INNOVAZIONE

 

Dopo aver parlato di Heritage, la parola più strettamente connessa è Innovazione.




Si tratta sempre di una chiacchierata, di una scintilla per accendere personali approfondimenti: non ho alcuna pretesa di forma o di completezza.

Non sono un tecnico e mi interessa esclusivamente tessere un un puzzle di parole, concetti, esperienze, convinzioni.

Dizionario alla mano: nella sua accezione più generale è la fase conclusiva e fondamentale del processo di crescita economica e tecnologica dell’impresa.



Il processo viene avviato da invenzioni o scoperte e quindi l’innovazione è strettamente connessa alla ricerca e sviluppo. E’ la dimensione applicativa di un’invenzione o di una scoperta. Nasce dalle idee innovative e dalle persone.


Si presenta sotto varie forme: nuovo prodotto, nuovo processo produttivo, nuove forme di organizzazione industriale, nuovo mercato di sbocco, nuove materie prime o semilavorati. 



Viene considerata variabile economica esogena: non è cioè subordinata all’andamento dell’economia ma, seguendo il proprio sviluppo, può diventare fattore trainante in grado di garantire un extraprofitto all’imprenditore-innovatore.



Costituisce quindi uno dei principali fattori dello sviluppo economico. Questa definizione “veste” perfettamente anche il nostro tessile.

Tra i sinonimi troviamo: ammodernamento, rinnovamento, svecchiamento, cambiamento, modifica, trasformazione, addirittura rivoluzione.


Nel tessile l’innovazione può essere radicale, quando un filato o un tessuto è in grado di offrire performance e possibilità di utilizzo completamente impensabili rispetto alle precedenti soluzioni o incrementale, qualora un filato o tessuto sia un miglioramento o ad un adattamento di un qualcosa che già esisteva. E’ connessa ai materiali, ai trattamenti, alla performance del tessuto, ai processi, ai modelli di business, ai servizi, al “made to measure” cioè alla risposta a una specifica richiesta del cliente.



Pensiamo a tessuti e trattamenti innovativi, solo a titolo di esempio: traspiranti, protettivi, che monitorano i parametri vitali, health-care, anti-virali, anti-uv, anti-magnetici, massaggianti, easy-care, tessuti dinamici che cambiano colore in funzione dell’ambiente esterno, tessuti reflective che reagiscono a fonti di luce diretta nella notte, heat-reactive, water-reactive, tessuti glow in the dark, tessuti green, bio-based, riciclati e riciclabili, da filiere speciali, ….

Altre parole correlate all’innovazione tessile sono: supply chain, filiera, verticalizzazione, flessibilità, rapidità, performance, qualità, valore, nobilitazione, heritage, trasversalità nell’origine e nei mercati di sbocco, sostenibilità (tecnica, ambientale, sociale, economica), certificazione, formazione.

Quindi un’azienda della filiera tessile con supply chain corta o controllata, flessibile, rapida nelle risposte, con filati o tessuti di valore, trasversali per la loro origine e destinati a molteplici mercati di sbocco anche grazie alla nobilitazione.

Il know how può essere dedicato con crescente successo anche all’esplorazione di mercati diversi da quello abituale, siamo sempre nell’ambito della flessibilità.

I tessuti poi, al di là del “green-washing” dilagante, sono sempre più sostenibili in termini tecnici, ambientali, sociali ed economici e necessitano di una certificazione terza che ne attesti l’effettivo valore sostenibile e innovativo.


Non si tratta di un’azienda ideale: nella filiera tessile, di fronte ad una crescente domanda di innovazione gli attori si stanno muovendo in questa direzione, ognuno con la propria reattività e velocità: gli obiettivi sono fissati e gradualmente saranno raggiunti. 

Naturalmente chi prima arriva…



Riferendomi all’innovazione e sostenibilità, lo stato di necessità e il fashion system stanno remando nella stessa direzione: la sostenibilità oltre che essere in primis un imperativo ambientale e sociale, è indubbiamente anche “di moda”.



Mi viene voglia di approfondire un po’ il tema della sostenibilità, ma ce ne occuperemo in una prossima occasione.

Un tessuto, per essere venduto, deve essere adeguato all’uso, appetibile, deve generare curiosità grazie al contenuto innovativo ecc., ma proprio per questo deve essere anche spiegato e valorizzato.

La responsabilità non può essere lasciata alla sola comunicazione aziendale: il nostro ruolo di “commerciali” necessita di essere valorizzato, con un’adeguata formazione che si affianchi alla passione e alle preesistenti conoscenze.

In un mercato in cui l’innovazione e la performance sono fondamentali, il ruolo commerciale è ancor più importante in quanto trasmette al mercato, in modo comprensibile e senza eccessivi tecnicismi, ciò che a monte è stato studiato e creato.

Il commerciale è un anello della catena che oggi assume un'importanza superiore al passato, in quanto deve tradurre non solo in fatturati ma in trasferimento di contenuti innovativi,  in consulenza, in soluzione di problemi e in customizzazione del prodotto ciò che in passato era una vendita fine a se stessa di un prodotto standardizzato.



Insomma, utilizzando una buona dose di senso critico, noi commerciali abbiamo la necessità di trasferire l’innovazione e il valore di un tessuto che ci vengono affidati da chi il tessuto lo ha creato e certamente è più tecnico di noi.


La formazione è importante non solo per noi commerciali ma per tutte le altre persone per così dire “meno tecniche” coinvolte nella filiera tessile-abbigliamento: investimenti, ricerca, professionalità, sostenibilità e innovazione devono essere trasferiti agli interlocutori.

Credibilità, professionalità, esperienza e disponibilità vanno oltre la proposta e oltre la vendita: la responsabilità e l’impegno aumentano.


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