I TESSUTI: definizioni


Sono nato a Busto Arsizio, terra di cotone, ho frequentato Como, terra di seta, Biella, terra di lana, Prato, terra di lana, di rigenerato e di fantasia, Carpi, terra di maglieria…e altri distretti del tessile italiano.

Li apprezzo da sempre, sono incuriosito dalla loro cultura tessile e dai tessuti che qui hanno origine.

I tessuti sono come il pane, nel senso che sono sempre uguali ma sempre diversi nel tempo: questo elemento di continuità e discontinuità mi ha sempre affascinato.

Ma cos’è un tessuto?

E’ un manufatto costituito da un insieme di fili, ricavati da fibre tessili, intrecciati tra loro mediante tessitura secondo un determinato ordine:

-        intrecciando un filo con se stesso: tessuto a maglia

-        intrecciando un certo numero di fili di ordito o catena con un filo di trama che li attraversa in modi diversi: tessuto a navetta

-        con il nome di non tessuto si indicano infine varie strutture tessili prodotte con mezzi diversi dalla tessitura e dalla maglieria. Una struttura tessile consiste in un velo di fibre unite con vari procedimenti di collegamento. Ma ne ho parlato in un altro post.

Spesso, in ambito personale o professionale, ci viene proposto un tessuto e viene definito (correttamente o più spesso meno…) con un nome, una definizione che lo inquadra e lo categorizza. Vorrei dare un po’ di voce a queste definizioni, in modo sintetico, come sempre non esaustivo e non tecnico. La terminologia, quando non è fine a se stessa, non è un elemento trascurabile.

Formazione “sul campo” e informazione sono importanti per creare conoscenza e consapevolezza della materia prima e del tessuto: le caratteristiche e la qualità dei tessuti sono state spesso trascurate e inglobate in capi il cui motivo di esistere era il contenuto moda, la desiderabilità, l’effetto “wow”, capi però realizzati con il solo intento di stupire, con tessuti il cui valore intrinseco era per lo meno sottovalutato, non valorizzando il patrimonio che invece c’è dentro un tessuto.

La ricerca dei materiali adatti a un manufatto è cruciale per la funzione creativa, che non può ignorare o sottovalutarne l’aspetto materico: la scelta della stoffa è fondamentale per la caratterizzazione e la resa di un abito.

La conoscenza dei tessuti, del filo, della fibra, del loro aspetto, della mano, della struttura, del comfort, delle proprietà d’uso, delle loro caratteristiche e finissaggio, della cultura tessile che li ha generati, crea tra gli operatori della filiera e tra i consumatori più evoluti quella nuova sensibilità verso qualità e valore che ha già iniziato a farsi strada nel mercato tessile-abbigliamento-moda.

Per immediatezza di consultazione ho utilizzato colori diversi per i tessuti appartenenti in prevalenza al mondo laniero (marrone), al mondo serico (lilla), al mondo cotoniero (verde) e gli "extra" (bianco): i tipi di tessuto sono tanti ma ho in ogni caso scelto di tenerli tutti insieme considerati i legami e la trasversalità di utilizzo. Mi riferirò in particolare ai tessuti a navetta, partendo ovviamente da un tessuto che a navetta non è!

Alcantara®: un’icona. Simile al camoscio, di derivazione sintetica e consistenza simile alla microfibra, l’Alcantara® è composto dal 68% di poliestere e dal 32% di poliuretano, materiali che lo rendono duraturo e resistente, morbido e resistente alle macchie. Il metodo di fabbricazione dell’alcantara è esclusivo di Alcantara S.p.a, che ne ha registrato il marchio. Utilizzato non solo nell’abbigliamento, ma principalmente nell’arredamento e nell’automotive.

Barathea: è la denominazione inglese di un tessuto pettinato, rasato, realizzato normalmente in lana o talvolta in lana/cotone, utilizzato per abiti da cerimonia (Tuxedo o Smoking)

Batavia: è un tessuto con armatura saia e rapporti di intreccio pari. Ne risulta che l’effetto di ordito è identico all’effetto di trama, quindi il diritto è uguale al rovescio e la diagonale ha un’inclinazione di 45°. Una delle costruzioni tessili più utilizzate.

