STAMPA TESSILE - disegno e variante, preparazione e finissaggio, presente e futuro
Il disegno tessile
L’unità di misura del disegno tessile è il “modulo”, cioè la misura minima di ripetizione del motivo nell’ambito del “rapporto”.
Ogni modulo per essere ripetibile e creare un rapporto, necessita di un’operazione detta “messa a rapporto”, che permette appunto di rendere i lati del modulo tali da combaciare perfettamente quando viene ripetuto.
Nella stampa
ink-jet, in teoria, non ci sarebbe bisogno di modulo e rapporto, ma il file
senza alcuna ripetizione lungo la pezza sarebbe di dimensioni non gestibili e
un disegno senza ripetizione poco conveniente al taglio.
I disegni possono essere realizzati con tecniche manuali, pittoriche, grafiche o in digitale, attualmente il sistema più utilizzato.
Una volta acquisito, un disegno digitale può essere utilizzato sia per stampa tradizionale che per stampa digitale, ma la resa, gli assorbimenti e i coloranti utilizzati sono diversi nei due sistemi di stampa, il che rende non così automatico e commercialmente conveniente il passaggio da una tecnica all’altra.
In ogni caso esistono delle sinergie tra stampa tradizionale e
digitale, che si tende a non precludersi a priori.
I software più utilizzati nel disegno digitale sono Photoshop® e Illustrator®, generatori di file in formato bitmap il primo ed in formato vettoriale il secondo.
Nei processi digitali si generano problemi di
“lingua” tra i vari computer, che hanno la necessità di capirsi per
poter procedere.
Il disegno deve essere conservato ed essere sempre utilizzabile
per la stampa: è necessario che venga salvato nella maniera appropriata,
utilizzando cioè le giuste estensioni (tiff, jpeg, psb, psd le più usate), deve
essere leggibile da qualsiasi computer e dai programmi di gestione delle
stampanti.
La variantatura
La variantatura è imprescindibile nella creazione di ogni collezione, connessa al disegno, fondamentale per la proposta, fortemente legata all’ambito del colore e alla sensibilità di chi la crea.
Si tratta della creazione di alternative
cromatiche al disegno originale, in modo da venire incontro ai gusti degli
acquirenti. Le varianti, l’accostamento dei colori, rendono diverso e talvolta
addirittura irriconoscibile un disegno, nel bene e nel male.
Il colore e la variante non sono solo una sensazione o un attributo, ma più spesso un’icona, un’idea, una divisa, un’appartenenza, una cultura, un’aspettativa: il colore diventa tutt’uno con la persona che lo indossa.
La scelta del colore e della variante, con tutte le
problematiche connesse, non sono di poco conto.
Nell’ambito delle varianti e dei colori è molto importante la costanza della resa finale, del risultato, ottenuta con la riproducibilità delle ricette e l’esatta riproduzione di tutti i parametri del processo di stampa.
La resa può essere influenzata da numerose operazioni e fattori anche esogeni, ma è indispensabile che sia ottimale o comunque accettabile.
La stampa ci si aspetta sia di qualità, cioè adatta allo scopo per cui è nata, ripetibile, con buone solidità.
Le attuali cucine colori nella stampa tradizionale sono in grado di lavorare con elevatissima precisione.
Nella stampa digitale si parla invece di “profilo
colore”. Il profilo colore svolge per la stampa digitale lo stesso ruolo
che la ricetta svolge nella stampa tradizionale: come la ricetta serve a
tradurre il colore del disegno in pasta da stampa, allo stesso modo la
calibrazione del profilo colore permette di visualizzare il file con gli stessi
colori che si otterranno in stampa, o con differenze minime: nel rapporto
monitor-stampante, per ogni monitor esistono tabelle di conversione colore,
quindi ogni rapporto monitor-stampante ha un determinato profilo.
Atlante
L’ampia possibilità di personalizzazione del colore, le specifiche dei singoli coloranti utilizzati per la stampa, variabili sia per classe tintoria sia per produttore, la configurazione della singola macchina da stampa: sono tutti elementi che possono portare ad ottenere risultati ben diversi pur partendo dallo stesso disegno e variante.
Per ovviare a quello che diventerebbe un problema di resa del colore rispetto alle aspettative del cliente, vengono stampati i c.d. atlanti, cioè pezze stampate a quadrati che rappresentano i colori ottenibili in stampa (generalmente codificati attraverso il metodo Pantone®, per la vasta diffusione di questo metodo), con i rispettivi coloranti specifici.
Talvolta viene stampato un atlante per ogni base stampa, poiché la resa coloristica differisce tra i vari supporti, altre volte l'atlante in azienda è unico, stampato su un'unica base di resa intermedia. In questo modo si è in grado di sapere indicativamente quale sarà la resa del colore su quel supporto e di fare le opportune correzioni al file in caso di mancata corrispondenza tra video e tessuto stampato.
