “la scelta del lino sfida quasi ogni logica” perché l’estrazione e la lavorazione della fibra di lino sono più complicate rispetto alla lana, più facile da ottenere e da trasformare in filo, in feltro o in tessuto.
Le fibre di lino sono però leggere, più lunghe, più perspiranti e si addicono meglio ai climi caldi. Il lino è un ottimo conduttore di calore, risulta quindi sempre fresco quando indossato: ecco perché lo associamo all’estate e ai climi caldi. E’ due volte più tenace del cotone, 4 volte più della lana…e invecchia bene, ammorbidendosi con l’uso e i lavaggi.
Le stoffe più antiche, tessute a partire da fibre vegetali o
animali, sono stati veri e propri mezzi di sopravvivenza per i nostri antenati,
più vitali delle armi: garantivano riparo, calore e in seguito anche status
sociale: creatività, ambizione, talento e passione sono rilevabili sin dai
primi manufatti.
L’archeologia ha spesso ignorato le fibre tessili, perché le fibre tessili ben difficilmente lasciano tracce a beneficio dei posteri e degli archeologi. Si parla di età del ferro, del bronzo, ecc. e non di età del lino o della seta o della lana perché gli oggetti di metallo sono i resti più visibili e duraturi nel tempo.
Il legno e i tessuti, materiali naturalmente più
deperibili nel tempo, così come le tecnologie ad essi collegate, sono stati
riassorbiti dalla terra, fatte salve alcune rarissime eccezioni dovute a climi ed
ambienti inusuali.
Ad esempio, conosciamo molto più gli antichi tessuti egizi (di lino) di quanto non conosciamo i tessuti di altre regioni, grazie al fatto che il clima in Egitto, caldo e asciutto, è ideale per la conservazione di ogni tipo di sostanza deperibile. In quella zona veniva filato e tessuto un lino tanto sottile da essere difficilmente realizzabile anche con i moderni macchinari: un prodigio. Gli oggetti, anche piccoli, ci raccontano la produzione tessile dei nostri antenati.
Il lino è una fibra naturale, da libro (liberiana), cioè
tratta dalla parte legnosa della pianta del lino. Una parte fibrosa, legnosa,
come quella del lino, si trova anche nella canapa, nella juta e nel ramiè.
Ogni singolo stelo della pianta del lino contiene molti fasci di
fibre, ognuno dei quali contiene decine di fibre singole. I fiori di lino hanno
normalmente una sfumatura blu pervinca, qualche volta con riflessi violacei o
rosa.
Avete mai visto una piantagione di lino e il colore dei suoi fiori?
Provate ad andare in Valle Astino anche detta Valle della Biodiversità,
alle porte di Bergamo: proprio vicino all’antico Monastero di Astino, complesso
fondato nel 1107 e restaurato a partire dal 2015, a marzo 2018 il Linificio e
Canapificio Nazionale ha seminato 2 ettari del suo prestigioso lino, lino a km.
0 e naturalmente 100% made in Italy. Questi 2 ettari di lino danno vita a circa
1000 kg. di fibra e 4000 mq. di tessuto, destinato alle più prestigiose maison.
Una goccia, certo, ma di cultura legata al territorio.
Il lino è originario di alcune aree mediterranee ora corrispondenti a
Iran e Iraq, le popolazioni lì residenti sono state le prime a utilizzarlo. Necessita di essere sradicato (non tagliato) nel momento più opportuno: a
uno stelo giovane e verde corrispondono fibre molto sottili, a un gambo più
maturo corrispondono fibre più spesse e resistenti, nello stadio di maturazione
più avanzato le fibre sono ancora più grosse, adatte soprattutto a cordame.
Una volta sradicata la pianta, i fiori e le foglie vengono staccati, le piante vengono lasciate macerare al sole o in acqua stagnante. Così ammorbidito, il lino viene poi asciugato, scotolato (vengono cioè asportate le fibre legnose) e pettinato: restano solo le fibre interne, lunghe, un po’ lucide, pronte per essere filate e trasformate in tessuto.
Lino e antico Egitto sono un binomio inscindibile.
La pianta del lino occupava infatti un posto d’onore nella cultura e nella società dell’antico Egitto: si trattava di una coltivazione fondamentale per l’economia del Paese.
Il lino era un “bene rifugio”, non perdeva mai valore, poteva essere
scambiato, i tessuti di lino rappresentavano una parte consistente del capitale
privato di una persona.
Il lino aveva anche un potente significato di protezione, segretezza, occultamento, sacralità e divinizzazione: la mummia di Tutankhamon era composta da 16 strati di lino, i bendaggi erano della stessa fibra, così come il sudario e il drappo funebre. Gli esseri umani venivano sostanzialmente “scolpiti” con il lino nella mummificazione, il corpo si trasfigurava in qualcosa di sacro e venerabile.
La grande maggioranza dei ritrovamenti tessili sono avvenuti in tombe di re e sacerdoti, quindi abbiamo meno informazioni disponibili sull’uso quotidiano del lino, che veniva in ogni caso coltivato dalla popolazione anche per ricavarne i famosi semi, che potevano essere cucinati o anche pressati per ottenere l’olio.
Gli antichi egizi ottenevano un filato e un tessuto di lino tanto fini quanto quelli prodotti dai migliori macchinari odierni. Il lino poteva essere tinto ma veniva normalmente sbiancato e così associato a un’idea di pulizia e di purezza, che ancor oggi rimane.
Il filato di lino nell’antico Egitto aveva normalmente una
torsione S (antioraria) probabilmente perché le fibre del lino, al momento
dell’asciugatura, tendevano a torcersi naturalmente in questo senso.
Dal canto suo, il cotone (Gossypium) era stato
coltivato in Egitto sin dal III° secolo a.C. e ancor più intensamente dopo la dominazione
araba del VII° secolo d.C. La lana fu invece introdotta durante la dominazione
romana. Non assunsero tuttavia mai un ruolo di dominanza.
L’Egitto rimase il principale produttore di lino fino alla seconda metà dell’ottocento, quando fu introdotto nella zona del delta una variante di cotone congeniale al clima umido della regione: il cotone soppiantò il lino e divenne la prima fibra tessile coltivata.
Era nato il famoso cotone egiziano, che ancora oggi ha mantenuto il suo pregio e la sua ricercatezza.
#egitto #lino #fibra #valore #rifugio #finezza #regalità











Commenti
Posta un commento