Batista: tessuto ad armatura tela, per definizione in cotone o in lino ma talvolta in mischia con poliestere o viscosa per ottenere effetti di mano e lucentezza diversi. Realizzato con filati molto fini, pettinati e mercerizzati quindi piuttosto lucido, leggero, trasparente, fresco e morbido

Beaver o castorino: tessuto pesante per cappotti dal pelo lungo, fitto e orientato, con superficie morbida e vellutata, di aspetto lucido e regolare. Normalmente in lana cardata, si realizza anche con lane più pregiate

Bourette: tipicamente di seta. E’ un tessuto che risulta opaco, ruvido, irregolare, di medio peso. Realizzato con il filato bourette di seta da cui prende il nome, è caratterizzato dai “nodini” tipici del filato con cui viene tessuto, proveniente dalla fibra cardata, corta e irregolare dei cascami di seta.

Broccato: tessuto jacquard dai disegni complessi e dai colori contrastanti, eventualmente utilizzando anche filati metallici, con effetto rilievo sul diritto. Si ottiene con l’utilizzo di una trama supplementare e può essere realizzato su varie armature di fondo. Per i suoi rilievi sembra imbottito, ma non lo è. I broccati hanno origine molto antica e sono preziosi sia per il materiale utilizzato, tipicamente seta, sia per la complessità della lavorazione.

Cady: tessuto double-face normalmente presentato in lana, seta, viscosa, cotone o in mischia. Armatura tela o raso, caratterizzato da alta densità di fili e trama in filato crepe. Raffinato, morbido e non pesante, con caratteristica mano ruvida in particolare su un lato, mentre sull’altro è più lucido e uniforme. Ha un’eccellente “caduta” che consente ottimi drappeggi: utilizzato per abbigliamento femminile in particolare cocktail e cerimonia.

Cannettè o Bedford cord: tessuto resistente e pesante, con superficie strutturata, dall’aspetto cannettato verticale in rilievo che ricorda il velluto a coste. Realizzato con filati pettinati in cotone o in lana e quasi esclusivamente tinta unita, non si sgualcisce ed è particolarmente utilizzato per pantaloni da caccia ed equitazione.

Cavalry twill: tessuto ad armatura diagonale, molto robusto, a costine diagonali molto marcate, con una discreta elasticità, realizzato con filati ritorti di lana o di cotone, utilizzato soprattutto per pantalone. Essendo ad intreccio rettangolare, le costine diagonali hanno un’inclinazione superiore ai 45°. Se le costine sono ancora più evidenti su parla di Tricotina.

Chambray: tessuto ad armatura tela, tipicamente in cotone, vengono utilizzati filati di due colori diversi per ordito e trama, creando un effetto bicolore, quasi “melangiato” a micro-quadri. Semplice, morbido e cascante ma resistente, originariamente tessuto “povero” utilizzato nelle varianti scure per abiti da lavoro e successivamente sdoganato. Iconico il colore azzurro leggermente iridescente, si presenta in tinta “unita”, a righe o multicolore, ha un’allure ingenua e fresca e deve il suo nome alla città francese di Chambray, dove originariamente veniva prodotto

Chanel: tessuto che prende il nome da Gabrielle (Coco) Chanel, famosa creatrice di moda che ha sdoganato il tubino nero, il jersey e questo tessuto, realizzato oggi quasi con ogni fibra, caratterizzato da filati irregolari, normalmente piuttosto grossi e dai molti colori, intrecci molto marcati e un effetto colore finale generato dal “blending”.

Charmeuse: tessuto tradizionalmente in seta ad armatura raso, caratterizzato da un diritto decisamente lucido e da un rovescio opaco a causa dei filati crepe utilizzati. Lussuoso, morbido, leggero, drappeggiante, delicato. In sostanza la charmeuse è più morbida e leggera rispetto al satin. Disponibile ora anche in poliestere o nylon, ad imitazione di quello in seta.

Chiffon: tessuto estremamente leggero ad armatura tela, realizzato con filati crepe. In seta per antonomasia ma presentato anche in cotone o in fibre sintetiche come il poliestere. Sottile, velato, morbido, dall’ottimo drappeggio, valorizza capi vaporosi e ricercati.

Chintz o Cintz: è un finissaggio lucido da calandra più che un tessuto. Si parla però spesso di “tessuto cintz” riferendosi a un tessuto di cotone sostenuto e resistente, normalmente stampato e qualche volta tinta unita, di colori vivaci. Utilizzato soprattutto nell’arredamento. Il finissaggio di calandratura non è perenne e soffre lavaggi e stiro…

Cover o Covercoat: famiglia di tessuti ad armatura saia, con effetto quindi diagonale. Compatti, sostenuti e resistenti, con diagonale ben evidente. Realizzati con filati pettinati e ritorti talvolta a effetto moulinè con colori contrastanti, se in lana pettinata hanno il fascino di una struttura mossa ma regolare. Altro classico per pantaloni.


