TESSUTI A MAGLIA

 

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T-shirt e magliette, polo, maglioni, calze, underwear, homewear, felpe, tute sportive, abiti e pantaloni femminili, accessori come sciarpe e cappelli, negli ultimi anni anche pantaloni e giacche maschili, tessuti per arredamento, tende, bomboniere, tulle, reti, sedili e interni auto, calzature, borse e valigeria, basi per lavorazioni di spalmatura o accoppiatura…il tutto realizzato con tessuti a maglia!

I tessuti a maglia vengono sempre più spesso utilizzati anche per grandi superfici e per la comunicazione, grazie alla loro estensibilità e alla loro capacità di “seguire” forme spesso non lineari, in assenza di pieghe: il range di utilizzo è sempre più vasto grazie a questa loro caratteristica, sebbene siano, in genere e a parità di filato, meno resistenti dei tessuti a navetta.

La tessitura a maglia nacque dapprima con l’utilizzo di ferri da maglia (tricotage), in seguito con la tessitura di trama rettilinea. Successivamente, nel 1816, fu introdotto in Francia il telaio circolare, perfezionato poi in Inghilterra nel 1849. Il telaio rettilineo Cotton, a teste multiple per produrre più esemplari di uno stesso indumento in linea, fu introdotto nel 1864.

Ciò per dire che non è un’invenzione degli ultimi decenni, sebbene negli ultimi decenni abbia avuto questa enorme diffusione.

Ma cos’è il tessuto a maglia?

Un tessuto a maglia (knitted in inglese) è composto da “maglie” (dette anche “boccole”), cioè da porzioni di filo ripiegate durante la fase di immagliatura che si intrecciano una con l’altra, formando un riccio. Per formare la maglia, cioè per ripiegare e incrociare i fili, si utilizzano gli aghi.

Le maglie disposte orizzontalmente sono dette ranghi (courses in inglese), quelle disposte verticalmente sono dette file (wales in inglese). In un tessuto a maglia non si parla quindi di fili e trame ma di ranghi e file, oltre che di titolo e torsione del filato.

La “chiusura” di un tessuto a maglia dipende dalla distanza tra gli aghi in una determinata area. La distanza tra gli aghi determina la sua finezza (in inglese gauge), cioè il numero di aghi in quell’area: più elevata è la finezza, più chiuso sarà il tessuto.

La tessitura a maglia genera tessuti che hanno un’elasticità naturale propria, indipendente dal filato utilizzato e che si adattano bene al corpo. I fili intrecciati nella tessitura a maglia agiscono infatti un po’ come delle molle, cedendo alla tensione e tornando poi alla posizione primitiva quando la tensione è cessata.

Questa tecnica è quindi adatta anche per tessere articoli che devono risultare molto elastici: abbinando anche del filato elasticizzato si ottengono prodotti di grande estensibilità, adatti agli utilizzi sportivi, tecnici e professionali.

I tessuti a maglia possono essere a 1 faccia (monofrontura, cioè una sola serie di aghi) o a due facce (doppia frontura, cioè due serie di aghi contrapposti). Sono monofrontura i jersey, quindi le maglie rasate, in cui possiamo notare un diritto e un rovescio. Sono doppia frontura le costine, i tessuti doppia faccia, gli interlock.

Anche nella tessitura a maglia il filato deve essere adatto al tipo di tecnologia: si parla quindi di filati per maglieria, destinati cioè a macchine di maglieria industriali. Per la maglieria si utilizzano normalmente filati con torsione intermedia.


I tessuti a maglia si dividono in due macro-categorie:

Tessuti a maglia di trama

Realizzati con i telai a maglia in trama, nei quali il filato è avvolto su rocche e lavora nel senso dei ranghi. La tessitura a maglia di trama è versatile e consente soluzioni fantasiose e creative. Sono i tessuti a maglia più diffusi, tessuti un rango alla volta. Una volta tagliati però si smagliano poiché ogni maglia è trattenuta dalla corrispondente maglia del rango precedente. Se successivamente alla tessitura vengono tagliati e cuciti danno vita alla “maglieria tagliata”, se vengono tessuti già sagomati e pronti alla cucitura danno vita invece alla “maglieria calata” o “diminuita”.