Gli atlanti, per le stesse
ragioni, sono utilizzati per le varianti personalizzate su richiesta
cliente, senza sprechi di tessuto, di colorante e di tempo.
I coloranti e gli ausiliari
In generale, i coloranti per stampa possono essere: reattivi, adatti a fibre proteiche cellulosiche e poliammidiche, acidi adatti a lana, seta e poliammide, basici adatti all’acrilico, dispersi adatti al poliestere.
I coloranti diretti per cotone, lino e viscosa, alternativa storica ai reattivi, non eccellono per brillantezza e solidità.
I pigmenti non sono propriamente coloranti, la loro applicazione è in continuo aumento grazie a nuovi tipi di resine leganti sempre meno rigide e più resistenti.
Gli ausiliari chimici si utilizzano in preparazione, in stampa e in finissaggio: solventi, imbibenti, antischiuma, emulsionanti, addensanti, fissativi...
E' necessario precisare che “chimico” non vuol dire
necessariamente negativo: ciò che fa la differenza è l’impatto ambientale dei
prodotti.
Preparazione
Tutti i tessuti devono essere preparati alla stampa.
L’importanza di una corretta preparazione è grande perché è
molto difficile, se non impossibile, correggere in fase di stampa gli eventuali
difetti provocati nei trattamenti di preparazione che l’hanno preceduta.
Nella stampa ink-jet, accanto ai tradizionali pretrattamenti sono necessari altri trattamenti, conseguenza di nuove necessità, poiché diversi prodotti necessari alla ricetta della stampa non possono essere inclusi nei coloranti. La preparazione, già importante, lo diventa ancora di più.
Anche l’asciugatura riveste grande importanza perché deve garantire, oltre che
la costanza di umidità residua, il dritto filo, la regolarità dell’altezza e
tutti gli altri fattori indispensabili alla buona riuscita della successiva stampa.
Vaporizzo
Per la fissazione dei coloranti si procede al vaporizzo: consiste nel sottoporre il tessuto all’azione del vapore. Tempi e temperature dipendono dal tipo di fibra.
I tempi necessari per l’esaurimento e la fissazione delle
stampe sono in generale più brevi rispetto alla tintura: di solito da qualche
minuto a qualche decina di minuti. Il consumo di vapore è importante.
Lavaggio
Sui tessuti stampati e vaporizzati sono sempre presenti sostanze estranee come gli addensanti, gli ausiliari e i vari prodotti chimici contenuti nella ricetta.
Inoltre, anche dopo una fissazione ottimale dei colori, rimane quasi sempre sulle fibre una piccola quantità di coloranti che non hanno reagito e che deve essere allontanata perché si raggiungano le solidità necessarie: si devono sempre sottoporre i tessuti a trattamenti finali di lavaggio in acqua, coadiuvato da un’azione meccanica, per poter allontanare i prodotti estranei.
L’operazione, a differenza dei lavaggi eseguiti sui
tessuti tinti, richiede speciali accorgimenti per evitare che l’eccesso dei
colori non fissati possa rimontare e sporcare il tessuto.
Finissaggio
E’ l’insieme delle lavorazioni chimiche, fisiche o meccaniche alle quali vengono sottoposti i tessuti al fine di dare loro le proprietà richieste per l’uso al quale sono destinati.
Così come i tessuti stampati con tecnica tradizionale, anche i tessuti realizzati con la stampa digitale vengono sottoposti a questo processo.
Il finissaggio ha
caratteristiche di creatività: serve a comunicare sensazioni che
rendono materica l’emozione che il creativo vuole trasmettere. I
trattamenti sono chimico-fisici e hanno una durata non illimitata.
I mezzi fisici di finissaggio sono: il calore, la
pressione, la frizione, la tensione, l’umidità e il vapore.
I mezzi chimici sono molti e in continua evoluzione: dall’easy care all’antimacchia, dall’ingualcibilità alla morbidezza, alla conducibilità, alla lucidità tra i finissaggi tradizionali.
Tra le nuove lavorazioni speciali che modificano l’aspetto, la mano, la funzionalità abbiamo invece: spalmature, impermeabilizzazioni, laminature, applicazione di microcapsule per scopi medicali, trattamenti anti-uv, anti acaro, anti-zanzara, anti-virali, anti-batterici, idratanti, abbronzanti, protettivi dai campi elettromagnetici,….
La loro variabilità e crescita dipende dalle richieste di performance
sempre in continua evoluzione.
Controllo
Al termine del processo di stampa si esegue il controllo qualità: il tessuto deve rispondere a tutti i requisiti necessari e deve essere, in sintesi, “pronto per l’ago” cioè pronto per essere confezionato.