Crepe o Crespo: famiglia di tessuti di varo tipo e armatura, anche se normalmente tela, dalla superficie granulosa e increspata, ondulata, mossa. Realizzati con filati crepe ad alta torsione, confortevoli e leggeri, con mano secca e scattante, freschi e piacevoli al tatto, non soffrono le pieghe, Talvolta hanno armatura saia e contengono elastomero per valorizzarne le vestibilità. Sono anche il risultato della ricerca di un utilizzo primaverile o estivo della lana. Nel serico e in ordine crescente di peso, si parla di chiffon, di crepe georgette, di crepe de chine (filato crepe solo in trama e trame a torsione alternata, aspetto opaco e ciottoloso), di crepe satin (armatura raso, filato crepe solo in trama, morbido, rasato, lucido a diritto e opaco a rovescio) e di crepe marocaine (filato crepe solo in trama e più grosso di quello di ordito: si creano caratteristiche costine ondulate orizzontali). Un tessuto crepe in lana viene detto crepella.

Crepon: tessuto leggero, con filato crepe sia in trama che in ordito, normalmente in seta, ha un motivo in rilievo che ricorda la corteccia di un albero. L’effetto crepon sulle fibre sintetiche termoplastiche come il poliestere può essere ottenuto anche tramite calandra a caldo, ottenendo una goffratura (o bugnatura) che non è perenne e soffre lo stiro.

Damasco: tessuto jacquard complesso, con trama e ordito dello stesso colore ma di diverso titolo: il disegno è generato dai contrasti di lucentezza. Ha lo stesso motivo su diritto e rovescio, naturalmente con effetti di lucentezza opposti. Tessuto prezioso, realizzato normalmente in seta. Se i filati sono di colori diversi si parla di damascato

Denim: tessuto ad armatura saia normalmente 2/1 o 3/1, originariamente con ordito ritorto indaco/blu e trama greggia, per antonomasia in cotone, proposto talvolta anche stretch o recentemente in mischia con filati più ricchi o sostenibili. Robusto, compatto e pratico. La rigidità iniziale scompare con l’uso, come avviene anche nel caso dei fustagni. Il colore iniziale blu, marrone, nero o altro, si scolorisce al lavaggio industriale e domestico.

Tradizionalmente il suo peso è espresso in in oz/yd ², cioè in once per yard². Di norma il peso varia dalle 4 alle 15 once (da 113 a 425 grammi). Curiosità: il peso del primo storico denim era di 15 once. 

Alcuni esempi: 4-8 once: denim usato principalmente in camiceria; 9-10 once: denim utilizzato principalmente per capi estivi; 11-12 once: oggi il più richiesto grazie alle caratteristiche di morbidezza e confort (spesso unito all’elastan diventa particolarmente indicato per la realizzazione di capi slim fit o skinny estremamente confortevoli); 13-15 once: è il peso originale del denim; 19-21 once: il massimo della grammatura dei denim, difficile da trovare ma ricercato dai veri cultori del denim.

Double-face o doppia faccia: tessuto che grazie al particolare intreccio ha due diritti e può quindi essere usato da entrambi i lati. Può essere realizzato in vari modi e consente di avere armature diverse a diritto e rovescio, perché costruito con una doppia catena. Le due parti del tessuto possono essere legate anche attraverso dei “punti di legatura” invisibili o visibili, in grado di generare problemi nella fase di tintura.

Drill: tessuto simile al denim, realizzato con filati cardati piuttosto grossi ma di qualità, robusto e serrato, in monocolore e tinto pezza. Tradizionalmente utilizzato per le uniformi coloniali inglesi. Questo tipo di tessuto viene all’occorrenza trattato in finissaggio per ottenere specifiche performances tecniche.

Faille: tessuto ad armatura tela (taffetà), tradizionalmente in seta ma presentato anche in lana, cotone o viscosa. Morbido e corposo, buon drappeggio. Fili di trama più grossi di quelli dell’ordito creano l’effetto a costine orizzontali con trama più marcata che lo caratterizza.

