MICROFIBRA
L’introduzione della microfibra è stato un punto di svolta per l’industria tessile.
Le microfibre sono tecnofibre nate in Giappone verso la fine
degli anni ’80 e sono normalmente definite come quelle che hanno titolo minore
di 1 dtex (cioè almeno 10.000 mt. di filo in un kg).
Altra definizione, a mio parere più comprensibile, usa il diametro come unità di misura: sono microfibra tutte le fibre chimiche (cioè artificiali o sintetiche) con un diametro compreso tra 3 e 10 micrometri (cioè millesimi di millimetro).
Il micrometro è detto anche micron ed ha il
simbolo μ.
Per avere qualche termine di paragone e meglio comprendere: un capello umano ha un diametro compreso tra i 50 e i 70 micrometri: il diametro della microfibra è quindi minimo 1/5 di quello di un capello. Le fibre della lana merino hanno un diametro compreso tra i 17 e i 20 micrometri. Le fibre del cotone hanno un diametro compreso tra 11 e 22 micrometri.
Un filato dal titolo così sottile è stato reso possibile dai progressi tecnologici in filatura: solo la c.d. micro-filatura può produrre la microfibra.
I fili di microfibra rendono un tessuto particolarmente sottile, leggero, soffice, morbido, flessibile, lucente, denso e coperto, versatile.
La microfibra viene applicata in svariati settori del
tessile e dai filati in microfibra nascono tessuti per abbigliamento, per
arredamento, per articoli sportivi, per tovagliati e per tutto il tessile casa,
tappeti, prodotti per la pulizia e accessori.
Il primo utilizzo delle microfibre è stato proprio nel settore delle pulizie, per realizzare tessuti sintetici morbidi, lucenti e assorbenti destinati a panni e occhialeria.
Le applicazioni si sono poi allargate ad altri ambiti, date le caratteristiche che andremo poi a indicare: abbigliamento sportivo e per il tempo libero, imbottiture alternative al piumino d’oca come Thinsulate® e Thermolite®, calzetteria, intimo, accessori, scarpe, beauty.
In questa versatilità risiede il segreto del suo successo.
Il termine microfibra non identifica la fibra ma il suo titolo.
Di conseguenza non è ovviamente possibile etichettare “100% microfibra”,
mentre diciture corrette sono, ad esempio, 100% microfibra poliestere oppure
100% microfibra poliammidica. Esistono quindi micro-fibre acriliche, micro-fibre
poliammidiche, micro-fibre poliestere e micro-fibre derivanti da altri
polimeri, ognuna con le proprie peculiarità e proprietà chimiche.
Il termine può essere utilizzato, secondo la legge di etichettatura tessile n. 194/1999, quando il titolo del filato è inferiore o uguale a 1 dtex: le microfibre sono normalmente più morbide delle altre fibre chimiche e delle fibre naturali.
Qualora il titolo sia inferiore a 0,1 dtex si parla di super- microfibre: la tecnologia ha portato a raggiungere spessori del filato nell’ordine dei micron (milionesimi di metro).
Di recente è stata
introdotta anche la nanofibra®, con filamenti fino a pochissimi micron di
diametro, dal peso specifico ben inferiore alla microfibra ma dal potere
coprente superiore, ultraleggera, dalla mano morbida e serica, performante, per
utilizzi che vanno dall’underwear al ready to wear, dal legwear all’athleisure.
Una microfibra può essere estrusa e intrecciata in molti
modi diversi, generando così effetti di colore, di aspetto e di mano diversi a
seconda della destinazione d’uso. Si possono infatti avere sia tessuti che
non-tessuti.
Se le proprietà chimiche, come abbiamo visto, sono quelle
delle fibre standard, quelle fisiche dipendono dal micronaggio.
Possiamo così riassumere le caratteristiche principali
di una microfibra:
- mano morbida
- ottima capacità di assorbimento dell’umidità e
del sudore, quindi ottima traspirazione e comfort
-
comprimibilità- rapidità di asciugatura
- facilità di tintura, ampiezza e luminosità dei
colori ottenibili
- alta resistenza e durata
- no pilling
- versatilità
- resistenza ai raggi ultravioletti: ottima solidità alla luce solare. Il tessuto non si deteriora. Inoltre trattiene il calore: caratteristica importante nella stagione invernale (si tratta della coibenza).
-
Easy care: trattandosi di fibra sintetica, le norme di uso e manutenzione sono semplici, il tessuto non necessita di prodotti specifici e salvo diversa indicazione del produttore, non si corrono rischi.- mal sopporta la temperatura, anche al lavaggio e
allo stiro (del resto lo stiro non è necessario…)
- elevata igroscopicità: assorbe con facilità i
grassi e gli agenti contenenti grassi
- intolleranza individuale alla fibra o microfibra:
ci può essere, così come per altri materiali/fibre.
- costo di produzione elevato rispetto alle fibre
di maggior titolo, dovuto alla specificità delle attrezzature e all’elevato
livello qualitativo della materia prima
- accumulo di elettricità statica: questo
inconveniente nell’utilizzo per abbigliamento diventa invece il principale
vantaggio nell’utilizzo per i prodotti destinati alla pulizia
- il tessuto è antibatterico, ipoallergenico, antifungino,
stabile, non ha odori.
