TONDINO
Quante volte abbiamo detto o sentito: “hai fatto il
tondino”?
Ma cos’è il tondino?
Il tondino è un “dischetto” di tessuto, dall’area di un decimetro quadrato (11,3 cm di diametro) che serve per calcolare il peso al metro quadro di un tessuto. Viene prelevato attraverso un taglia-campioni circolare.
Il tondino viene poi posizionato su una bilancia tessile e
pesato. Naturalmente, il peso risultante deve essere moltiplicato per 100 al fine
di ottenere il peso al metro quadro. Il peso di un tessuto deve essere conforme
alle schede tecniche di prodotto, considerate le normali tolleranze d’uso.
Per avere maggior precisione, normalmente nell’altezza del tessuto non si fa solo un tondino, ma vengono prelevati minimo 3 tondini dei quali si calcola il peso medio.
Infatti un tessuto può avere un peso
lievemente diverso se calcolato solo vicino alle cimose o solo al centro
dell’altezza.
Il tondino, inoltre, non viene prelevato ad inizio pezza ma
ad almeno un metro dall’inizio, poiché un tessuto a inizio pezza non è
rappresentativo della qualità e del peso. La discordanza a inizio pezza sarebbe
ancor più significativa se il tondino fosse prelevato sulla prima o ultima
pezza di un bagno tintoriale o di finissaggio.
Dal peso al metro quadro si potrà calcolare il peso al metro lineare, moltiplicando per l’altezza finita del tessuto.
Il peso al metro lineare ci consente anche di verificare empiricamente e a grandi linee se il peso di un tessuto è in tolleranza, disponendo di un packing list con la lunghezza delle singole pezze. Naturalmente sarà necessario calcolare il peso netto del tessuto, deducendo il peso del tubo di cartone su cui ogni pezza è avvolta. Invertendo i dati è possibile fornire il peso indicativo di una pezza e quindi di una partita di merce.
Lo sa bene chi si occupa di back-office, di
spedizioni, di controllo qualità.
Alcuni tessuti a maglia, non solo greggi, vengono venduti
a peso e non a metro: ecco che il peso è importante nell’immediato. Il
prezzo viene infatti espresso in euro/kg.
Il peso dei tessuti inglesi si esprime in oz/yd ²,
cioè in once per yard². Viene tradizionalmente utilizzato per definire
il peso dei denim. Il peso di questi tessuti, di norma va dalle 4 alle 15 once
(da 113 a 425 grammi).
Ad esempio: 4-8 once: denim usato principalmente in camiceria; 9-10 once: denim utilizzato principalmente per capi estivi; 11-12 once: oggi il più richiesto grazie alle caratteristiche di morbidezza e confort (spesso unito all’elastan diventa particolarmente indicato per la realizzazione di capi slim fit estremamente confortevoli); 13-14 once: è il peso originale del denim; 19-21 once: il massimo della grammatura dei denim, difficile da trovare ma ricercato dai veri appassionati di denim. Curiosità: il peso del primo denim era di 15 once.
1 yd² = 0,9144x0,9144 = 0,836 mq.
1 oz = 28,35 gr.
Il peso, la finezza e la qualità dei tessuti in seta, spesso di provenienza cinese, viene espresso tradizionalmente in mm. cioè in mommes (o momi). Ad esempio: 6 mommes, 8 mommes, 12 mommes, 19 mommes, ecc. Il peso del tessuto è proporzionale al peso in mommes.
1 momi = 3,63 gr/yd² = 4,34 gr/mq ca.
Quando si parla di peso di un tessuto si deve ragionare anche di umidità: ogni fibra ha una diversa igroscopicità, cioè capacità di assorbire umidità dall’ambiente.
L’igroscopicità si misura in base alla percentuale massima di acqua che la fibra può assorbire senza apparire bagnata.
Ad esempio la lana può assorbire fino al 33% del peso senza dare la
sensazione di bagnato: è più igroscopica di quasi tutte le altre fibre. La seta
può assorbire umidità fino al 20% del suo peso. Il lino ha invece la reazione più
rapida alle variazioni di umidità. Nel cotone tutte le caratteristiche sono
meno marcate.
Connesso all’igroscopicità è il tasso di ripresa: rappresenta la massima percentuale di acqua che una fibra può contenere per essere commercializzata e si misura in percentuale sul peso secco del materiale.
Collegato al tasso di ripresa è il peso mercantile
delle fibre tessili, cioè il peso della merce a secco più il tasso di ripresa.
In base al peso mercantile avvengono le transazioni commerciali di grandi lotti
di materiale tessile come ad esempio il cotone, la lana, cashmere, ….
I regolamenti internazionali definiscono quale deve essere l'umidità di un tessile per avere caratteristiche uguali non solo ai fini delle transazioni commerciali (non vendere acqua al posto del filato) ma anche per ottenere lavorazioni con caratteristiche costanti.
Per ogni fibra tessile è
definito per legge il valore convenzionale del tasso di ripresa e di
umidità: ad esempio la lana pettinata ha un tasso di ripresa del 18.25% e di
umidità del 15.43%, la viscosa in fiocco ha un tasso di ripresa del 14%, il
lino del 11%, il cotone del 8,50%, il filo continuo di poliammide del 5,75%, il
poliestere in fiocco 3%, l’acrilico del 2%.
Il problema tecnico che si pone l'industria tessile è quello
di avere filati con umidità costante e uniforme.
Quando il filato passa dalla fase di filatura alla fase successiva di lavorazione, è indispensabile procedere al controllo dell'umidità del filato stesso, verificandone il tasso di ripresa e trattandolo in modo tale da garantire i valori convenzionali: si tratta della condizionatura del filato. Il sistema per condizionare il filato consiste nell' introdurlo in apposite camere di ripresa in cui il filato viene sottoposto a trattamento di umidificazione con particolari accorgimenti.
Tutto ciò partendo da un semplice tondino di tessuto…😀😀
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