PAROLE NUOVE e NUOVE SFIDE
Parole nuove, che utilizziamo da pochissimo e diventeranno quotidiane: se non credessi nel futuro del nostro settore non sarei qui a parlarne.
Tante persone, non solo la Z Generation, stanno lavorando sul futuro del tessile: se non ci credessero sarebbero sicuramente impegnate in qualcosa d’altro.
Il presupposto di queste argomentazioni è che gli italiani, definiti come “Un popolo di poeti, …di santi, di pensatori…. e navigatori,…”, non si concentrino solo sullo ”styled in Italy” ma sul “made in Italy” e che quindi, tornando alla definizione dell’italiano, “navighino” per vendere articoli che non siano prodotti da altri ma dalle nostre aziende, da noi.
Lavorando
sui diversi fattori competitivi possiamo riappropriarci della produzione vera:
il mercato, oggi, vuole risposte che solo a queste condizioni siamo in grado di
fornire.
Il 15 dicembre scorso ha “fatto centro” l’intervista di Andrea Crespi, ceo di Eurojersey S.p.A., a “Il Post in Fabbrica”, trasmissione per la promozione del manifatturiero nata dalla collaborazione tra Unimpiego Confindustria e RTL 102,5. In brevissima sintesi, rivolgendosi in particolare ai giovani, Crespi dice: “lavorare nel tessile è figo”. Il settore è estremamente sfidante e non dobbiamo più pensare soprattutto riferendoci alla produzione, alle mani sporche, immagine con la quale l’ultima generazione si è forse allontanata dal settore.
Sottoscrivo. Pensiamo alla R&D, ai nuovi materiali, alle nuove performance, ai nuovi processi, alle nuove necessità del mercato.
La filiera tessile e meccanotessile sta vivendo un momento di grande cambiamento.
Filo conduttore di questo cambiamento è il legame tra tradizione, ricerca, creatività, nuove tecnologie e sostenibilità. La nostra filiera ha un valore e una stima (ancora) indiscussa a livello globale. Un ruolo di leadership non soltanto in termini di qualità e performance di prodotti e processi produttivi, ma anche per l’attenzione crescente data dai protagonisti del settore al tema cruciale della sostenibilità.
La domanda c’è: aziende innovative e sostenibili,
hanno da subito captato ed economicamente interpretato l’accelerazione
esponenziale del cambiamento, la “nuova rivoluzione industriale” in corso, che
segue la prima (XIX° sec.), la seconda (a cavallo tra XIX° e XX° sec.) e la
terza (metà del XX° sec.). I fatturati lo dimostrano e i fatturati sono la
linfa vitale di qualsiasi azienda. Aggiungo che anche i “margini” lo dimostrano,
perché le leve dell’innovazione e della sostenibilità sono un fattore
competitivo trainante per garantire all’imprenditore-innovatore anche
margini di profitto più alti, giustificati dagli investimenti effettuati in
R&D per innovare e “differenziarsi”.
“Responsabilità” è un’altra parola che è riaffiorata:
responsabilità ambientale e sociale delle aziende. In questo percorso virtuoso (anche
per le aziende in quanto ci sono ottime possibilità di extra-profitto) ci sono
imprese, enti e piattaforme che stanno accompagnando le aziende tessili.
“Formazione”: strettamente connessa alla
responsabilità dell’azienda. Nuove figure professionali sono necessarie, come
il tech sustainability manager o il textile innovation & new material
manager. Non solo nuove figure ma formazione per tutte le persone che
abbracciano il progetto azienda. Si, l’azienda è fatta di persone: se una
persona condivide i progetti, è coinvolta in essi e si sente valorizzata, sarà
molto più produttiva, perché si toccano corde che non sono quelle del “dovere”.
Si parla di risorse umane e di capitale umano: l’importanza delle persone è
centrale, per poter essere davvero una risorsa e un capitale umano da integrare
con la visione e gli investimenti dell’imprenditore.
