TESSUTI A NAVETTA

 

I tessuti a navetta o ortogonali hanno un ordito (warp in inglese) e una trama (weft in inglese), vengono realizzati con dei telai per tessitura e derivano dall’incrocio perpendicolare di due filati: il filato di ordito (o filato di catena) detto anche semplicemente filo e il filato di trama, detto anche semplicemente trama.

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In trama, o più raramente in ordito, posso essere presenti anche filati elastici (elastan) in percentuale variabile e comunque decisamente minoritaria: se il tessuto fosse elasticizzato la tecnologia produttiva non cambierebbe e si tratterebbe quindi sempre di un tessuto a navetta.

C’è quindi un numero di fili utilizzati nell’ordito e un numero di fili utilizzati nella trama: a parità di titolo dei filati utilizzati il tessuto risulterà più “chiuso” all’aumentare del numero di fili. Il filo di ordito ha un titolo, un diametro, così come lo ha il filo di trama e solo raramente i due titoli di filato coincidono.

I due filati potrebbero anche avere composizioni diverse, ad esempio un ordito di poliammide tramato con un filato di cotone per generare un tessuto poliammide/cotone. Anche il singolo filato può avere una sua composizione, qualora si tratti di filato in mischia intima, in cui sono presenti cioè due o più fibre. Nel nostro esempio, se il filato di trama fosse in 50% cotone/50% viscosa anziché in 100% cotone, la composizione del tessuto sarebbe poliammide/cotone/viscosa, con percentuali vicine a 50/25/25.

I tessuti ortogonali sono quelli di origine più antica e si parla di tessuti “a navetta” perché nella tessitura tradizionale – e fino alla metà del ‘900 - proprio la navetta di legno era la parte mobile del telaio che permetteva il passaggio e l’inserzione del filo di trama - avvolto sulla spoletta dentro la navetta - entrando nel passo aperto tra i fili di ordito. Al pettine spettava l’incombenza di battere la nuova trama sulla precedente, costituendo così il tessuto. 

Oggi nei telai industriali le navette sono state sostituite da pinze, da proiettili (sfere cui è agganciato il filo) o da getti d’aria compressa, in funzione del tipo di filato da tessere.

La velocità di un telaio si misura in termini di battute al minuto: attualmente esistono telai che superano le 1.000 battute al minuto: il filo di trama passa mille volte nel passo di ordito ogni minuto.

Questo tipo di tessuto ha caratteristiche di resistenza e durevolezza mediamente superiori.

L’ordito si può definire il “corpo” del tessuto: è più rigido e più resistente della trama perché ha la funzione di reggere la tensione elastica del telaio e fare da sostegno.

L’ordito determina la lunghezza del tessuto mentre la trama la larghezza.

I bordi sinistro e destro del tessuto quando esce dal telaio sono detti cimose. Spesso sono irrobustite raddoppiando i fili e per lo stesso motivo hanno normalmente armatura tela. Possono anche avere colore diverso. Per tutti questi motivi la cimosa non può essere tagliata e utilizzata in confezione e non rientra nell'altezza utile del tessuto.

Quando la cimosa riporta marchi di fabbrica, tipo di tessuto, sigle o altri segni convenzionali siamo in presenza di una cimosa parlante. Una cimosa parlante è un'eccezione alla regola ed è simbolo di pregio e raffinatezza del tessuto.


I filati da utilizzare sono creati con le caratteristiche di resistenza e torsione di cui necessita questo specifico tipo di tessitura: si parla infatti di filati per tessitura ortogonale. I filati con torsione più elevata, più resistenti, vengono utilizzati normalmente per gli orditi, quelli a torsione più bassa, meno resistenti ma più morbidi, per le trame.

Nell’ambito dei tessuti a navetta esistono diversi tipi di armature tessili, cioè di intrecci, che talvolta cambiano nome in funzione del filato utilizzato o della zona d’origine: diversi nomi identificano spesso una sola armatura!

L’armatura definisce il tipo di tessuto che si otterrà dalla tessitura e la stessa armatura prende diversi nomi a seconda del tipo di tessuto che viene con essa realizzato.


Un’armatura (weave in inglese) viene rappresentata con una messa in carta: i quadretti neri rappresentato il filato di ordito quando passa sopra al filo di trama, il quadretto bianco indica il filato di ordito quando passa sotto al filo di trama.


Le armature fondamentali sono 3:

a)      tela: altrimenti detta taffetà nella tradizione serica.