Ecco qualche sintetica annotazione su alcune microfibre e relativi
marchi, naturalmente a titolo di esempio, non trattandosi di elenco esaustivo:
- Micromodal®: la polpa di legno di faggio
è la materia prima principale di questa microfibra dal diametro di 6 micron
circa, quindi si tratta di una microfibra cellulosica. I tessuti in Micromodal®,
in particolare se vengono utilizzati filati realizzati con il procedimento
Air-Jet, risultano sottili, lisci, morbidi, traspiranti, lucidi, anallergici,
isolanti, stabili e resistenti anche al pilling, di pregio, normalmente
utilizzati per biancheria intima e abbigliamento. Questa microfibra viene
spesso unita a lana, cotone e elastan per esaltare le caratteristiche proprie e
delle altre fibre.
-
Meryl® anche nella sua versione Skinlife®: Microfibra di poliammide, quindi sintetica. Proprietà antisettiche, antibatteriche, ipoallergeniche, traspiranti, ottenute elaborando la fibra con particelle d'argento. Tessuti morbidi, leggeri, resistenti, confortevoli e prestazionali. Microfibra utilizzata per abbigliamento casual, biancheria intima, calzetteria.
- Tactel®: famiglia di fibre e microfibre
di poliammide, quindi di origine sintetica, con caratteristiche diverse. Ipoallergenica,
antibatterica, non inferiore al cotone nelle sue qualità, si asciuga molto più
velocemente del cotone, più morbida della maggior parte delle altre fibre,
leggera, traspirante, resistente e duratura, versatile, di facile manutenzione.
Il tessuto realizzato con questa microfibra, con particolari caratteristiche di
capillarità ed elettrostaticità, viene utilizzato in diversi settori
dell’abbigliamento, dall’activewear al fitness, dallo sci estremo all’intimo, con
effetti molto variegati.
- Micropile: realizzato con microfibra poliestere, quindi di sintesi. Il polarfleece (pile), depositato con il marchio Polartec® e ora diventato anche il nome dell’azienda che lo ha creato, è nato nel 1981 negli Usa: ha rivoluzionato l’abbigliamento. Il micropile, penso al Polarlite®, è voluminoso ma comprimibile, morbido, di facile manutenzione, idrorepellente, traspirante, di facile asciugatura, isolante in quanto le sacche d’aria tra le microfibre hanno un’elevata capacità di ritenzione del calore.
Terinda®: microfibra di poliestere Dacron, molto leggera in quanto un filamento di Dacron è trenta volte più sottile di un capello umano, molto resistente all’abrasione e all’usura, confortevole e ben modellabile intorno al corpo. Utilizzata per capi d’abbigliamento da trekking, pantaloni, tute sportive, per abbigliamento da running.
- Micro-tencel®: microfibra da polpa di
legno di eucalipto, origine quindi cellulosica, adatta alla produzione di
articoli di abbigliamento, a partire da quelli sportivi. Scorrevole, ne
derivano tessuti lisci, sottili, morbidi, brillanti, flessibili, dall’elevato
potere coprente, traspiranti, antimicrobici, con ottime doti di termoregolazione,
di pregio.
In questo ambito è necessaria qualche parola su Alcantara®: si tratta infatti di un’icona.
Presenta alcune caratteristiche simili alla microfibra, ma
non è del tutto ascrivibile a questa categoria.
Di derivazione sintetica e consistenza simile alla microfibra, l’Alcantara® è composto dal 68% di poliestere e dal 32% di poliuretano, materiali che lo rendono duraturo e resistente. Il metodo di fabbricazione dell’alcantara è esclusivo di Alcantara spa, che ne ha registrato il marchio. Si tratta dell’azienda italiana che ha investito sulla ricerca di un chimico giapponese, creatore di questo materiale.
Il tessuto Alcantara® viene utilizzato negli interni delle automobili, nell’arredamento e nell’abbigliamento. L’Alcantara® non ha trama (come alcuni altri tessuti in microfibra) e viene prodotto con un processo particolare: il suo aspetto è quello del camoscio, ed è cangiante come il velluto. È un materiale idrorepellente, ignifugo e traspirante, ma non è facile da pulire quanto la microfibra. Soffre infatti l’abrasione e lo strofinamento, così come il vapore.
Non approfondiamo qui l’aspetto della sostenibilità ed eco-compatibilità dei filati microfibra: è sufficiente affermare che dipendono dalla fibra d’origine, dal metodo di filatura, di tessitura, dalla nobilitazione, da uso e lavaggio, insomma come per le altre fibre da tutta la catena di produzione e consumo.
Rimando a quanto già scritto sulla sostenibilità: ciò che cambia, in questo caso, è solo il diametro della fibra.
Particolare attenzione, da
questo punto di vista, va riposta nell’uso della tecnofibra elastan, fibra
sintetica non biodegradabile e difficilmente riciclabile che normalmente viene
utilizzata a supporto delle altre fibre e microfibre: troviamo questa fibra
praticamente ovunque.
Sto pensando che nel mondo dello sport si parla di “seconda pelle tecnologica”, cioè di tessuti climatici, che imitano l’epidermide e di “layering”, cioè il concetto di vestirsi a strati.👍🏃
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