“Imprenditore”: mi piace parlare di imprenditore e non di titolare. Trovo che i due termini abbiano, oggi, connotazioni molto diverse: così nuova e visionaria la prima, così antica e miope la seconda. Non tutti i titolari sono imprenditori. L’attività coordinatrice dell’imprenditore è attualissima, si usano inglesismi o termini trendy per dire ciò che dovrebbe essere insito nella sua attività e definizione: coordinare attività, processi, macchinari, capitali, persone.
“Mismatch” tra domanda e offerta di lavoro: il mismatch, la mancata corrispondenza, è dovuto da un lato all’alto tasso di abbandono della formazione, ricerca e produzione tessile negli ultimi anni, dall’altro all’emergere di figure professionali nuove, da preparare ex-novo.
Chiave di volta nella costruzione del nuovo tessile sono gli ITS, Istituti Tecnici Superiori post diploma.
Un solo numero per valutarne l’efficacia: circa il 90%
degli studenti di un corso ITS è inserito in azienda già a fine corso. Più di
una qualsiasi facoltà universitaria, se consideriamo l’aderenza dell’occupazione
al preciso indirizzo degli studi. Ritengo che un tale exploit sia da attribuire alla vicinanza degli ITS alle aziende e al mercato attuale, trattandosi di corsi tecnici non fini a se stessi. Il mercato richiede, le aziende promuovono e gli ITS formano.
“Tracciabilità” di tutta la catena produttiva. Il QR Code può, ad esempio, essere una soluzione. Il “cliente evoluto”, che si sta facendo nuovamente spazio nel mercato, vuole verificare la coerenza dell’informazione ricevuta con il prodotto acquistato. Nel campo della sostenibilità, ad esempio, un cotone assolutamente bio-eco-super-extra-cert può essere trattato, tinto o stampato con prodotti che di ecologico non hanno nulla. La tracciabilità serve a collegare gli elementi della catena verificandone la coerenza con l’informazione ricevuta. Il consumatore di oggi ha una facilità di accesso all’informazione molto ma molto maggiore rispetto solo a qualche anno fa. Il digitale è fantastico, utile, redditizio, …. per tutti gli anelli della catena: è un fattore con il quale fare necessariamente anche i conti.
E la Blockchain?
Ha a che fare con il Made in Italy, la contraffazione, la tracciabilità. Made in Italy nel mondo è sinonimo di creatività, elevata qualità, mix di heritage e innovazione.
La contraffazione è costituita da quelle piccole e grandi truffe che creano un danno economico rilevantissimo (32 miliardi secondo l’Ocse) non solo alle maison ma alle PMI.
Nella filiera tessile-abbigliamento il ricorso alla blockchain può rappresentare una vera e propria svolta, una soluzione per garantire quella tracciabilità che è sinonimo di affidabilità e qualità, evitando ogni rischio di contraffazione. La tecnologia digitale della blockchain permette una tracciabilità di tutta la filiera. E’ un sistema capace di certificare la correttezza e la trasparenza di ogni operazione: ogni transazione deve essere certificata dall’intera catena.
Nft: acronimo di Non-Fungible Token. Sono certificati che attestano l'autenticità, l'unicità e la proprietà di un oggetto digitale: un'immagine, un video, un brano musicale, un tweet ma anche un abito o una borsa. Non fungibile significa appunto unico. Sono registrati in una blockchain e non possono essere scambiati o copiati: sono rappresentativi di qualcosa di unico e ne attestano la proprietà. Forse è comodo vederli come un link. Quasi tutti gli nft sono presenti sulla blockchain della piattaforma Ethereum®.
Negli ultimi mesi molti artisti hanno mostrato grande interesse verso questo fenomeno e hanno utilizzato gli Nft per monetizzare, vendendo beni digitali. Gli nft possono infatti essere acquistati su diversi marketplace. Si parla di tokenizzazione dei contenuti, di prezzo dell’nft e di royalties all’autore.