L’intreccio elementare, in cui il filo di trama si incrocia con il filo di ordito passando alternativamente sopra o sotto, dando vita al tessuto con la legatura maggiore, resistente e con tendenza alla rigidità. Il rapporto è quindi 1:1 e le due facce del tessuto sono uguali, non si presenta cioè un rovescio. In ogni composizione i tipi di filato utilizzati, i titoli, le torsioni, possono essere diverse e di conseguenza molto differenti sono i tessuti che si possono creare con un’armatura tela: batista, percalle, crepe, taffetà, organza, chiffon, georgette, faille, reps, crepella, cannellati vari, popeline, panno, calicot, gros grain, garza…Derivati dall’armatura tela sono il panama, l’oxford e il sablè. 

b)     Saia: altrimenti detta saglia, diagonale, gabardina, serge, levantina, twill, batavia, spina.

E’ un intreccio molto versatile, che genera nervature oblique, dovute alla diversa legatura tra ordito e trama. Il diagonale può avere direzione sinistra o direzione destra.

Nella “saia da 3” l’ordito passa sopra una trama o successivamente sotto due, il rapporto è 1:2. Nella saia da 4 (batavia) il rapporto è 2:2, quindi l’ordito passa dapprima sopra e successivamente sotto 2 trame: diritto e un rovescio sono qui uguali. Si tratta della saia a due diritti, mentre le altre saie sono a un solo diritto.

Le slegature conferiscono al tessuto una cerca morbidezza, adattabilità, deformazione e conseguente comfort. Le lische di pesce (diagonali alternate o broken twill), i galles, i pied de poule, il denim, il tweed, il tartan e il fustagno vengono realizzati in armatura saia. 

c)      Raso: altrimenti detto satin.

In questo intreccio le legature sono più rade e generano un tessuto morbido dall’aspetto uniforme, più liscio e lucente sulla faccia dove prevale l’ordito cioè sul diritto e più ruvido e opaco sulla faccia dove prevale la trama cioè sul rovescio. Diritto e rovescio sono pertanto differenti. I rasi sono tanto più belli quanto meno si vedono le legature.

I migliori risultati si ottengono con l’utilizzo di filati serici, con i quali si esalta la lucentezza dell’armatura, si ottengono abiti scivolati e ottimi drappeggi. Da notare che un raso realizzato in cotone, filato più opaco rispetto ad altri, può essere sottoposto a calandratura per aumentarne la lucentezza: la calandra non conferisce tuttavia un effetto permanente.

Il raso può essere da 5 (detto rasatello), da 6, da 7, da 9 e così via, in funzione delle slegature di trama. Ad esempio, in un raso “da 7” il filo di trama passa 6 volte sopra il filo d’ordito e la settima volta sotto. Damasco, broccato e lampasso sono armature complesse a base raso. Le slegature conferiscono all'armatura raso un'elevata morbidezza e lucentezza ma anche una certa delicatezza.

Le armature diventano praticamente infinite quando si lavora invece con telai jacquard: si possono realizzare fantasie di disegni, parole, geometrie di grandi dimensioni o più armature contemporaneamente.

I telai industriali sono attualmente macchinari automatici e complessi. Ma quali sono i tipi di telaio, usati in passato e in uso oggi?

Telaio a pesi: usato nell’antichità, il peso per tendere il filo era generato da pietre o da argilla.

Telaio a tensione: la tensione del filo generata dal peso del corpo umano. Utilizzato in tessitura tradizionale in centro/sud America e in alcune parti dell’Asia e dell’Europa per la realizzazione di strisce di tessuto di piccola e media dimensione

Telaio verticale: artigianale, utilizzato ancora oggi per la tessitura tradizionale di tappeti, coperte o arazzi.

Telaio a navetta lanciata: primo utilizzo della meccanica in tessitura. Velocità limitata: meno di 200 colpi/minuto. E’ stato l’unico telaio meccanico sino agli anni ’50.

Telaio a pinza: inserzione della trama tramite pinze. E’ generalmente il più versatile e ha buone doti di velocità anche in altezze elevate: arriva a circa 600 colpi/minuto per i tessuti più semplici. Tecnologia matura, il più diffuso. Ha ottime caratteristiche di qualità e precisione.

Telaio a proiettile: inserzione della trama tramite un “proiettile” lanciato all’interno del passo. Poco diffuso, competitivo e utilizzato per le grandi altezze (oltre 360 cm.), più lento del telaio a pinza, arriva a 300-400 colpi/minuto.

Telaio ad aria: inserzione della trama tramite ugelli che soffiano un getto d’aria. Il più veloce e innovativo, con velocità di oltre 800 colpi/minuto.

Telaio jacquard: ne ho parlato nell’articolo dedicato ai tessuti jacquard. Permette la realizzazione di disegni e intrecci complessi. Il telaio jacquard meccanico lavorava in origine con scheda perforata, ora il telaio jacquard elettronico ha portato innumerevoli benefici in termini di archiviazione, velocità, economicità e rapporto disegno, grazie al controllo computerizzato.

E poi, visto che la navetta è un oggetto non più in uso nella tessitura, volete mettere quanto è bello e curioso utilizzare una vecchia navetta come fermacarte?😉😉

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