UNA TESI SUL TESSILE
OK, lo ammetto, mi sto divertendo a scrivere e condividere alcuni pensieri.
E allora prendiamoci sul serio e condividiamo qualche altro
pensiero.
Ho letto pochi giorni fa una tesi di laurea in economia, dal titolo “Evoluzione della domanda, strategie e competitività dell’industria cotoniera”.
Ho notato prima di ogni altra cosa che, trattandosi di tesi sul tessile, era rilegata in seta, seta rossa, per meglio dire “magenta”. Pensando appunto alla battaglia di Magenta nella seconda guerra d’indipendenza, alla quale questo colore è dedicato, penso anche alle “battaglie” che uno studente universitario combatte durante il suo percorso non sempre agevole: chissà se il colore della copertina ha un nesso con la storia del color magenta….
A mio parere, tutti i concetti espressi possono essere
riferiti non solo all’industria cotoniera ma al comparto tessile in generale,
quindi possiamo tranquillamente sostituire la parola “cotoniera” con la parola
“tessile”.
Tralasciando i vari capitoli del testo, vado subito ad
alcune considerazioni finali, citandone il contenuto, senza commentarle. Vorrei
ringraziare l’autore per questi pensieri che con la sua autorizzazione vado a
condividere, pensieri così sovrapponibili ai miei: lo ringrazierò citandolo
alla fine.
“Il settore cotoniero si presenta come un settore
“tradizionale”, non solo sotto il profilo storico ma anche sotto il profilo
della cultura d’impresa di cui è permeato”.
“.. è caratterizzato da sfide competitive sempre più
impegnative e da una domanda primaria indubbiamente particolare. In un ambiente
competitivo altamente dinamico, la cultura d’impresa non potrà a sua volta non
esprimere dinamicità, per mantenere la coerenza con l’ambiente circostante e
per cercare un’efficienza che sia a sua volta dinamica, che vada cioè al di là
dell’ottimizzazione entro dati prodotti, processi e mercati e della
riproposizione di principi applicati, con successo, nel passato”.
“.. investimenti non soltanto sostitutivi ma anche e
soprattutto innovativi, informati a criteri di ricerca della flessibilità in un
quadro di decentramento produttivo e disintegrazione verticale”.
“L’industria cotoniera è caratterizzata da distretti
industriali nei quali si nota una cooperazione tra le imprese poco diffusa e
forme poco sviluppate di vertical quasi-integration”.
“E’ stata introdotta una nota di cautela nell’interpretazione in senso soltanto positivo dell’evoluzione a livello di decentramento e disintegrazione verticale, avanzando l’ipotesi che la struttura attuale possa rivelarsi inadeguata, in quanto forse eccessivamente destrutturata in vista delle nuove esigenze competitive. A livello internazionale si è registrata una delocalizzazione: i vantaggi comparati relativi a determinate produzioni si sono spostati, anche perché sono stati creati attraverso apposite politiche pubbliche, nei PVS (Paesi in Via di Sviluppo – ndr) e nei NICs (New Industrialized Countries – ndr), grazie anche al carattere di “infant-industry” che l’industria cotoniera presenta. Soltanto alcune di queste tendenze sono contrastabili e precisamente quelle relative a prodotti in cui l’elemento competitivo fondamentale non sia esclusivamente il prezzo.”
“Già sono evidenti i segnali connessi ai nuovi modelli di consumo espressi dai consumatori, più consapevoli e informati. La domanda di prodotti cotonieri è un tipico esempio di domanda derivata da domanda di prodotti di consumo, nel caso specifico i prodotti di abbigliamento. Maggiore gerarchizzazione delle scelte di consumo e fine dell’effetto di distorsione qualitativa cha ha accompagnato il consumo di abbigliamento. Si può sinteticamente e suggestivamente affermare che “la moda della moda” è in via di estinzione: il consumatore cercherà di “capire il tessuto”, che pertanto assumerà il ruolo di fattore distintivo nonché creativo di valore aggiunto, in quanto portatore di prestazioni e qualità verificabili dagli utilizzatori intermedi e finali”.
“Sarà quindi necessaria una ridefinizione delle strategie di non-price competition. Differenziazione e promozione dovranno fornire al consumatore elementi tangibili e ben riconoscibili per acquirenti ormai maturi ed evoluti. Sarà necessario ottimizzare quel rapporto valore/prezzo che a nostro parere sarà l’elemento centrale attorno al quale farà perno il mercato”.
“L’innovazione tecnologica dovrà proseguire sulla strada
della flessibilità, al fine di mantenere un elevato livello di efficienza ma
anche di coerenza con la domanda, perseguendo inoltre quegli obiettivi di
quick-response divenuti ormai di primaria importanza. In ciò potrà essere di
soccorso l’informatica. I crescenti costi di ricerca potranno essere sostenuti
in pool, attraverso centri specializzati a carattere mistico pubblico-privato.
Un esempio in questo senso è il Centrocot di Busto Arsizio, divenuto in breve
tempo insostituibile punto di riferimento per gli operatori del settore. La
qualità, intesa come rispondenza all’uso, e la certificazione della stessa
saranno elementi competitivi fondamentali, che porteranno a superare dominante
cultura dell’effimero”.
“In altri termini, sarà il tessuto a fare immagine, un’immagine connotata da tangibili elementi qualitativi”.
“Un ulteriore fattore da considerare è l’evoluzione in corso del sistema distributivo italiano, in progressivo avvicinamento agli standards dei paesi europei più avanzati, con conseguente tendenza alla concentrazione. Una produzione frammentata dovrà confrontarsi con una distribuzione organizzata, dotata di maggior potere contrattuale e di mercato. I fattori prezzo, servizio, flessibilità e rapidità assumeranno di conseguenza un ruolo crescente anche nella condotta dei settori a monte quale il cotoniero ed il tessile in genere, che dovranno necessariamente tener conto delle tendenze manifestate dal consumatore, al fine di mantenere un elevato livello di compatibilità con l’”elemento principe” del mercato: la domanda.
(Università Cattolica del Sacro Cuore – Facoltà di Economia
e Commercio – Tesi di laurea di Dario Paracchini – Relatore: Chiar.mo Prof.
Luciano Venturini – Anno Accademico 1990/1991).
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