VINTAGE

 

Il Vintage…che passione!

Photo by Clem Onojeghuo on Unsplash

La parola inglese vintage deriva dal francese antico vint (venti) e age (anni): identifica un oggetto indossato o prodotto almeno vent’anni prima.

Come avviene per alcuni vini d’annata, spesso alcuni oggetti acquistano maggior valore nel tempo.

Se ci si riferisce invece a capi o oggetti prodotti e indossati, indicativamente, oltre un secolo prima, entriamo in un altro campo, quello dell’antiquariato e del valore museale.

Gli eccessi di alcuni capi iconici battuti all’asta per cifre davvero considerevoli sono universalmente conosciuti, li cito tuttavia in questo contesto per pura curiosità: il tubino nero indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany è stato battuto a oltre 920 mila $, l’abito bianco plissè di Marilyn Monroe in Quando la moglie è in vacanza è stato battuto a 5,5 milioni di $. Ma si sa, le aste sono un mondo a parte e i ricchi appassionati di moda sono numerosi quasi quanto quelli dell’arte…

L’attributo “vintage” identifica oggetti cult, delle icone, nel senso che viene apprezzata la loro qualità, il loro design, la loro manifattura, la loro rarità o addirittura non riproducibilità trattandosi spesso di pezzi unici. I capi vintage identificano lo stile di un particolare momento storico, incarnano un’epoca, con determinate caratteristiche sociali e di costume, spesso si identificano con un famoso designer o con un famoso testimonial, nell’immaginario collettivo diventano desiderabili grazie anche a materiali pregiati e lavorazioni preziose ora non più reperibili o in uso.

L’acquirente o utilizzatore del vintage si posiziona quindi in modo ben definito.

Si parla di vintage nella cultura, nel costume e nel design, in settori che stanno tra l’arte e l’industria: il tessuto e l’abbigliamento fanno parte di questi settori, così come ne fanno parte, a titolo di esempio, gli accessori, i gioielli, l’arredamento, le automobili.

Penso a un ipotetico colloquio che abbia per oggetto una borsa, alla quale ci si riferisce affermando “…migliora proprio con l’uso e aumenta di valore nel tempo…” o anche “…ah guarda, borse così non se ne fanno più….” o “…questa sì che è una vera rarità…”.

Ci si riferisce a capi di moda e a capi vintage anni ’30, anni ’40, anni ’50, anni ’60, anni ’70, ecc…

E’ necessario tuttavia considerare che attualmente i tempi della moda sono molto più brevi rispetto al passato, i prodotti e le fogge cambiano a grande velocità e quindi un prodotto diventa vintage ancor prima di raggiungere i vent’anni di vita: il significato di vintage nel fashion è cambiato.

Negli ultimi anni il vintage fashion è stato non solo sdoganato ma è diventato decisamente “cool” tra gli acquirenti, che utilizzano sia canali tradizionali sia l’e-commerce sia la vendita diretta CtoC di capi ereditati o non più utilizzati.

A proposito del vintage è necessario ricordare che la moda va talvolta a braccetto con l’arte e con l’arte condivide tante regole e tante problematiche, tra le quali quella delle “autentiche”: cioè chi ci garantisce che il prezioso capo acquistato sia davvero autentico e non una copia, magari d’epoca?

Perché il problema della contraffazione e delle copie esiste da sempre nella moda. Penso a Coco Chanel quando affermava che “l’imitazione è la più alta forma di adulazione” e quando provocava Elsa Schiaparelli (preoccupata quest’ultima delle copie dei propri abiti) affermando che si sarebbe dovuta preoccupare quando nessuno l’avrebbe più copiata.

Bel caratterino mademoiselle Gabrielle Chanel…

Il vintage ha due presupposti fondanti: qualità e archivi.

Non è concepibile un vintage che non riguardi oggetti o capi di qualità – non riuscirebbero ad arrivare usati ma integri alla nostra epoca - e non sarebbe possibile accedere al vintage se non ci fossero cli archivi di tessuti e di capi oltre agli appassionati e agli specialisti che li valorizzano. Ma di questi due elementi ho già parlato negli articoli appunto su qualità ed heritage, ai quali rimando.

Tornando brevemente alle massime di Gabrielle “Coco” Chanel: tra le altre cose, amava anche ricordare che “la moda passa, lo stile resta”. A proposito di vintage e di musei bisognerebbe però ammettere che vintage e musei hanno proprio la funzione di “far restare” non solo lo stile ma anche la moda.

Risulta chiara al riguardo la problematica della tutela legale degli archivi e non solo dei capi di abbigliamento: un archivio tessile e di moda è infatti un patrimonio culturale ed economico che esiste non solo nelle grandi maison, ma nei nostri distretti e nelle nostre imprese. I miti e le leggende della moda nascono proprio da questi archivi, dall’heritage retrostante. Come non tutelarli?

A partire dagli anni ’50 e fino agli anni ’80, il vintage identificava l’irriverenza, l’anticonformismo e lo spirito di ribellione legati alle subculture giovanili.

Penso ai rockabilly, ai mods, agli hippie, ai punk, alla minigonna, all’abito a trapezio, alle gonne a ruota, ai pantaloni a sigaretta, ai vitini da vespa, agli hot pants, al flower power e al folk, alle zeppe vertiginose, ai caftani, all’eskimo, ai maxi-abiti, ai parka, ai gaucho, agli enormi occhiali, allo stile disco…

Con gli anni ’80 e ancor più con gli anni ’90 del secolo scorso si parla invece di stile vintage, nel momento in cui lo stile passato diventa ispirazione per gli stili contemporanei: il vintage diventa un’ispirazione per i creativi e una tendenza nell’industria della moda. La tendenza alla diffusione e all’uso dei capi e degli accessori vintage si è progressivamente allargata e consolidata, perdendo definitivamente la connotazione iniziale.