Non mancano le critiche: inutilità,
facilità di copiatura, attuale assenza di regolamentazione giuridica, rischio che il
venditore non corrisponda al creatore dell’opera o lo faccia senza il relativo
consenso. Penso alla borsa Birkin® e alla vendita che l’artista americano M. Rothschild
ha fatto delle sue creazioni digitali Nft chiamate Metabirkin®, ispirate
all’originale, nonché alla querelle legale in corso con la maison Hermès. Tutela
del marchio? Diritto di fare arte? E’un esempio del possibile conflitto tra
i titolari dei diritti di proprietà intellettuale e i creatori di nft che
incorporano i diritti di esclusiva altrui.
Metaverso: è una realtà virtuale, dove si è rappresentati dal proprio avatar. Non sono necessarie competenze informatiche per entrarci: lo si fa attraverso molteplici piattaforme. E’ un universo digitale: pensiamo a piattaforme di gaming come Fortnite® e Roblox®, attraverso le quali varie maison hanno spiccato il salto nel metaverso. Ma nel metaverso ci sono anche team building, applicazioni medicali, simulazioni dell’efficacia di un punto vendita o di una campagna di marketing, realtà aumentata e relative user experiences ….
I più noti brand fanno da apripista
nel passaggio da mondo fisico a mondo virtuale: la pandemia ha accelerato la
tendenza allo sfruttamento delle opportunità digitali.
Ha luogo di recente la prima MVFW®, Metaverse Fashion Week, nell’universo virtuale di Decentraland®.
Fashion brand del lusso e del fast fashion, designer, department stores, retailer e artisti, offrono un’esperienza coinvolgente in un luxury district virtuale ispirato alle più conosciute vie della moda. Esistono nel metaverso kermesse, format, eventi, opening party, sfilate, passerelle, collezioni, capsule collections, genderless collections, forum, conferenze, performances musicali, after party, inaugurazioni di flagship, location, indirizzi, gallerie, edizioni limitate: il linguaggio tipico di una FW reale. Gli avatar sfilano con vari outfit, alcuni dei quali possono essere acquistati e indossati dagli spettatori, ammessi senza controlli all’ingresso: quindi un mondo virtuale inclusivo, non riservato a pochi.
Molti marchi hanno comunicato la loro presenza alla MVFW, faticando non poco a fornire la posizione virtuale del loro evento: segno che l'evento, al momento, sopravanza le capacità di utilizzo dello stesso mondo virtuale, comprese quelle dei servizi di comunicazione/marketing.
D’altro canto, secondo Morgan Stanley, il mercato della moda virtuale
toccherà i 55 miliardi di dollari nel 2030: questa prima edizione della Mvfw
potrebbe solo essere l’inizio di una nuova era, a portata di click.
Il tessile e la moda sono però esperienze decisamente collegate
alla fisicità del prodotto e si fa molta fatica a entrare nell’ottica
giusta…Penso però a quanto sta facendo Nike®, registrando brevetti relativi
all’utilizzo del marchio in beni digitali…Ricordiamoci che gli avatar si devono
vestire e se vuoi indossare, sia pur virtualmente, un certo vestito o una certa
scarpa…beh, non è gratuita. Penso anche a Gucci®, che ha lanciato su Roblox® la
versione digitale della borsa Dyonisus®, resa disponibile sulla piattaforma per
48 ore e in quantità limitate. Il risultato è stato strabiliante: il prezzo ha
superato di gran lunga quello iniziale, arrivando a oltre 4mila dollari.
Ma forse si sta correndo troppo, forse è un trend passeggero, forse Metaverso e Nft sono solamente clamore, forse siamo sovraesposti e saturi, lo deciderà il tempo: leggo che Nft e Metaverso potrebbero già essere passati di moda.
Guardando Google Trends, l’interesse su questi universi virtuali sembrerebbe essere calato negli ultimi mesi. Le tendenze di Google non sono uno strumento specifico per analizzare il fenomeno, forniscono tuttavia dati interpretativi e funzionali per l’analisi della popolarità.
Certo, mettendo sul
piatto della bilancia opportunità di business, contenziosi, normativa pressoché inesistente, conseguente incertezza dell’investimento, qualche dubbio viene.