Feltro: manufatto di fibre di lana pressate, robusto, è un non-tessuto. I feltri si possono ottenere anche con fibre diverse dalla lana. Il processo invece di infeltrimento dei tessuti di lana è detto follatura: l’aspetto infeltrito, vissuto, autentico, anche in versione militare, richiama i popoli nomadi dell’Asia. E’ un caposaldo della moda maschile. La ricerca tessile si è qui sbizzarrita in trattamenti e finissaggi.

Fil-a-Fil: tessuto ad armatura tela, tipicamente in cotone e per camiceria, leggero, realizzato con filati di qualità e mercerizzati, caratterizzato da righe verticali molto sottili, ottenute con fili d'ordito e/o trama a colori alternati, generalmente un filo chiaro e uno scuro. L'effetto ottico finale è quello di un micro-millerighe verticale oppure di una micro-quadrettatura, dando la sensazione di una stoffa a tinta unita leggermente irregolare e dall'effetto screziato.

Fil Coupè: tessuto jacquard, in seta, cotone o fibre man-made, leggero, caratterizzato dalla presenza di motivi geometrici che formano una disegnatura in rilievo, liscia e lucida, ottenuta inserendo in alcune zone fili flottanti, che dopo il tessimento vengono tagliati, incidendo sul costo del tessuto.

Flanella: tessuto ad armatura saia, prodotto tradizionalmente in lana con filato semi-pettinato, in finissaggio subisce la follatura che lo compatta e lo feltra oltre alla garzatura che lo rende leggermente peloso. Uniforme, morbido e resistente, soffre nel tempo lo sfregamento e tende quindi a spellarsi nei punti di maggior attrito. Dall’immagine seria e rassicurante, è un classico del guardaroba maschile, sia nella versione unita che in quella gessata, capo base nell’abbigliamento formale e raffinato. Se realizzato con filato cardato, viene impropriamente chiamato “vigogna”, rischiando di creare confusione con il prezioso e raro filato di vicuña, camelide andino. Molto conosciuta anche la versione in cotone a doppio pelo.


Fresco lana
o Cool Wool o Fresco: tessuto ad armatura tela, realizzato normalmente in lana merino pettinata. Aerato ma fitto e uniforme, resistente, ingualcibile, piuttosto secco ma leggero. Talvolta proposto in mischia col cotone. Altro classico del guardaroba maschile e femminile Primavera/Estate.

Fustagno: tessuto ad armatura raso e solo raramente saia, in cotone. Il diritto compatto e “vellutato” simile al camoscio si ottiene con la garzatura da greggio e la smerigliatura da finito, il rovescio è invece ruvido. 

La rigidità iniziale si riduce molto con l’uso e il fustagno diventa più plasmabile, così come avviene per il denim. Data la sua compattezza non drappeggia e ha un’immagine sportiva. E’ detto anche Scamosciato.

Gabardine o Gabardina: tessuto con effetto diagonale e intreccio rettangolare, realizzato normalmente con filati pettinati di lana o di cotone, che nell’ordito hanno densità doppia rispetto a quelli di trama. Molto serrato, caratterizzato da costine diagonali fortemente ascendenti, molto più visibili a diritto che a rovescio, con superficie rasata e liscia, regolare, di buona resistenza.

Può avere discreta elasticità, lucentezza e buon drappeggio se vengono utilizzati filati di qualità. Proposto anche in mischia con fibra sintetica o smerigliato. Tipica la versione stretch, ancora più confortevole. E’ la base che viene più spesso utilizzata per i finissaggi speciali, performanti e tecnici. Si tratta del tessuto polivalente e continuativo per antonomasia. Una sua variante, più estrema e nervosa, dalle coste ancor più inclinate e in rilievo è il Whipcord.

Georgette: tessuto ad armatura tela, leggero e semi-trasparente, tradizionalmente in seta, della famiglia dei crepe. I fili molto torti utilizzati sia in ordito che in trama e l’inversione della torsione tra gli stessi gli conferiscono una tipica mano secca e ruvida. Versioni economiche sono realizzate in poliestere e in viscosa. In questo ultimo caso il tessuto può risultare delicato ai trattamenti e alla manutenzione.

Giro Inglese o Garza a Giro Inglese: tessuto con armatura tela simile alla garza ma con un doppio filo di ordito che evita lo scorrimento dei fili avvolgendosi intorno ai fili di trama. Realizzato normalmente in cotone ritorto e utilizzato in camiceria, è un tessuto pregiato, rado e aperto, leggero ma solido e con buona elasticità.

