STAMPA TESSILE - storia, tecnologie e procedimenti
Tradizione e innovazione, ruotiamo sempre intorno a questi
due termini…heritage e innovazione si incontrano attraverso reinterpretazione,
spunti e trasversalità negli utilizzi, contaminazione con il mondo degli
accessori, competenze dei designer e opportunità delle aziende…
La stampa, essendo parte della catena tessile, è connessa con tutte le “parole potenti” già analizzate:
- - valore
- - colore
- - heritage
- - innovazione
- - sostenibilità
- - nuove sfide
Ognuna di queste parole rientra nel processo di stampa, a
ognuno di noi il compito di posizionarle.
La stampa tradizionale – cenni storici
La storia tessile mi appassiona e allora ecco qualche cenno storico.
I “tessuti variopinti mediante spalmatura di colori” esistono sin dall’antichità, quindi all’antichità risale l’arte della stampa tessile.
All’inizio si utilizzava un blocco di legno inciso, utilizzato a mo’ di timbro per ottenere la stampa su tessuto. Per ottenere elevate finezze di tratto si inserì in seguito anche metallo nei blocchi di legno. Bellissime le collezioni di tamponi lignei di stampa.
Sino al XVII° secolo, tuttavia, i colori erano gli stessi utilizzati nella pittura e creavano alcuni problemi a chi li indossava oltre a non avere una mano ottimale: la diffusione dei tessuti stampati fu quindi più limitata rispetto ai tessuti tinti, operati o ricamati.
Intorno al 1600 gli olandesi importarono una tecnica per riserva di origine indonesiana: coprendo con cera le parti che non si volevano tingere, si potevano “stampare” i tessuti con i coloranti da tintura, ottenendo una mano decisamente migliore e una maggior diffusione della stampa su tessuto. Era nata la stampa batik.
A partire dalla Francia, la stampa tessile prese progressivamente piede. Nel XVIII° sec. furono introdotti i cilindri in legno e successivamente quelli di rame. Come sempre: tanti rulli quanti sono i colori di stampa.
Nella prima metà dell’800, con la progressiva meccanizzazione, la stampa tessile si diffuse molto. Il limite restava quello dei coloranti, di origine vegetale o animale.
La stampa tessile c.d. moderna nacque intorno al 1850: rivoluzionari furono la nascita dei coloranti di sintesi chimica e l’introduzione della stampa a quadro.
Il primo colore chimico, brevettato nel 1856 da Perkin fu il “mauve” cioè il malva, il viola così amato dalla regina Vittoria che contribuì non poco alla sua diffusione grazie all’importante spirito di imitazione, presente anche allora.
Il quadro da stampa fu invece brevettato a inizio ‘900: realizzato in tessuto di seta, su di esso viene impresso il disegno tramite un’emulsione fotosensibile, il quadro viene premuto sul tessuto, il colore viene steso sul quadro e passa attraverso piccoli fori, stampandosi sul tessuto di base: immaginiamo un setaccio. Anche in questo caso, tanti quadri quanti sono i colori di stampa.
Negli anni ’20 nasce la macchina per la stampa a quadro, la “mano macchina” e la stampa diventa un processo industriale, di grande diffusione.
L’ultimo upgrade della stampa c.d. tradizionale si ha ad inizio anni ’60 con l’introduzione del cilindro per stampa rotativa: realizzato in nichel, viene inciso secondo il disegno voluto, il colore viene immesso all’interno del cilindro e ne fuoriesce tramite piccolissimi fori detti “mesh” corrispondenti all’incisione. Maggiore il numero di mesh maggiore la definizione e il pregio della stampa. Anche in questo caso il disegno è scomposto in vari colori e ad ogni colore corrisponde un cilindro di stampa. E’ nata la stampa continua: rotazione continua e contemporanea di tutti i cilindri, posti uno di seguito all’altro, sul tessuto base che viene quindi impresso di tanti colori quanti sono i cilindri.
Il pensiero corre immediatamente all’importanza dell’incisione: la costruzione parte sempre dalle fondamenta e una buona incisione è la base per tutto il lavoro successivo.
La stampa manomacchina – a quadro
I quadri di stampa serigrafici (si chiamano così perché in origine erano di seta) sono composti dal buratto (la “tela”, con numero di fili e battute funzionali all’impiego, cioè permeabilità al passaggio delle paste di stampa funzionale al dettaglio del disegno) e dalla cornice metallica su cui la tela è fissata.