Industria/Tessile 4.0. Termine trendy e sconosciuto. Vuol
dire ripensare il proprio modello di business partendo dalla leva del digitale,
introducendo un cambio di paradigma all’interno della cultura aziendale. E’ la
4^ rivoluzione industriale: l’intento è quello di integrare i sistemi digitali
e l’automazione nei processi industriali, con l’obiettivo ultimo di migliorare
la competitività, non solo di prezzo. Si parla di rivoluzione non tanto per le
innovazioni tecnologiche, in parte già presenti, ma per la loro applicazione su
vasta scala e per il cambiamento sociale che sta modificando il rapporto di
tutti noi con il lavoro. Dopo l’esperienza vissuta tra il 2020 e oggi ne
sappiamo qualcosa.
Il digitale è rivoluzionario anche per il tessile-abbigliamento: penso all’uso di pdf, alla fotografia digitale con opportunità e rischi connessi, ma soprattutto alla possibilità e necessità di presentare le collezioni tessili anche in rete, ottimizzando costi e tempi di risposta. Il rapporto fornitore/cliente diventa più continuo, diretto e consulenziale e si generano nuovi interessanti contatti.
Ciò avviene tramite sito proprietario, tramite piattaforme delle fiere tessili che in tal direzione si sono mosse o tramite piattaforme come B-Samply®.
I corrieri non ringraziano ma hanno
già il loro bel daffare dovuto al boom degli acquisti on-line B2C.
Ma il tessile e la moda sono esperienze fisiche legate al prodotto: è nato il phygital, l’integrazione tra fisico e digitale. Del resto anche le fiere di settore hanno adottato un marketplace per ovviare alle difficoltà pandemiche e creare una proposta tessile non solo virtuale ma più accessibile, continua ed economica.
Tornando a B-Samply®, l’idea è stata a mio giudizio geniale.
La start-up nata
nel 2017 a Los Angeles è in deciso sviluppo ed è stata recentemente e strategicamente acquisita da Dedagroup Stealth®. Sulla piattaforma B-Samply® sono presenti un numero sempre maggiore di brand e supplier. Si tratta di una piattaforma con relativa app, in cui
i brand possono trovare, campionare e ordinare le materie prime dei più
qualificati fornitori, mettersi in contatto con i confezionisti giusti per
realizzare le loro collezioni e gestire la vendita dei propri prodotti. Il
tutto avviene attraverso tre showroom virtuali (Source, Produce e Sell)
che, essendo totalmente digitalizzati, sono "aperti" 24 ore su 24 e
365 giorni l'anno.
Il mercato è difficile e volubile: il tessile 4.0 serve per raggiungere gli obiettivi anche e
soprattutto in un mercato difficile e volubile come quello attuale.
Il legame industria tessile-tecnologia digitale può rappresentare la svolta per molte realtà imprenditoriali.
Esiste un piano nazionale di Incentivi Industria 4.0
per l’industria tessile e della moda che riguarda l’investimento in beni
materiali e immateriali, ricerca e sviluppo, formazione. L’importanza di tali
investimenti è centrale e dal mio punto di vista gli incentivi in questo senso
sono necessari, basti pensare alla differenza che c’è tra una spesa e un investimento: non possiamo mettere spese e investimenti sullo stesso piano, è un problema di
priorità... ma non intendo entrare in questo tipo di considerazioni. Trattandosi di tecnologie applicabili anche alla sicurezza, l’Inail prevede
agevolazioni fiscali al riguardo.
Esempi di tecnologia 4.0 applicata al tessile Made in Italy:
• Intelligenza
Artificiale: si applicano algoritmi di machine learning nei processi
produttivi, nella gestione automatizzata dei macchinari, nella manutenzione
predittiva degli stessi. In pratica, si tratta della capacità dei macchinari di
prendere decisioni e non più limitarsi all’esecuzione di comandi. E’ il passo
successivo all’automazione. Questo permette di avere una produzione più
efficiente e flessibile, monitorabile in tempo reale anche da remoto. In
concreto, pensiamo a un cutter intelligente che riconosce un tessuto, adegua la
velocità di taglio e richiede l’affilatura autonomamente quando necessario.