Grisaglia: tessuto ad armatura batavia, realizzato in lana pettinata, di medio peso e resistente. Di aspetto regolare, i fili chiari e scuri utilizzati sia in catena che in trama gli conferiscono il tipico effetto “a scaletta diagonale” poco marcato.

Altro classico del guardaroba maschile nei toni del grigio. Versatile, non si sgualcisce, non si stropiccia e mantiene a lungo la piega.

Habotai o Seta Cotta: tessuto nato in Giappone, tradizionalmente in seta, oggi anche in fibre man-made, morbido, non trasparente anche nella versione leggera. Realizzato con filati continui poco ritorti, ha mano soffice e calda, è confortevole, fluido, scivoloso, dal buon drappeggio, versatile. Ha un aspetto “polveroso”,  “brinato” e meno “lussuoso” della seta tradizionale, ottenuto attraverso un particolare lavaggio che ne esalta le caratteristiche e gli conferisce la caratteristica “mano pesca”. Può essere realizzato in vari pesi (mommes), funzionali all’utilizzo. Il lavaggio indebolisce però il tessuto, che risulta meno durevole della seta o altra fibra utilizzata.

Lamè: si ottiene con l’inserzione di fili metallici tra i fili di trama e di ordito. L’alluminio colorato consente di imitare egregiamente l’effetto dei fili d’argento e rame in passato utilizzati, così come lo consente il lurex, filato laminato in fibra poliestere o poliammide. Il lamè è utilizzato in ambito cerimonia e cocktail. Negli ultimi anni le fibre di seta sono già ritorte con le fibre metalliche contenute nel filato utilizzato.

Levantina: tessuto, spesso cotoniero e pesante, nel quale all’intreccio saia di base si aggiungono altri punti di legatura, determinando sul tessuto delle nervature di diversa ampiezza nel senso diagonale. Derivando dalla saia, il rapporto di intreccio è sempre quadrato e quindi l’inclinazione delle diagonali è 45°.

Loden: tessuto di lana cardata, a pelo lungo, fitto, spazzolato e appiattito in unica direzione. Viene rifinito con una forte follatura, una prolungata garzatura e successiva lucidatura. Pesante o medio-pesante, resistente, spesso, piuttosto ruvido, solitamente in tinta unita, può essere proposto impermeabilizzato.

Madras: Il tessuto originario, in armatura tela e quadri asimmetrici fabbricato nell'omonima città dell’India, era leggero, di cotone molto fine e trasparente come un velo, “lento”, simile alla

garza. Quello, invece, maggiormente conosciuto oggi, usato in abbigliamento per camiceria e abiti femminili, è un tessuto di cotone con disegni a righe e a quadri asimmetrici comunque non classici, realizzato con filati molto colorati nei toni del verde, giallo, rosso, lilla e tipico aspetto “blending” molto apprezzato dagli intenditori

Microfibra: non si tratta di tessuto ma di tecnofibre nate a partire dagli anni ’80 con titolo minore di 1 dtex (cioè più di 10.000 mt. di filo in un kg). L’utilizzo di microfibra è crescente e rende normalmente un tessuto particolarmente sottile, leggero, soffice, morbido, vellutato, ben drappeggiabile, versatile. Da notare che il termine micro-fibra non identifica la fibra ma il suo titolo, nato dalla micro-filatura. Infatti non è ovviamente possibile etichettare “microfibra”. Ci sono quindi micro-fibre acriliche, micro-fibre nylon, micro-fibre poliestere e micro-fibre derivanti da altri polimeri, ognuna con le proprie peculiarità e performances.

Mikado: di origine giapponese, armatura speciale a doppia trama, uno dei tessuti più eleganti e strutturati in assoluto, prezioso, sofisticato, luminoso e brillante, leggermente granuloso in superficie, tipicamente utilizzato per la cerimonia. E’ uno dei tessuti più amati dalle spose ma in effetti è versatile perché veste molto bene e la sua struttura consente di realizzare capi con tagli e volumi unici, unendo classicità e modernità: ha l’effetto di un raso un po’ più opaco ma decisamente più strutturato e corposo.

Mohair: tessuto ad armatura normalmente tela ma talvolta saia, pregiato, brillante e lucido, leggero, resistente e ingualcibile, con mano secca, non si stropiccia facilmente. Prodotto con le fibre ottenute dal vello della capra d’angora. Detto “kid mohair” nel caso si tratti di giovani capretti. Viene talvolta proposto in mischia con lana merino extrafine o con cotone.

