FILATURA e FILATO

 

La filatura è la sequenza di operazioni attraverso le quali dalla materia fibrosa si ottiene il filato; in altre parole la fibra, attraverso il processo di filatura dà origine al filato.


Il filato viene successivamente intrecciato per ottenere il tessuto.

La materia prima della filatura sono le fibre tessili:

- quelle corte – fino a 10 cm - come il cotone e la lana

- quelle di maggior lunghezza - fino a 100 cm - come lino, juta e canapa

- quelle semi-continue – fino a 500 mt - come la seta 

- quelle continue - di lunghezza potenzialmente illimitata - come le fibre artificiali e sintetiche, ad esempio viscosa continua, poliestere, acrilico, nylon.


I principali metodi di filatura sono tre:

-        filatura tradizionale, per fibre discontinue corte, medie o lunghe

-        trattura, cioè dipanatura delle fibre semi-continue

-        estrusione o trafilatura di una massa filabile, cioè filatura di fibre continue chimiche (filamenti) artificiali o sintetiche. Si ottengono quindi fili continui a sezione uniforme, che possono essere utilizzati come fili continui, o tagliati in fili discontinui della lunghezza di max. 10 cm. (fiocco) per essere sottoposti alla filatura tradizionale.

Naturalmente ogni fibra ha delle caratteristiche particolari, per cui le operazioni di trasformazione da fibra a filato possono essere diverse, ma certamente nella filatura tradizionale varie analogie sono rilevabili. Si parla infatti di ciclo della filatura tradizionale, così sintetizzato:

-         preparazione: apre, miscela e pulisce le fibre

-         cardatura: districa e orienta le fibre in un’unica direzione fino ad ottenere un nastro cardato (tops). Si parla di filatura cardata.

-         pettinatura: una ulteriore ed eventuale fase di omogeneizzazione e parallelizzazione post cardatura che si applica al nastro cardato, principalmente di cotone o lana. Le fibre più corte vengono scartate. Si parla di filatura pettinata. Produce filati più pregiati e uniformi, lucidi, meno pelosi.

-         stiratura: accoppia, mescola e regolarizza, stira più volte le fibre del nastro cardato, per ottenere lo stoppino.

-         torcitura: torce le fibre (stoppino) trasformandole in un cordone più o meno sottile, tenace e omogeneo che è il filato.


La torcitura ha due variabili fondamentali: il senso di torsione (si parla infatti di torsione s – torsione sinistra - o torsione z – torsione destra, normalmente usata ad esempio per i cucirini) e i giri di torsione (si parla di TPM cioè torsione per metro). Compattezza e resistenza sono proporzionali ai giri di torsione.

La torsione determina l’utilizzo: un filato poco torto è più gonfio e lanuginoso. Aumentando i giri di torsione il filato diventa più resistente, secco, elastico, lucente, ma tende a incresparsi. Una buona torsione, grazie alle fibre più rinchiuse, riduce il fenomeno del pilling. Una torsione troppo elevata, pur cementando bene le fibre corte, tenderà a far avvitare i capi al lavaggio…


L’esperienza aiuta nella selezione delle corrette torsioni dei filati. Una torsione ridotta è destinata normalmente ai filati per maglieria, una torsione media ai filati per ritorti o per trama, una torsione forte ai filati per ordito (chiamati filati catena o filati water se a capo unico), una torsione fortissima, ad alta elasticità per i tessuti crespi.

-         roccatura: i filati ottenuti vengono svolti dalla roccatrice e riavvolti in rocche di forma normalmente tronco-conica. Le rocche sono diverse se destinate a tessitura o tintoria: le rocche per tintoria sono “forate” per facilitare la tintura del filo.



Un filato può essere eventualmente assoggettato a trattamenti nobilitanti di:

        binatura: accoppiamento con torsione di più capi di semilavorato, per ottenere un filato più robusto e stabile, aumentando così anche il titolo di un filato.

        - lavaggio: per togliere sostanze grasse e materie estranee (alla lana)

-         ritorcitura: dalla quale si ottengono i filati ritorti, cioè a più capi, di fili anche di tipo diverso, di diverso titolo o di diversa composizione. Il filo può essere infatti personalizzato.