Si tratta sia di prove visive realizzate dall’operatore tramite una specola che trasporta il tessuto in assenza di tensione sia di prove di laboratorio per analisi di stabilità del tessuto, solidità del colore, misurazione del ph, o altre analisi che vengano richieste.
Stampa tradizionale e stampa digitale tra presente e futuro
Solo qualche anno fa la stampa digitale presentava ancora delle lacune nelle sue applicazioni tessili, prima fra tutte la bassa velocità e di conseguenza il costo metrico piuttosto elevato: veniva spesso utilizzata in fase di campionatura ed eventualmente in produzione per piccole commesse.
Abbiamo già parlato delle diversità di resa, assorbimento, colorante tra
la stampa tradizionale e digitale a parità di disegno/variante: problemi
commerciali riguardanti la conformità rispetto alla campionatura. Inoltre alcuni
tipi di stampa non possono essere realizzati in digitale.
Nella stampa tradizionale il cilindro ha una circonferenza limitata e corrispondente al rapporto di stampa, un’altezza dipendente dalla macchina (per stampare tessuti da abbigliamento o da arredamento) e un certo numero di mesh che danno la definizione del disegno.
Il costo di un cilindro di
stampa per abbigliamento, con un diametro e un numero di mesh “standard” è a
grandi linee di 250 euro: quindi il costo d’impianto è di circa 250 euro/colore
nella stampa tradizionale.
Consideriamo l’ambiente in cui la stamperia lavora: accelerazione dei tempi, necessità di continuo adeguamento collezioni e moltiplicazione disegni, diminuzione delle quantità vendute per disegno, costi di ammortamento impianti aleatori e crescenti, necessità di massima personalizzazione, creatività diffusa.
Tenendo ora presente le velocità di stampa su tessuto attualmente raggiunte dalle macchine single pass, nell’ordine dei 75-90 mt/min., la stampa digitale si presenta come una validissima alternativa a quella tradizionale in quanto:
- elimina i costi d’impianto dal momento che non necessita di incidere quadri e cilindri, resta il solo costo dell’elaborazione digitale e dell’eventuale separazione colori
- riduce i tempi tecnici per presentare nuovi disegni
- riduce e annulla quasi i costi di ammortamento degli impianti di stampa
- annulla i costi dei supplementi di stampa dovuti alle piccole quantità
- annulla i problemi tecnici che limitano la creatività nella stampa tradizionale
- non ha limiti alla personalizzazione
del disegno.
Con le macchine single-pass recentemente lanciate sul mercato, ad esempio Lario® by MS e Bolt® by Efi Reggiani, le velocità di stampa digitale su tessuto hanno sopravanzato quelle della stampa a quadri e quasi raggiunto quelle della stampa a cilindro: di conseguenza i costi e i tempi di consegna nel tessile per abbigliamento e arredamento si abbattono.
Inoltre la tecnologia è più matura, le macchine sono più affidabili e gli investimenti nel digitale importanti.
Nel campo dei tessuti per accessori i fattori tempo, elasticità produttiva e massima flessibilità cromatica sono ancora più importanti e rendono la tecnologia digitale preferibile.
Le stampanti single-pass di ultimissima generazione possono coesistere con le stampanti scanning, meno performanti ma maggiormente adatte a produzioni più limitate, garantendo un prezzo adeguato e un elevato livello di servizio a tutti i tipi di utilizzatori.
Alla
stampa tradizionale sono destinati i tipi di stampa che, al momento, non
possono essere realizzate con la nuova tecnologia.
In sintesi, il modello di business basato sulla stampa
digitale è più coerente con l’ambiente economico attuale, riesce a “vestire
meglio” il mercato e il consumatore.
Oggi sono disponibili tecnologie che consentono la stampa digitale a pigmento, adatta a molti supporti e anche a tessuti multifibra: consentono un abbattimento dei consumi energetici e di acqua, non necessitando di vaporizzo e lavaggio. Una tecnologia più sostenibile.
La stessa stampa digitale può essere anche a registro, imprimendo cioè puntualmente
il disegno che si vuole aggiungere al tessuto originale, processo ideale per
tessuti di pregio, quali ad esempio jacquard, devorè, lavorati e pizzi.
Il digitale è da considerarsi non inferiore al tradizionale, anzi è la tecnologia del futuro, purchè supportata dalla qualità della progettazione e del supporto, cioè della base stampa. Solo a queste condizioni i tessuti stampati in digitale potranno mantenere la medesima dignità estetica e di mercato di quelli stampati in tradizionale.
Dopo aver fatto questa breve analisi sulla stampa dei tessuti, ripenso alle parole chiave che ho elencato all’inizio di questo discorso, parole cui questa stampa è strettamente connessa: qualità, valore, colore, heritage, innovazione, sostenibilità, nuove sfide e digitale.
Queste parole, ora, posizionate in ogni fase del processo,
hanno più significato.😀
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