Mussola: tessuto ad armatura tela, tradizionalmente cotone ma anche cotone/poliestere. Morbido, leggero, trasparente, drappeggia piuttosto bene, lo si trova spesso anche stampato, adatto a capi vaporosi e a sovrapposizioni di tessuti. Prende il nome dalla città di Mossul, in Iraq, da cui in origine proveniva.

Nido d’Ape: tessuto di cotone, lino o lana con disegno geometrico a righe in rilievo alternate a incavi incrociati diagonalmente, tali da ricordare le cellette dell'alveare. Nido d’ape è infatti il nome dell’armatura, che crea una struttura tridimensionale composta da un reticolo di quadretti con bordo a rilievo. Ha elevata capacità di assorbimento, igroscopicità e morbidezza.

Organza: tessuto ad armatura tela, leggero, quasi un velo, trasparente e sostenuto. Realizzato con filati finissimi, tradizionalmente in seta, poi anche in fibre sintetiche e in cotone. Nel caso della seta il filato organzino utilizzato è il più prezioso e si produce con le migliori bave dipanate dal bozzolo. L’organza si schiaccia facilmente generando un involontario effetto “moirè”. L’appretto utilizzato talvolta in finissaggio ne aumenta temporaneamente la rigidità, soprattutto nella versione in cotone.

Ottoman: normalmente di cotone, seta o lana, con struttura serrata, è un tessuto caratterizzato da coste orizzontali molto marcate ma dal rilievo limitato. Si ottiene intrecciando un ordito sottile con due trame, una fine e una grossa che funge da imbottitura. Utilizzato per capi spalla e abiti eleganti.

Oxford: tessuto ad armatura tela, tradizionalmente in cotone o anche in cotone/poliestere. I fili di ordito e trama, accoppiati e piuttosto fini, possono essere monocolore oppure di diversi colori, generando righe e micro- quadretti, con effetto puntinato, sul fondo colorato. Il filo più grosso utilizzato, quello di trama, ha una torsione più elevata e il tessuto risulta morbido e lucente. Di medio peso, è un classico della camiceria. E’ però delicato e ha scarsa resistenza all’usura.

Panama o Nattè: tessuto pettinato in lana, cotone ritorto o in altre fibre, armatura tela, usato nell'abbigliamento e nell'arredamento, raddoppia in pari numero i fili di ordito e i fili di trama. L’effetto finale è un micro-quadretto, un tessuto flessibile e cascante, piuttosto resistente alle grinze, la cui robustezza è inversamente proporzionale al numero di fili che si legano a mazzetti. Con la stessa armatura si realizzano anche i cappelli in tessuto o paglia da cui trae il nome il "cappello Panama".

Panno o Melton: è il nome generico dei tessuti di lana in armatura saia o tela rifiniti con follatura e garzatura, dalla mano molto dolce e morbida, coibenti. Normalmente utilizzati per cappotti.

Pied de Poule: tessuto in armatura saia o talvolta tela, in lana, in seta, in lino, in cotone o anche in mischia con fibre sintetiche. Si ottiene intrecciando due fili chiari e due fili scuri di ordito con altrettanti fili di trama: il motivo a “piccola stella” che si ottiene ricorda appunto la “zampa della gallina” da cui questo tessuto prende il nome. Resistente, è uno dei componenti del “Principe di Galles”, un altro classico.

Piquè o Piquèt: tessuto in cotone con motivi in rilievo, a righe, a puntini, a rombi o a quadrati, anche imbottito. Morbido e compatto, fresco, estivo, viene creato in tessitura lavorando con orditi e trame supplementari. Si sgualcisce però con facilità e l’appretto ne è grande amico. Normalmente in tinta unita o colori pastello, molto presente nell’abbigliamento da bambino e negli accessori tessili per l’infanzia.

Popeline: tessuto originato da un’armatura tela modificata, tipicamente in cotone mercerizzato per camiceria, in seguito proposto anche in mischia con fibre chimiche. I fili di ordito sono più

numerosi, più ritorti e più sottili di quelli di trama, creando un effetto di una impercettibile rigatura orizzontale. Compatto, granuloso al tatto, resistente e lucido, fresco e asciutto, da leggero a medio peso, tinta unita o fantasia. Si stropiccia facilmente nella versione in cotone.