-         gasatura: processo industriale in cui il filato di cotone subisce un rapido passaggio a contatto con una fiamma: ciò permette di eliminare la peluria residua e donare al filato un aspetto migliore.

-         mercerizzo: trattamento chimico per dare al filo di cotone (o lino o canapa) migliori caratteristiche di brillantezza, traspirabilità, elasticità, resistenza, affinità tintoriale.

-         tintura: nel caso si necessiti di filo tinto per le successive lavorazioni

I filati hanno caratteristiche diverse in funzione del tipo di utilizzo e destinazione.


Ci sono filati per tessitura ortogonale, per tessitura a maglia, per calzetteria, per aguglieria.

Possono essere:

-        naturali: di origine vegetale come cotone, canapa e lino o di origine animale come lana, alpaca, cashmere, yak o di origine minerale come l’argento

-        artificiali (viscose, lyocell, modal, cupro, acetato) o sintetici (poliestere, nylon, acrilico, acciaio)

-        pregiati, realizzati con fibre nobili di alta qualità: cashmere, seta, lino, lana merino, cammello, alpaca

-        sostenibili: realizzati con fibre riciclate anche non di origine naturale, fibre naturali certificate, quindi filati di ridotto impatto ambientale e sociale, eventualmente miscelati in ottica di eco-design e prodotti secondo precisi standard       


- biologici: fibre naturali provenienti da coltivazioni o allevamenti che hanno osservato gli standard dell’agricoltura biologica, eliminando sostanze pericolose e impiegando metodi alternativi e naturali

-        mercerizzati: nel caso del cotone e più raramente del lino o della canapa, hanno migliore elasticità, resistenza, brillantezza, traspirabilità, igroscopicità e affinità tintoriale. Per quanto riguarda il filato mercerizzato di cotone pensiamo al Filoscozia®, un filato con marchio di qualità tutelato dal 1982.

-        lineari: regolare, pulito, tinta unica, spesso pettinato, con buona torsione. Il filato lineare camuffa con maggiore difficoltà eventuali difetti rispetto a un filato fantasia…

-        fantasia: si ottengono da torsione oppure da colori. Nel caso della fantasia da torsione, un filo costituisce lo scheletro del filato, l’anima e l’altro (o gli altri) generano l’effetto, attorcigliandosi variamente intorno all’anima.



Normalmente esiste anche un terzo filo, quello di legatura, per dare maggiore stabilità ai fili d’effetto. I filati fantasia si presentano con torsioni particolari o irregolari, spesso pelosi e gonfi, con effetti di rilievo o spessore rilevante, i colori sono spesso molteplici. Nel caso di fantasia da colore, la fantasia si ottiene introducendo diversi colori nel filo, in vario modo. 

     Del resto “melange” significa amalgama, mix, mescolanza, insieme di elementi….



Qualche esempio di filati fantasia: ciniglia, crepe, frisè, flammè, paillette, bottonato, tweed, bouclè, multicount, jaspè, melange, moulinè, brinato, moirè, vergè, glacè, burette, lurex, lamè, filati stampati e sfumati, …

Si possono creare anche blend di fibre diverse in un unico filato - c.d. mischia intima - per ottimizzarne le caratteristiche e donare al prodotto qualità uniche.

Quando si parla di un filato in mischia intima ci si riferisce quindi ad un filato composto da varie fibre.

La mischia intima viene spesso utilizzata nell’ambito delle micro-fibre, cioè tecnofibre nate a partire dagli anni ’80 con titolo minore di 1 dtex (cioè più di 10.000 mt. di filo in un kg). L’utilizzo di microfibra rende normalmente un tessuto particolarmente sottile, leggero, soffice, morbido, versatile.


Da notare che il termine micro-fibra non identifica la fibra ma il suo titolo, nato dalla micro-filatura. Infatti non è ovviamente possibile etichettare “microfibra”. Ci sono quindi micro-fibre acriliche, micro-fibre nylon, micro-fibre poliestere e micro-fibre derivanti da altri polimeri, ognuna con le proprie peculiarità.

Ma di titolazione tessile, mischia intima e di microfibre parleremo in altra occasione.😉

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