La parola jersey identifica nel linguaggio comune un po’ tutti questi tessuti a maglia, ma jersey è invece il nome della pesante maglia rasata usata in origine dai pescatori dell’omonima isola nella Manica. Ritenuto inadatto agli utilizzi sartoriali, il jersey fu introdotto e lanciato nella moda guarda caso dalla mitica Coco Chanel, che lo utilizzò per le sue creazioni.

I tessuti prodotti su macchina circolare hanno normalmente forma tubolare e tutti i telai circolari possono essere muniti di dispositivi per la fabbricazione della maglia operata, fantasia e traforata. Possono essere venduti ed economicamente tagliati in tubolare durante la confezione o essere tagliati, quindi “aperti” dal produttore lungo la prima della vendita per essere venduti in aperto e successivamente tagliati e confezionati. Il taglio e apertura dei tessuti a maglia evita che la “riga” del tubolare, accentuata dallo schiacciamento dovuto ai processi di finissaggio e confezione pezza, possa essere visibile nei capi finiti.

Esistono anche macchine circolari di diametro ridotto che nascono dall’evoluzione tecnologica delle macchine circolari da calzetteria: consentono di produrre tessuti di diametro ridotto e quindi utilizzabili tali e quali nella fornitura di tessuto ad esempio al settore dell’intimo: avete mai notato che alcune magliette intime sono senza cucitura sui fianchi? Si parla al proposito di diametri differenziati.

Al contrario, esistono macchine con diametri elevati che consentono elevate produzioni di tessuti tubolari in grande altezza, con evidenti vantaggi in termini di taglio e sfridi.

I telai per maglieria rettilinea realizzano invece maglia calata (sagomata) liscia, intarsiata o jacquard e sono numerati a seconda della finezza delle maglie che producono. Il numero della finezza è inversamente proporzionale alla grandezza della finezza stessa: abbiamo, ad esempio, macchine con finezza 3, 5, 7, 12, 14, 18, con distanza tra gli aghi sempre minore al crescere della finezza e che quindi, a parità di filato utilizzato, realizzano un tessuto più chiuso, più compatto.

Tessuti a maglia di catena

Realizzati con i telai a maglia in catena, nei quali il filo è avvolto su subbi. Questi telai hanno una produttività più elevata rispetto a quelli a maglia di trama e consentono una buona libertà di azione nella costruzione di armature. Una caratteristica sostanziale di questo tipo di tessitura è che i tessuti risultanti sono indemagliabili, cioè non si smagliano se tagliati in quanto vengono tessute simultaneamente tutte le file. Si definisce la larghezza del tessuto aggiungendo o togliendo aghi in fase di tessitura.

Anche i tessuti a maglia di catena possono essere mono o doppia frontura. Sono monofrontura i tessuti rasati, quindi i tricot; sono doppia frontura le costine (o rachel). I tessuti a maglia di catena hanno la caratteristica di essere meno elastici di quelli di trama e i rachel (simili ai crochet) risultano quasi totalmente bloccati nel senso dell’ordito, della lunghezza.

La tessitura a maglia in catena è la tecnologia warp-knitting, il cui utilizzo è in crescita soprattutto nella versione seamless, di crescente applicazione nell’underwear esternabile, nel fashion, nell’athleisure, nello sportswear, nell’hosiery: i capi risultanti non hanno cuciture in quanto non sono tagliati e cuciti: la loro taglia viene definita in tessitura, aggiustando il numero di aghi.

Alcune aziende si sono specializzate in questo mercato, utilizzando in particolare filati innovativi, performanti e tecnici che ben si adattano alle caratteristiche che devono avere i capi richiesti da questo attualissimo mercato e con ampia possibilità di personalizzazione dei capi stessi: penso a WKS™ by Cifra.


Dal mio punto di vista il comfort fornito da un tessuto a maglia è impareggiabile, apprezzato negli ultimi anni anche dalla parte maschile del mondo, nell’abbigliamento non solo sportivo.

Tanto più da quelli, come me, che non hanno una taglia XS😁…in effetti il tessuto a maglia è stato non solo ampiamente sdoganato, ma il suo utilizzo è in sensibile crescita.💰

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