Principe di Galles: tessuto in armatura saia, rigorosamente in lana cardata, dal caratteristico disegno che combina righe e riquadri grandi e piccoli, con effetti diversi nei singoli quadri. Questo tipo di tessuto e disegno tessile era uno dei disegni che identificavano i clan scozzesi e prende il nome dal Principe di Galles che lo adottò e lo lanciò negli anni ’20 del secolo scorso.

Piuttosto morbido e compatto, di medio peso, dallo stile sobrio e misurato, un elemento classico ma sportivo del guardaroba e non solo nella famosa versione bianco/nero, perché versioni più “fashion” e femminili sono state sdoganate. Tradizionalmente, ma non sempre, la lunghezza del disegno in senso di trama è inferiore a quella in senso di catena e il disegno è più “verticale”

Rasatello: tessuto in cotone in armatura raso, dalla superficie liscia e lucente solo da un lato, usato in abbigliamento e biancheria casa/lenzuola, normalmente molto apprettato.

Raso: armatura tessile fondamentale, in cui i punti di legatura sono ridotti al minimo e non visibili, dà al tessuto un effetto particolarmente lucido e serico sul diritto (effetto di ordito) e meno lucido sul rovescio (effetto di trama), Il raso è molto liscio, uniforme e delicato. I tipi di raso più conosciuti sono: satin (filati di seta di titolo molto alto e pregiati, peso leggero, prezioso) e duchesse (ordito di organzino di seta con moltissimi fili, peso medio e mano leggermente rigida, corposo, scintillante, molto lussuoso ed elegante)

Scozzese: tessuto ad armatura saia o tela, caratterizzato da disegni a grandi quadri colorati in colori classici quali nero, blu, bianco, giallo, verde scuro, rosso, ispirati ai colori che identificavano gli antichi clan scozzesi. Prevalentemente in lana cardata o pettinata (tartan) o in cotone, talvolta in mischia, non si stropiccia. Uomo, donna, bambino, arredamento …. non ho incontrato ancora nessuno che sia felice di tagliarlo e far combaciare i quadri in fase di cucitura…

Seersucker: tessuto in cotone originario dell’India, in genere a righine verticali bianco/blu o più raramente piccoli quadratini. Ha un caratteristico aspetto arricciato, ottenuto alternando fili di ordito molto tesi e molto lenti, spesso di cotone e di poliestere per meglio ottenere l’aspetto ondulato, che comunque è ottenibile anche per via chimica. Data la sua costruzione, non necessita di stiratura e la costruzione stessa facilita la traspirazione.

Shantung o Dupion: tessuto ad armatura tela, tradizionalmente in seta selvatica, ora anche misto seta, cotone e viscosa…E’ caratterizzato da irregolarità e “grossi” nel filato di trama. Questo “difetto”, considerata la rarità, è considerato un pregio.

Scivoloso, con scarsa elasticità, non si stropiccia ed è più resistente degli altri tessuti in seta. Quasi sempre si presenta in tinta unita, con effetti anche cangianti. Può essere delicato allo sfregamento e avere un effetto pilling qualora il filato di trama sia di scarsa qualità, proveniente da cascami di seta, con irregolarità e fiammature del tessuto create artificialmente, molto più delicate.

Shetland: tessuto in lana e seta o lana e mohair, armatura diagonale, dall’aspetto brillante su fondo mosso e rustico, caratterizzato da peli lunghi, non tinti e appiattiti. Tessuto senza età e per tutte le età, affascinante anche quando vissuto, al pari dell’Harris Tweed richiama immagini country: boschi, camini, whisky, pipe, …Il nome deriva dalle pecore Shetland nell’omonimo arcipelago al largo della costa scozzese.


Taffetà: è il nome tradizionale del tessuto in seta con armatura tela, alla quale spesso sono poi state aggiunte fibre sintetiche per soli motivi di prezzo. Molto serrato ma leggero, tipicamente frusciante, mano rigida, compatto e lucente, quasi cangiante, di medio peso, si stropiccia e si sporca con facilità. Da trattare e da maneggiare con cura.

Tela: armatura fondamentale, la più semplice perché ogni filo di ordito si intreccia con ogni filo di trama. È molto robusta e resistente; il diritto è uguale al rovescio, la superficie un po' opaca.

Le tele possono essere piene e compatte, ma anche aperte, rade, a seconda del risultato che si vuole ottenere. Viene fabbricata in cotone, in lino o con altre fibre, utilizzata nei tessuti leggeri estivi. Se prendiamo, ad esempio, una tela di cotone c.d. 20/24: il primo numero esprime il titolo del filato sia in ordito che in trama (normalmente è lo stesso, si dice infatti che le tele sono quadre), il secondo numero indica i fili di ordito e le battute di trama. Si dice che una tela è un doppio ritorto quando è composta da fili ritorti sia in ordito che in trama.

