MOEBIUS
In altro post abbiamo parlato di sostenibilità.
Da quando si è cominciato a parlare di sostenibilità e a prestare più attenzione alla natura e all’ambiente, anche nel tessile-abbigliamento, tutti noi abbiamo incontrato una notevole quantità di simboli.
Essi, evidentemente, hanno un nesso con il riciclo o la raccolta differenziata, ma non sempre li conosciamo e non sempre comprendiamo il loro significato.
Le aziende ricoprono di etichette e di simbolini i loro prodotti e il relativo packaging ma spesso la nostra pigrizia, la nostra scarsa attenzione, la nostra non ignoranza, rende inutile il loro lavoro.
Il consumatore, di frequente, incapace di decifrare loghi e
quant’altro, elimina i prodotti non più utilizzati obbedendo a sensazioni
estemporanee, senza informarsi circa l’esatto significato dei simboli.
C’è da dire che non esistono regole universali e il riciclo segue normative e usanze locali.
Esistono tuttavia dei loghi univoci, che indicano sempre uno stesso significato indipendentemente dall’azienda che segue la raccolta dei rifiuti nelle diverse città.
Vedremo il simbolo più “di moda” e
utilizzato.
Chi ha mai sentito parlare di August Ferdinand Moebius?
Si tratta di un matematico e astronomo tedesco, che deve la sua notorietà al "nastro di Moebius", da cui nasce il logo del riciclo per eccellenza, simbolo internazionale del riciclo, disegnato nel 1971 da G. Anderson: tre frecce verdi che si susseguono in una forma circolare, formando un c.d. “nastro di Moebius”.
Indica chiaramente la circolarità, contrapposta alla linearità.
E’ diventato anche il simbolo della sostenibilità, unitamente ai loghi di altre associazioni: i simboli e i loghi hanno una funzione di garanzia per il consumatore.
Il simbolo del riciclo non è un logo registrato: il suo uso non è disciplinato da alcuna autorità ufficiale.
Per la verità è un simbolo che contiene elementi di ambiguità.
Può infatti significare che l’imballaggio o il prodotto è fatto di materiale riciclato, oppure che l’imballaggio o il prodotto è riciclabile. Ma possono valere anche entrambe le cose. Qualora venga indicata anche una percentuale, essa si riferisce alla quantità di materiale riciclato utilizzato, rispetto al totale.
Come dicevamo, il simbolo del riciclo è ispirato chiaramente al “nastro di Moebius” o triangolo di Moebius, ideato nel 1858 da August F. Moebius.
Moebius che aveva caricato questo suo disegno di un profondo significato: l’infinito. In effetti, il nastro di Moebius non è altro che il simbolo matematico di infinito modificato e reso per così dire tridimensionale.
E’ un rompicapo, una creatura matematica e geometrica che lascia sempre a bocca aperta ogni volta che lo si osserva.
E’ un esempio di superficie non orientabile, ad una sola faccia: non è un nastro comune. Quelli comuni sono superfici che, come tutte le altre, hanno sempre due facce: se camminiamo su una faccia, non possiamo ritrovarci a farlo sull’altra. Percorrendo il nastro di Moebius come fanno le formiche nella sua famosa immagine, invece, ci si ritrova “sotto” il punto di partenza semplicemente percorrendolo, senza bisogno né di bucare la carta né di scavalcare i bordi.
E’ divertente verificare con i nostri occhi questa particolarità cercando l’immagine in rete e provando a percorrere il nastro.
Anche il celebre Escher ha preso ad ispirazione il nastro di Moebius per i suoi studi e le sue celeberrime immagini.
Dietro al Nastro di Moebius, non c’è solo la matematica, ma anche la filosofia: una superficie che non ha interno ed esterno, che possiamo percorrere all’infinito senza mai capire su quale delle sue parti stiamo camminando.
L’infinito, l’interno e l’esterno, l’idea di un bordo o di una linea da varcare, sono tutti concetti filosofici oltre che matematici.
Applicati al tessile-abbigliamento.
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