Disponendo di un parco macchine 4.0 i vantaggi sono evidenti in termini di diversificazione,
pianificazione, sicurezza, efficienza energetica, sostenibilità ottimizzazione
costi, controllo in tempo reale della produzione con segnalazione guasti e
interruzioni, condizioni di lavoro, performance delle risorse umane.
• Tecnologie
di stampa digitale: produzione più efficiente con un consumo inferiore di
risorse (energia, acqua, inchiostri), maggiore flessibilità e creatività
diffusa. La stampa digitale, con l’avvento delle macchine “single pass” ha
raggiunto poi velocità inarrivabili fino a pochi anni fa.
• Big
data: algoritmi di analisi dati consentono all’impresa di prendere migliori
decisioni aziendali, tarate sulle reali esigenze di mercato. La possibilità di
gestire grandi quantità di dati permette alle aziende di prendere decisioni in tempo
reale sulla base di informazioni dettagliate. I dati che la digitalizzazione ci
offre devono necessariamente essere selezionati, valutati, condivisi.
• Internet
of Things (Internet delle Cose): l’intera azienda connessa attraverso il
web, facendo dialogare supply chain, controllo e gestione di produzione,
manutenzione predittiva per le macchine, gestione magazzino.
• Cloud:
per la gestione integrata, la razionalizzazione dei flussi informativi e la
condivisione delle informazioni all’interno dell’azienda, in sicurezza. I dati
e la loro analisi per generare valore sono tra le innovazioni rivoluzionarie e
nuove figure professionali sono in tal senso ricercate.
• Sensori smart:
parlavamo del cutter intelligente. Il calcolo preventivo dello stress che subirà
il cutter è possibile grazie alla presenza di sensori intelligenti nel cutter
stesso.
Nel tessile-abbigliamento sono senza dubbio presenti elementi di resistenza all’innovazione, all’opportunità, al fashion tech, alla sperimentazione (approccio artigianale alla ricerca), alla digitalizzazione, all’industria 4.0, agli investimenti.
Le cause della resistenza all'innovazione sono tante:
- la dimensione aziendale ridotta, tipica della nostra filiera, che spesso non aiuta nell’accesso al credito
- aziende familiari che hanno come riferimento il precedente modello di business
- il cambio generazionale in corso o appena avvenuto
- una sorta di “gelosia” nella condivisione delle informazioni, quindi l’assenza di uno spirito di rete che talvolta, anche per comprensibile orgoglio, impedisce utili aggregazioni tra diverse realtà imprenditoriali.
In una recentissima intervista, Franco Gabbrielli imprenditore
e presidente di Assopellettieri e Mipel, ha fatto notare che “piccolo è
bello” non ha più ragione d’essere, “piccolo e uniti” sì…occorre un cambio
di mentalità delle PMI italiane, per essere pronti ad accogliere il “cliente
evoluto” che si sta affacciando sul mercato.
Non sono un tecnologo né un nativo digitale, faccio parte della Gen X, confesso che questi elementi innovativi tutti in fila mi mettono lievemente a disagio. Non faccio però parte dei resistenti: mi documento con l’obiettivo di aggiornarmi.
Il nostro settore è “maturo” nel senso che non è più basato su modelli obsoleti e non più applicabili: facciamoci quindi convincere dalla Gen Y e dalla Gen Z ad applicare nuovi modelli! La generazione Z diventa adulta, entro il 2031 il loro reddito supererà quello dei Millennial. Inoltre è orientata verso nuove dinamiche di acquisto, passando dal possesso all'accesso e non ha pregiudizi tra marche blasonate e outsider poiché alcuni temi, a suo tempo appassionanti, non fanno più breccia. Rischio e opportunità…
Sono convinto che la 4^ rivoluzione industriale è certamente complessa da accettare, soprattutto per la pre-Z generation e necessita di lungimiranza e di investimenti, di imprenditori e di tecnici.
La rivoluzione in corso è tuttavia la grande opportunità di business e di svolta per tante realtà imprenditoriali, per mantenere e incrementare quella leadership di qualità, di processo e di performance che contraddistingue la nostra filiera.

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