Transeasonal: si dice di un tessuto senza stagione, continuativo, che passa con facilità da un clima all’altro: sono sempre più presenti nelle collezioni. Ne sono esempio i superfini in lana, in seta, in cotone o in mischia, con pesi intorno ai 200-250 gr/mtl.

Tweed: tessuto ad armatura tela e talvolta saia, tradizionalmente in lana cardata sia in ordito che in trama, a due colori dalle tonalità spesso intense, hand-made in origine e ora prodotto industrialmente. Dall’aspetto grezzo e grossolano, è ruvido e pungente, ha superficie irregolare, è resistente e non si stropiccia, ha ottima durata e costo medio accettabile. Aggiungendo fibre sintetiche si ottengono mani più morbide. Donegal in Irlanda (Irish Tweed) e Harris nelle isole Ebridi (Scozia) sono le terre di origine di questo tessuto dall’effetto “gentiluomo di campagna”. L’Harris Tweed è normalmente spigato e ha una mano particolarmente ruvida. Il Donegal Tweed presenta tipicamente dei “bottoni” di filo di lana monocolore o multicolore, in contrasto con il colore del fondo. Il tweed si produce sia “unito” che finestrato, in vari disegni.

Twill o Saglia o Serge: tessuto compatto ad armatura saia, quindi con effetto diagonale. E’ in sostanza un’armatura base dalla quale derivano molti classici.

Velluto liscio o Velvet: tessuto ad armatura tela, raso o saia: il pelo si ottiene con la presenza di una trama supplementare. Sul diritto è coperto da un pelo perpendicolare all’armatura, compatto, morbido e liscio in quanto cimato, brillante.

Sul rovescio il tessuto non presenta invece pelo: è liscio e compatto. Tipico quello in cotone ma anche quello di seta, più prezioso, lucente e morbido. Il pelo ha una direzione e la direzione determina la rifrazione della luce…. e il tono colore! Delicato, soffre le ammaccature e va stirato a rovescio.

Velluto a coste o Corduroy: tessuto ad armatura tela, normalmente in cotone, dal costo relativamente basso. Ha peso medio e presenta le

caratteristiche coste sul diritto, di varia dimensione o anche di dimensioni alternate. I fili supplementari di trama vengono tagliati e spazzolati, dando origine alle coste di pelo. Se di buona qualità il rovescio è decisamente compatto. E’ il più caldo tra i tessuti in cotone, grazie all’effetto isolante del pelo a diritto che contiene molta aria, l’isolante più efficace. Si stropiccia facilmente e il pelo soffre le ammaccature. Può anche essere operato o stampato.

Vichy: tessuto armatura tela in cotone, tradizionalmente a piccoli quadretti, con bianco fisso che si alterna al colore.

Solitamente i colori sono: blu, azzurro, rosso, rosa, verde, lavanda e giallo nelle tonalità tenui, oltre al nero. Tessuto tipicamente estivo, piacevole e semplice, da utilizzare però ponendo attenzione al cosiddetto “effetto “tovaglia", soprattutto se i quadri non fossero di piccole dimensioni! Prende il nome dalla cittadina francese in cui è nato.

Voile o Velo: tessuto ad armatura tela, in cotone o seta, in lana o in mischia con fibre artificiali o sintetiche che lo rendono più morbido e cascante. Leggerissimo, trasparente, scivoloso, piuttosto difficile da lavorare come tutti i tessuti scivolosi, si presenta quasi sempre in unito, è adatto a capi vaporosi e a sovrapposizioni.



Zephir o Zefir: tessuto armatura tela, normalmente in cotone ritorto e mercerizzato, fine e leggero, a righe e a quadrettini, non troppo compatto, utilizzato soprattutto nella stagione estiva in camiceria.

La carrellata è stata più lunga del previsto, ma mentre scrivevo mi veniva in mente sempre qualche tessuto…e sicuramente ne mancheranno ancora…

Ci siamo però resi conto che una stessa fibra cambia aspetto e mano a seconda del tipo di armatura e talvolta, all’interno di una stessa armatura, cambia in funzione dell’effetto trama e dell’effetto ordito, della torsione dei fili e delle trame utilizzate.

Ecco perché è importante definire correttamente i tessuti.

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