Penso allo stile preppy, allo stile fitness e ai leggings, ai bomber e agli anfibi, allo streetwear di quegli anni, allo stile grunge e rave, alle prime sneakers, ai lustrini e alle paillettes, alle camicie e ai maglioni over-size, ai chiodi, alle borchie e alle catene, agli spilloni, al fluo, al latex e alle prime giacche destrutturate…Quello che allora era lo stile vintage ora è diventato vintage…

Vintage non è sinonimo di seconda mano: innanzitutto un capo vintage può anche non essere di seconda mano, in secondo luogo un capo o un accessorio vintage ha una connotazione temporale, mentre un capo di seconda mano può essere anche molto più recente.

Vintage non è nemmeno sinonimo di retrò: un capo o un accessorio vintage è stato effettivamente prodotto in un’epoca passata, in questo senso è autentico e d’epoca. Un capo retrò è un capo prodotto oggi, quindi di produzione attuale ma ispirato a un’estetica passata, di cui riprende e riproduce lo stile. Se la riproduzione è pedissequa si tratta di un remake.

Infatti, tendenze e trend passati definiscono e caratterizzano dei capi, rendendoli riconoscibili e riproducibili in momenti successivi.

Connesso al concetto di vintage c’è quello di limited edition: una serie limitata e preziosa, che si differenzia per qualità o per estetica, capi rari ed esclusivi, desiderabili: diventeranno vintage molto presto…

Il vintage è diventato un fenomeno culturale, un trend, una inesauribile fonte di ispirazione per le nuove collezioni di abbigliamento e di accessori, per i prodotti di fascia più alta così come per quelli di fascia più bassa.

Gli archivi vengono valorizzati, le linee e il design del passato riproposti: il mercato apprezza il fascino e l’estetica vintage, è ricettivo in tal senso. Non è certamente un caso che anche alle manifestazioni fieristiche in ambito tessile-moda la presenza del vintage è un must! E devo dire che si tratta di una presenza molto apprezzata!

L’iconicità dei capi e dei look di un certo periodo corrispondono certamente anche a persone diventate testimonial e simbolo del periodo stesso, nel cinema, nella tv, nella musica, come Marlene Dietrich, Audrey Hepburn, Grace Kelly, Jacqueline Kennedy, Marilyn Monroe, Twiggy, i Beatles, le Spice Girls, Cher, Jane Birkin, Kate Moss, John Belushi e Dan Aykroyd in The Blues Brothers, Madonna, J.Lo, Sarah Jessica Parker….solo per fare qualche nome.

Il fenomeno “vintage” è presente anche in altri settori, come ad esempio quello degli elettrodomestici, dell’audio/video, dell’arredamento, del packaging, dell’automotive, …basti pensare a quanto giudichiamo “belli” taluni prodotti che ci vengono proposti e hanno un’estetica vintage. Si tratta però soltanto di un’estetica vintage applicata a prodotti nuovi, perché i materiali e le tecnologie sono invece attuali. Quindi non si tratta di prodotti vintage.

Il capi vintage, i capi “d’annata” originali, si diffondono attraverso un mercato del vintage, in cui si può acquistare ma anche vendere. E se c’è un mercato ci sono anche vintage marketing oltre a eventi e manifestazioni incentrate sul vintage.

Quando pensiamo al vintage, subito pensiamo ai mercatini e alle bancarelle. Vero, si tratta di una fonte storica, ma esistono anche store fisici specializzati che offrono capi di brand iconici o sconosciuti o addirittura non più esistenti. Altri store fisici, invece, si specializzano sia nei capi usati che nei capi vintage. Un ruolo crescente in questo mercato è svolto anche dall’online, con gli e-store che si sono sviluppati negli anni, perché acquistare on-line è comodo, sicuro e veloce.

Un aspetto legato al vintage è quello dell’accresciuta sensibilità dei consumatori e quindi del mercato verso la sostenibilità ambientale e sociale della moda: cosa c’è di più sostenibile dell’utilizzo o riutilizzo di qualcosa già esistente, soprattutto quando si tratta di un capo di pregio e spesso iconico come nel caso del vintage? Ne ho parlato a proposito della sostenibilità. E’ il mercato dei capi chiamati “pre-loved”, un mercato così attuale e vivo, anche se a ben vedere il mercato dei capi pre-loved si riferisce non solo al vintage ma anche ai capi second hand. Eppoi il vintage si può non solo acquistare ma noleggiare.

L’utilizzo e l’acquisto di capi vintage non solo è attualissimo in un’ottica di circolarità e di cultura della sostenibilità, ma genera distinzione, allure, con una visione diametralmente opposta a quella del fast-fashion, senza contare che è anche…divertente!

Andare a cercare e scovare i migliori mercatini, store fisici e on-line dove poter acquistare o vendere capi vintage è un’esperienza bellissima e divertente: si prova il gusto dell’esplorazione e della scoperta e se si è fortunati si trova “il tesoro”.

Si possono vedere, apprezzare, utilizzare, acquistare o vendere capi rari e pregiati, che nel mercato del nuovo non sono più presenti o producibili. In definitiva, diventiamo tutti un po’ creativi!

Sicuro di non fare torti a nessuno, considerata la loro inequivocabile posizione nel mercato cito di seguito solo alcune realtà del vintage: A.N.G.E.L.O. ® , Vestiaire Collective®, Humana Vintage®.


Come Guido Angeli diceva in una pubblicità degli anni ’80, che possiamo definire vintage: “provare per credere”!😀😀

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