Il procedimento è a grandi linee quello visto sopra: sulla tela viene impresso il disegno tramite un’emulsione fotosensibile, il quadro viene premuto sul tessuto, il colore viene steso sul quadro e passa attraverso piccoli fori rimasti aperti, stampandosi sul tessuto di base.
In stamperia abbiamo dei lunghi tavoli da stampa: su questi tavoli il tessuto è fermo e il carrello contenente i quadri si sposta lungo la pezza del tessuto: ad ogni quadro, passaggio e pressione sulla base stampa corrisponde un colore. Quindi ogni disegno è composto da tanti quadri stampa quanti sono i colori.
La stampa rotativa – a cilindro (o rotary screen
printing)
I cilindri diventano matrici di stampa con la fotoincisione, così come avviene per i quadri.
La stampa avviene attraverso la rotazione contemporanea dei cilindri di nichel incisi sopra la pezza del tessuto da stampare, mentre il tessuto scorre su di un tappeto.
Il suo impiego è riservato alle grandi produzioni, con disegni standard e all-over o privi di attaccatura, permette una produttività molto elevata e quindi un costo più basso.
La gamma di inchiostri ed effetti speciali è ampia.
Di contro il rapporto stampa è limitato: la circonferenza del cilindro corrisponde al rapporto di stampa.
Inoltre è impossibile stampare disegni “piazzati”.
Si usa un cilindro inciso per
ogni colore del disegno da riprodurre: anche in questo caso ogni disegno è
composto da tanti cilindri quanti sono i colori.
Sia nella stampa a quadro che nella stampa rotary si sostiene quindi un costo fisso di
impianto che dipende dal numero dei colori, costo che deve essere ammortizzato
su una quantità di tessuto stampato non a priori identificabile, poiché non possiamo sapere a priori quanto un disegno sarà venduto.
I procedimenti di stampa
Stampa per applicazione (o diretta): deposizione e fissazione dei colori su una base tessuto opportunamente preparata.
La classe di coloranti deve essere compatibile con la natura della fibra. In alternativa si possono utilizzare pigmenti colorati che vengono fissati alla superficie del tessuto mediante resine leganti ed elastiche, che hanno influenza sulla mano del tessuto stesso.
Gli effetti ottenibili sono disparati: stampa anche devorè, floccati, pouff,
glitter, lacca, trasparente, double-face, chinè, delavè, schiarente, scurente,..
Stampa in corrosione: su tessuti tinti con colorante corrodibile.
Con un corrodente si distrugge il colore della base tinta, nei punti definiti dal disegno.
Altri colori, detti “illuminanti” si possono sostituire al colore del fondo nei punti corrosi.
La stampa in corrosione consente di avere fondi uniformi, in quanto tinti e non stampati: si evitano così le eventuali imperfezioni della stampa in applicazione.
Trattandosi di
stampa su fondo tinto, il retro del tessuto risulta colorato e non bianco:
caratteristica importante per taluni utilizzi.
Stampa per riserva: si impedisce al colore destinato a tingere il fondo di fissarsi nei punti in cui vengono stampati i colori illuminanti, utilizzando coloranti appositi.
Tra le stampe per riserva c’è
anche la stampa batik: grazie all’azione protettiva esercitata dalle cere e dai
nodi, viene impedita parzialmente o totalmente la tintura finale.
Stampa per trasferimento termico: la stampa sublimatica.
Si lavora sempre in due fasi.
I disegni vengono in una prima fase stampati su un supporto provvisorio, costituito da una carta opportunamente preparata, in rotolo continuo.
I coloranti devono essere in grado di sublimare sotto l’azione del calore, come fa la maggior parte dei coloranti dispersi. La sublimazione è il fenomeno per il quale la sostanza passa direttamente dallo stato solido a quello di vapore sotto l’azione della temperatura.
Nella seconda fase del processo la carta stampata viene accoppiata al tessuto da stampare: i due materiali a contatto passano attraverso apposite calandre riscaldate. Il tempo di permanenza sotto la pressione della calandra e la temperatura da impiegare devono essere tali da provocare sublimazione dei colori e la loro immediata ricondensazione sul tessuto, che coincide con la loro definitiva fissazione sulle fibre.
Il sistema presenta vantaggi rispetto agli altri procedimenti più tradizionali: permette infatti di stampare consecutivamente, senza arresti o cambiamenti di regolazione della calandra transfer, anche minime tirature in molte varianti.
Da notare il fatto che non sono necessarie le operazioni finali di fissazione e lavaggio: nella stampa transfer viene fissato il colorante che riesce a raggiungere per sublimazione il tessuto e non è quindi necessario asportarne l’eccesso.
Altro elemento da notare è l’assenza di prodotti ausiliari o addensanti sul tessuto: si evita il lavaggio finale degli stampati (salvi i casi in cui sia stata effettuata qualche preparazione, come richiedono le stampe transfer su fibre diverse dal poliestere).
Inoltre le attrezzature
necessarie per eseguire la sola fase di trasferimento hanno un costo molto
inferiore a quelle indispensabili per realizzare i cicli di stampa
convenzionali. Nonostante il costo aggiuntivo della carta, il sistema transfer,
pur in presenza di limitazioni tecnologiche, è economicamente vantaggioso
rispetto agli altri procedimenti di stampa.
Il digitale e la stampa tessile
Nell’ultimo ventennio la novità è stata l’implementazione
della stampa digitale ink-jet.
Il design e la progettazione sono cambiati, le possibilità creative ed il repertorio disegni sono aumentati esponenzialmente, un disegno può essere riprodotto in una gamma incredibile di colori, i designer si sono affrancati dalle limitazioni del passato.
Il digitale ha influenzato in maniera significativa i tempi di realizzazione del disegno, migliorato le tempistiche delle fasi successive come la creazione del rapporto, la realizzazione dei lucidi e l’incisione dei quadri/cilindri.
La stampa digitale permette la realizzazione di disegni sfumati e degradè che in tradizionale sarebbero difficilmente realizzabili.
Le dimensioni del disegno possono essere modificate di volta in volta, in pochi secondi, permettendo la stampa su supporti tessili diversi, senza la creazione di nuovi strumenti.
Una nuova estetica digitale può essere esplorata, interpretata, sperimentata e riprodotta sui tessuti.
E’ anche possibile utilizzare immagini fotografiche, che inizialmente hanno conferito una connotazione “cheap” al digitale, inoltre è possibile inviare una fotografia, anche di un disegno, in tempo reale anche molto lontano...
Sono diminuite le problematiche e i costi connessi allo stoccaggio dei supporti e ai tempi di lavorazione.
La stampa digitale consente la massima
personalizzazione di disegni e varianti anche su piccoli lotti.
Il software è naturalmente un elemento cruciale della tecnologia digitale: è il software che consente la progettazione e assicura che tutti gli aspetti di un disegno siano trasferiti su tessuto. E’ infatti il computer con il suo software a comandare le testine di stampa.
Tecnica diffusamente presente in
campo grafico, per formare il disegno vengono lanciate sul materiale da
stampare microscopiche gocce di inchiostro colorato, appositamente studiato,
normalmente nel sistema di quadricromia (CMYK – cyan, magenta, yellow, key-black):
dal mix di questi colori base nascono tutti gli altri colori. Le stampanti
ink-jet sono in pratica dei plotter opportunamente modificati, adatti alla
stampa in continuo su tessuto anziché su carta e i produttori di hardware
fondamentalmente gli stessi. Ma il tessuto non è carta e ciò può creare
problemi di trascinamento nel plotter: l’hardware deve consentire il
trascinamento del substrato all’interno del plotter senza che il tessuto si
pieghi e deve evitare sfregamenti con la testina. C’è il rischio di rovinare la
stampa del disegno.
Nell’ink-jet si parla di “punti” e di “risoluzione”: maggiore il numero di punti per inch.² maggiore sarà la risoluzione del disegno.
Nella stampa digitale non esiste una vera e propria pasta da
stampa, i coloranti per digitale necessitano di una viscosità nettamente
più bassa e di una purezza decisamente più elevata rispetto alle paste da
stampa tradizionali: gli ugelli delle testine da stampa, molto delicati,
potrebbero altrimenti essere ostruiti o addirittura danneggiati durante la
lavorazione. Solventi ed ausiliari devono avere delle caratteristiche
particolari, affinché non influenzino il tono dei coloranti. Gli addensanti,
indispensabili per impedire la migrazione del colore, vengono apposti in fase
di preparazione dello stesso.
E’ possibile stampare con tecnologia digitale tutte le fibre maggiormente utilizzate. Ovviamente la classe di colorante deve essere compatibile con la fibra: i coloranti per digitale possono essere delle classi reattivi, acidi o dispersi.
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